[Il merito, nel merito] - Ancora sul reclutamento
Giovedì 15 Maggio 2008
Nella seconda puntata di questa riflessione sul “merito” e la scuola, ci siamo lasciati con il Ministro Berlinguer che rivoluziona la formazione e il reclutamento degli insegnanti.
Lo fa peraltro con un tempismo insolito per la politica italiana: pochi anni dopo sarebbe infatti cominciato il pensionamento di un gran numero di insegnanti (si calcolava che tra il 2004 e il 2010 sarebbe andato in pensione più del 50% del corpo insegnante!), con l’occasione quindi di immettere un contingente formato e reclutato in modo nuovo e dunque pronto a “cambiare la scuola”.
Tutto bene dunque? Ovviamente no, siamo in Italia. Berlinguer stesso ha minato la sua riforma prima bandendo un “ultimo concorso ordinario”, poi sanando ope legis la posizione di alcuni “precari storici”, cedendo così ai ricatti dei sindacati e alle paure della sua parte politica.
Il Ministro era probabilmente consapevole della sconfitta verso la quale stava andando, tanto che diceva ai frequentanti del primo ciclo Siss che lo andavano a trovare preoccupati per il loro futuro, quelli che avrebbe dovuto trattare come avanguardie della “nuova scuola berlingueriana” e che spesso tali si consideravano, diceva loro “fate il concorso”.
I sindacati infatti non si accontentarono e si resero protagonisti prima della cacciata di Berlinguer, reo di voler valutare i docenti e poi della più imponente e triste lotta tra poveri mai vista. Per tutelare i “precari storici” non sanati ope legis e i precari nuovi creati dall’”ultimo concorso” da loro preteso, alzarono le barricate contro gli abilitati Siss, riuscendo di fatto ad annullare quel vantaggio che la norma iniziale aveva garantito loro.
Grazie al pensionamento di massa di cui ho detto sopra, da un paio d’anni -per ora quasi esclusivamente per le materie dove ci sono più cattedre- stanno entrando in ruolo quei docenti del primo ciclo delle Siss che decisero di non ascoltare Berlinguer e di impegnarsi esclusivamente nella propria specializzazione; entrano in ruolo quindi 7-8 anni dopo l’abilitazione. In questi otto anni sono passati di scuola in scuola, cambiandola ogni anno, senza poter programmare nessun ciclo biennale o triennale su una stessa classe. Avrebbero potuto, non avessero perso quella guerra tra poveri che non potevano vincere, applicare da subito quanto avevano appreso.
Tutto questo, badate, non è stato un problema solo per chi ha fatto le Siss, ma il sistema nel suo complesso ne ha risentito. Infatti l’incertezza con la quale hanno convissuto le Siss in questi anni, unita ad alcuni errori nella loro ideazione e gestione (eccessivamente demandata alle Università), ha impedito sia di intavolare una riflessione per correggere quegli errori, sia di dare loro credibilità e continuità. Sono state per lo più derubricate a canale a pagamento per l’accesso al mitico Posto Fisso.
Perchè mi sono soffermato sul reclutamento e sulle Siss? Prevalentemente perchè il primo è il “peccato originale” e le seconde sono una “cartina di tornasole”.
Reclutamento come “peccato originale” perchè finchè gli insegnanti saranno equiparati all’impiegato del Comune di Roccacannuccia, sarà impossibile pensare qualunque riforma del loro stato giuridico e dunque affrontare il nodo della gestione della loro carriera. Ricordate da dove eravamo partiti? il PdL Gelmini che pone la questione degli scatti di carriera automatica dell’impossibilità di licenziamento, della gestione del personale da parte dei Dirigenti Scolastici… Tutte cose che pensare di risolvere con una Legge Delega sul personale della P.A. (questo è il suddetto PdL!) dimostra una quanto meno scarsa conoscenza delle problematiche che si vogliono affrontare.
L’atteggiamento verso le Siss è invece una cartina di tornasole per il sindacato e la classe politica. Ha consentito di verificare quanto molti preferiscano un sistema precarizzato ad uno responsabilizzato e professionalizzato, quanto preferiscano difendere lo status quo, quanto preferiscano tutelare una corporazione incattivita piuttosto che aprirla ad energie nuove.
Visto che è di merito che vogliamo parlare, un’ultima considerazione generale sullo strumento del concorso. Per valutare le competenze, le conoscenze e le capacità di un futuro insegnante, secondo voi sono più adeguati un compito in classe e un’interrogazione “su tutto il programma” (questo è -stringi stringi- un concorso) o un percorso articolato lungo anni, intervallato da un tirocinio? Il primo metodo mi ricorda tanto quello di quegli studenti che si presentano alla Maturità da “privatisti”; saranno pregiudizi, ma continuo a pensare che chi frequenta le lezioni tutti i giorni sia, nel complesso, più preparato. Assai più preparato.
Ci sono altre cosette da dire sugli insegnanti, ma lo farò nella prossima puntata.
Il merito, nel merito: le puntate precedentiUno - Gli studenti Due - Il reclutamento degli insegnanti


Giovedì 15 Maggio 2008 at 11:11 am
Ciao Marco, quando ci scrivi un pezzo per Libmag?
Giovedì 15 Maggio 2008 at 11:42 am
appena arrivo all’ultima puntata potrei scrivere una sintesi. ok?