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"la terra gira tutti i giorni e tutti i giorni devi cambiar qualcosa"

Modello tedesco, ma non per la legge elettorale

Da ciò l’interrogativo. Quale futuro può attendere una forza politica riformista di centrosinistra asserragliata nelle tradizionali regioni rosse? Straniera nel Nord e spaesata nel Mezzogiorno? Se non riesce a parlare ai più giovani, alle classi produttive? Ai ricchi e neppure ai più poveri?

Ilvo Diamanti su la Repubblica del 16 aprile 2008

Diamanti non è da solo; tutti a dire che il Pd regge solo nelle regioni “rosse” ed è “straniero al Nord”. Io -immodestamente- voglio andare controcorrente perchè la prima impressione è che al Nord e nelle regioni “rosse” abbiano vinto i messaggi della Lega, ma anche del Pd (ancora non a sufficienza, si intende, ma si è invertita una tendenza); al Sud invece trionfa Berlusconi e va bene Casini.

Seguiranno riflessioni più approfondite, ma -se così è- bisognerà pensare ad un modello analogo a quello del centrodestra anche per il centrosinistra. Un modello tedesco (per le alleanze, non per la legge elettorale) che si ispiri all’alleanza CDU-CSU.

Il vantaggio (relativo) per il partito di Veltroni sarà che non avrà bisogno di allearsi con Bossi per prendere i voti del Nord; gli basterà continuare sulla strada tracciata in queste elezioni senza farsi prendere dal panico per la sconfitta.

Certo, questo modello fa pagare un forte scotto al centro-sud (Roma merita un ragionamento a parte) e dunque sarà necessario pensare ad una via d’uscita. Mi auguro ovviamente non passi attraverso compromessi con il potere locale più o meno legale. Potrà essere un “Pd del Sud” (ammesso che il modello federale del partito regga ai giochi di potere interni) o il sostegno a operazioni inedite che non riesco ad immaginare in questo momento.

7 Commenti »

  alfredo dell_antonio wrote @

Marco, sono d’accordo con l’idea di strutturare il modello organizzativo sulla base della geopolitica nazionale e dei “buchi neri” che si aprono nell’universo sociale. Ho raccolto l’invito di cacciari a un partito del nord. Io penso anche a un PD siciliano. Entrambi federati al PD nazionale. Sarebbero due sonde formidabili nei territori e tra le comunità locali, si batterebbero con la Lega e con il MPA allo stesso livello orizzontale, coglierebbero umori e suggestioni che potrebbero sfuggire da altri punti di osservazione, magari troppo “romani”. Penso che sul tema si aprirà un dibattito. Lo spero.

  marcocampione wrote @

Io la vedo in modo un po’ diverso. Secondo me il Pd deve essere il partito che parla la lingua del Nord e di Roma (lo sviluppo economico e non solo di cui si è resa protagonista la fa assomigliare più al Nord che al centro-sud) che si federa con una realtà (o forse più di una) che giornalisticamente potremmo definire “Pd del Sud”.
E’ questo il modello che funziona (e non il suo contrario: Pd che si federa con un “Pd del Nord” ) per due motivi:
1) perchè il Nord secondo me non si fiderebbe di una “Lega Democratica”, ma deve continuare (e sottolineo CONTINUARE visto lo sforzo fatto in campagna elettorale) a percepire il Pd come il partito che lo può rappresentare;
2) perchè per l’appunto è questo il lavoro cominciato con questa campagna elettorale e sarebbe costoso ricominciare da capo

