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"la terra gira tutti i giorni e tutti i giorni devi cambiar qualcosa"

[Il merito, nel merito] – L’insegnante come professionista

Cosa ci siamo detti fin qui? Riassumo per riprendere un po’ il fiato, come in quelle tappe del Giro che gli esperti chiamano “di trasferimento”. Non so voi, ma io ne ho bisogno.

Abbiamo visto che a scuola non è valorizzato il merito degli studenti, che si trovano a frequentare una scuola sostanzialmente di classe, non è valorizzato il merito degli insegnanti, che sono trattati o come missionario o come un dipendente pubblico qualsiasi, reclutati con le modalità di un dipendente pubblico, pagati meno degli altri dipendenti pubblici… Insomma, lo Stato perpetua il vecchio scambio democristiano “ti do uno stipendio di merda e da te pretendo il minimo indispensabile”.

Abbiamo visto come il Ministro che prova a cambiare questo stato di cose è Berlinguer, che però fa degli errori (errare è umano), non riesce a convincere pienamente la propria parte politica e si scontra con la rappresentanza sindacale più corporativa in circolazione (come dimostra l’atteggiamento del sindacato verso le Siss). Su questa sfida modernizzatrice Berlinguer è sconfitto e viene cacciato nel momento in cui prova ad introdurre elementi di valutazione e di progressione di carriera non automatici. Resta invece il suo nome sulla riforma (l’autonomia) che oggi consente alla scuola di non soccombere sotto i colpi dei continui cambi di governo e le incertezze del sistema politico; una riforma senza la quale oggi non avrebbe nemmeno senso stare qui a parlare.

Abbiamo detto quanto sia essenziale affrontare il nodo della formazione e del reclutamento dei docenti perchè va rimosso il “peccato originale” rappresentato dall’accesso per concorso. Se l’insegnante non è un dipendente pubblico come tutti gli altri, ma un professionista, deve essere reclutato con criteri e metodi differenti.

Fine del riassunto. Prima di proseguire, una precisazione a scanso di equivoci: se salta lo scambio al ribasso “democristiano” è vero che arriveranno stipendi adeguati alle medie europee, ma con loro finiranno anche gli scatti automatici di carriera, l’impossibilità sostanziale di licenziare (o di trasferire in altre funzioni dell’amministrazione pubblica), l’impossibilità sostanziale di valutare, il sostanziale disinteresse per i risultati raggiunti.

Il nostro professionista, dunque, si è laureato, si è specializzato e, senza superare un concorso tradizionalmente inteso, è arrivato in una scuola “liberata” dalle rendite di posizione dei suoi protagonisti. Diremo nella prossima puntata, parlando dei dirigenti, di come ci arriva in quella scuola, ma restiamo ancora un attimo sugli insegnanti.

Perchè (ricordate?) ci siamo detti che la strada indicata dal Pdl Gelmini era viziata da un pregiudizio di fondo e da una scarsa conoscenza della scuola e dei fattori che hanno portato al fallimento dei tentativi precedenti, ma non abbiamo mai detto fosse sbagliato l’obiettivo. Ci siamo detti che lo strumento utilizzato (una legge delega) non era quello giusto, ma ne abbiamo proposto uno alternativo (più impegnativo, ma definitivo): la riforma dello stato giuridico. Ci siamo detti che per non fallire era necessario incominciare dall’inizio, ma poi abbiamo cominciato, mica ci siamo fermati lì.

Ecco quindi che è arrivato il momento di dirci cosa è essenziale che faccia il nostro insegnante una volta arrivato a scuola: è necessario che venga costantemente valutato, che non si consideri una monade, ma parte di un progetto più complesso, che si aggiorni in modo continuo, che stia a scuola molto di più e che sia messo in condizione di farlo.

Prima di dirvi -nelle conclusioni- come ciò potrà avvenire, resta da dire ancora qualcosa sui dirigenti. Manca poco, un paio di puntate, abbiate pazienza.

Il merito, nel merito: le puntate precedenti

Uno - Gli studenti
Due - Il reclutamento degli insegnanti
Tre - Ancora sul reclutamento

3 Commenti »

  bazarov wrote @

Mi scuso per il ritardo, ma sono parecchio impicciato, però ho letto tutti i tuoi passaggi.
La premessa essenziale di questo mio breve intervento è che condivido ogni cosa tu abbia scritto e verosimilmente scriverai ancora sull’argomento. Quando dico che l’Italia va rivoltata come un calzino, settore per settore, e penso nello specifico alla scuola, “rivoltare il calzino” significa senz’altro “riforma dello stato giuridico”. Io non credo che il IV governo Berlusconi sia culturalmente all’altezza del “rivoltamento”. Ne ha di sicuro la forza politica – come non l’ha mai avuta – eppure non ha maturato in questi quattordici anni contenuti politici e classe dirigente adeguati al “rivoltamento”.

Il punto è, per me, un altro. I cinque anni del II e III governo Berlusconi ci hanno lasciato di buono unicamente la legge Biagi. Che è una buona legge, perché va in una direzione giusta (aumento della flessibilità in entrata), ma è insufficiente per risolvere il problema dell’anti modernità del mercato del lavoro italiano. Ora, Berlusconi neppure stavolta farà strutturali riforme dei settori gangli del sistema Italia. Però se dovesse mettere in campo quattro, cinque “leggi Biagi” nei vari campi, tipo quello dell’istruzione, segnerebbe dei punti, complicando maledettamente la vita a noi democratici. Proprio nel campo istruzione, noi per altro paghiamo un ritardo abissale. Si legga anche il nostro buonissimo programma elettorale (sono parziale – si sa) che nel capitolo scuola è largamente arretrato rispetto ad altri temi trattati con maggiore coraggio.

Allora, non voglio sopravvalutare la Gelmini, ma rispetto alla sua proposta di legge, a me viene in mente, come contro altare, la nostra ulteriore dannosa assunzione di altri 50mila incompetenti insegnati e 10mila bidelli. Questo ha fatto il governo Prodi. Se loro dovessero muoversi in una direzione diversa, pur non realizzando il “rivoltamene del calzino”, si guadagnerebbero il mio personale apprezzamento.

  marcocampione wrote @

Non sono d’accordo solo sull’ultimo capoverso.
Non è vero che i 50mila insegnanti già assunti e gli altri 50mila “assumendi” sono incompetenti.
Per due motivi: non credo esistano insegnanti incompetenti (non più che per le altre professioni), non credo che la distinzione importante sia tra “competenti” e “incompetenti”.
Il discrimine è tra “missionari” e “professionisti”, o -generalizzando con categorie che utilizzo spesso anche per altre questioni- tra “antichi” e “contemporanei”.
Se il punto è questo (vedi i diversi capitoli di questo thread per le argomentazioni), dei 150mila previsti dal Governo Prodi, quasi tutti sono “contemporanei”, specializzati e sotto i 35anni (ma ti rendi conto? nella scuola chi entra in ruolo a 35 anni è giovane!).
Non sono poi d’accordo sul fatto che Fioroni abbia fatto solo questo perchè innalzamento dell’obbligo e nuovi curricula sono cose molto importanti, ma questo è un argomento più da “addetti ai lavori” e dunque tralascio.

  baz wrote @

non sono d’accordo col me con cui tu non sei d’accordo


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