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Anna Chimenti e la scuola dei prossimi dieci anni

Giovedì 10 Aprile 2008 Lascia un commento Passa ai commenti

Su Il Riformista di oggi, Anna Chimenti pone una questione che a mio avviso è di fondamentale importanza: la necessità di arrivare ad un “maggiore sforzo bipartisan” per la scuola. Ovvero -più precisamente e con le parole di un recente appello- impegnarsi perchè “le decisioni sul sistema educativo di istruzione e formazione siano escluse, esplicitamente e in modo condiviso, dalla logica dello scontro politico che ha segnato questo decennio”.

L’articolo fa poi alcune proposte specifiche. In particolare sostiene che

“alla base [della crisi della scuola] c’è la mancanza di uno stesso metodo, che accompagni gli studenti dalle scuole elementari fino all’università in modo omogeneo alle esigenze del mercato del lavoro”

Tesse quindi le lodi del sistema anglossassone che è per l’appunto molto coerente e omogeneo e prepara ad affrontare alcuni dei principali ostacoli che lo studente incontrerà nell’approcciarsi al mondo del lavoro (molti test, insegnamento dei principali strumenti informatici, preparazione al colloquio…).

Personalmente, pur giudicando importante la necessità di un approccio all’education più simile a quello anglosassone, non darei un peso così rilevante a questo aspetto. La scuola italiana ha certamente bisogno di modernizzare metodi e contenuti, adeguandoli al mondo contemporaneo; però una riforma che abbia la visibilità di un decennio (almeno), come auspicato dalla stessa Chimenti, non può limitarsi all’introduzione di strumenti che riteniamo validi per l’oggi, altrimenti il rischio è che -non tra dieci ma tra cinque anni- siano anch’essi già “vecchi”.

Il legislatore dovrebbe piuttosto rendere le scuole capaci di “auto-riformarsi” quotidianamente e mettersi nelle condizioni di valutare l’efficienza e l’efficacia del sistema. Le basi di questa possibilità sono state poste con la legge sull’autonomia, che purtroppo oggi viene sfruttata solo in minima parte. Liberare queste energie dovrà essere il primo compito del prossimo Ministro.

Concludo con una curiosità: in un articolo che comincia stigmatizzando il manager Telecom che confonde Waterloo con Austerlitz è veramente buffo che l’autrice declini l’acronimo ICT con Information and Computer Technology. Qualcuno l’avverta che la C sta per Communication.

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