Citati e la scuola di sessant’anni fa
Lunedì 7 Aprile 2008
Oggi Pietro Citati su Repubblica supera se stesso intervenendo in difesa del “punto e virgola” e spingendosi a bollare l’omicidio dello stesso, che sarebbe in corso, come assai più grave di quello di figli, madri, padri, nonni “di cui sono pieni i telegiornali”.
Chi scrive non ha nulla contro il punto e virgola, il trattino o le parentesi (anzi spesso ne abusa); quello che non mi va giù è la pretesa di discutere delle competenze e delle conoscenze degli italiani paragonandole a quelle di un mondo che non esiste più; la pretesa -tipica di certi intellettuali- di parlare di scuola avendo in testa quella che hanno frequentato loro qualche anno fa (nel caso specifico “solo” sessanta).
Hanno ovviamente tutto il diritto di farlo, ma non possono pretendere che sia quella la cartina di tornasole per giudicare i ragazzi di oggi, la scuola di oggi.
E se Citati è giustificabile perchè a scuola non ci mette piede da tempo, non lo è chi insegna nella scuola di oggi e afferma cose del tipo: “che bello se ci fosse una legge che imponesse la buona educazione”; “[i presidi] non dovrebbero permettere che i ragazzi vengano a scuola vestiti in modo disastroso”; “benvenga [la reintroduzione del Lei], a cominciare dalle elementari dove tutto si fonda su un’idea di gioco, invece ci sono regole che vanno accettate da piccoli perché poi i ragazzi arrivano alle superiori già sformati”.
[Le citazioni sono tratte da un'intervista a Paola Mastrocola su Il Giornale del 2 Aprile 2008]


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