  andrej wrote @

Sono abbastanza d’accordo, ma ho molti dubbi che una simile ipotesi possa nel breve attuarsi. Intanto come dici ci sono equilibri interni consolidati che non sono proprio spostati a nord. Ma soprattutto richiede un cambio di mentalità. Si dovrebbe cominciare a ripensare a cosa si deve intendere per questione settentrionale e meridionale.
Giocarsi di più al nord vuol dire riprendere e sviluppare una sensibilità verso i temi dello sviluppo e delle trasformazioni che sono più forti nelle regioni del nord, ma non solo. Sono temi che rispecchiano interessi sociali diversi prima ancora che geografici. E forse qui sta il punto vero della questione, che appunto non è quella del polo geografico, ma di quello politico, degli interessi che si rappresentano. Io credo che se pensiamo a nord e sud solo come questioni squisitamente geografiche, non giochiamo la carta vincente, ma ci limitiamo a metterci in concorrenza con la lega (con scarse speranze perchè ci mancano le argomentazioni di pancia proprie di Bossi & c.). Se invece il PD nazionale si pone come il partito capace di interpretare e mediare gli interessi delle realtà produttive (che sono maggiormente concentrate al nord, ma ben presenti anche in altre aree della penisola e in alcune di queste con difficoltà diverse e maggiori), mettendosi anche contro il proprio bacino elettorale, forse potrebbe davvero diventare una novità politica. La presenza di una persona come Ichino è un buon segnale in tal senso, purtroppo, veltronianamente, nel PD c’è anche l’opposto.
Se questo è vero, pensare a un partito federato (in qualunque verso tu metta la cosa PD del sud che si federa col PD, o PD nord che si federa col PD) sarebbe secondo me rischioso perché srabbe solo un marchingegno e non un fatto identitario e culturale, non sposterebbe lo zoccolo duro dell’elettorato PD che mi pare sia fatto in buona parte da dipendenti pubblici e pensionati. Paradossalmente la Bad Godesberg che dovrebbe affrontare il PD non è più tanto quella dei conti con Marx ecc., quanto quella di rivedere le ragioni del suo spostamento verso un partito che rappresenta il terziario arretrato, per correggerne la rotta

  marcocampione wrote @

Sul partito federato hai ragione. tra l’altro non è esattamente il mio pensiero.

Quello che importa è che sia il pd (quello “vero”, con segretario veltroni che ha la sua sede al loft, per fare a capirsi), sia il pd a provare a rappresentare il nord.

Diversamente -hai ragione- il giochino non funziona.

Vediamola da un altro punto di vista: Pdl e Lega non si presentano una al nord e l’altra al sud, ma entrambe al nord (poi pdl+MPA al centrosud, ma non divaghiamo). Poi prendono voti molto diversi (e questa volta sono perfino riusciti nella magia: uno ha preso i voti persi dall’altro).

Noi potremmo analogamente presentarci come Pd+Idv al nord (e a roma per le ragioni di cui sopra) e come Pd+Idv+”pddelsud” nel centrosud.

  alfredo dell_antonio wrote @

Mi sembra abbiate molta fiducia nella possibilità che il PD, senza scegliere di allestire una sonda organizzativa federata che si situi a Nord, possa farsi carico di umori e tematiche oggi raccolte a mani basse dal centrodestra. Se fosse così ne sarei lieto. Io ho qualche timore in più, e continuo a pensare che se questa “sonda organizzativa”, questo partito democratico del nord, prendesse corpo e si federasse al PD nazionale, forse le nostre chance crescerebbero, e daremmo vita a un’organizzazione politica capace di “coprire” e presidiare flessibilmente aree geopolitiche e tematiche di programma anche molto vaste.
Eppoi, naturalmente, so bene che non si tratta di mettere su un puro marchingegno geografico, ma di aggredire alcuni nodi politici essenziali: lo sviluppo, la modernizzazione, la crescita, la fiscalità, che al nord sono particolarmente sentiti, ma che sono questioni vive anche in altre parti del Paese. Penso alla stessa Roma, dove oggi l’incidenza del terziario avanzato, dei servizi alle imprese, della direzionalità e sempre più decisivo (parlo di una città con un PIL molto alto), e dove (anche perché il PD, e la politica in generale, hanno qui un osservatorio privilegiato) lo stesso PD prende il 41% contro il 33% del vecchio Ulivo nel 2006. Il tema mi sembra comunque interessante e degno di essere affrontato.

  marcocampione wrote @

@l_antonio: come ho scritto da te (credo), molto dipende dalla capacità di una classe dirigente locale di farsi classe dirigente nazionale (indipendentemente da dove abbia l’ufficio). Condizione tutt’altro che scontata.

  alfredo dell_antonio wrote @

Sono d’accordo, marco. Pochi dicono che un partito non è fatto soltanto di tessere, sedi, idee, ma anche di classe dirigente. Un grande partito fa crescere una grande classe dirigente e prepara il ricambio. Spero che questo sia anche per il PD. Una buona dirigenza politica supplisce in parte anche alla lontananza geografica, certo.


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