Mentre ascolto il BVZW che cita il change di Barack Obama e parla a Roma della “speranza umanistica nel cambiamento”, leggo sul blog di Francesco un bel post il cui senso è tutto nel suo incipit:
Non è bel momento. Per la politica italiana, per il paese. Sembra di fare un balzo nel passato, anche abbastanza remoto. Una sensazione strana per un trentenne. Un balzo, nel passato remoto. In un tempo fatto di antiberlusconismo bello tosto, di girotondismo. Di emergenza democratica, di difesa della costituzione, di paese diviso. Di sit in democratici come quello a cui ha aderito anche il Pd milanese davanti al Palazzo di Giustizia, lunedi 23 alle 18. Roba d’altri tempi.
Già, roba d’altri tempi questo darla vinta a chi pensa (sia esso un premier o un ex magistrato) che il destino del nostro paese sia segnato, che il cambiamento è impossibile. E allora perchè andarci a quel sit-in? Io, trentenne quasi quarantenne, indietro non ci voglio tornare: il futuro del mio paese lo voglio diverso.
E siccome credo nelle scelte che abbiamo fatto dando vita al Pd, io lunedì alle 18 vado a prendermi un gelato con i miei figli. Andrea e Giulia: sei anni in due. E meritano una sinistra capace di ribellarsi a chi la vuole ricacciare indietro




Mi sfugge l’automatismo fra la presa d’atto che a questa destra del dialogo istituzionale non frega assolutamente nulla (una scoperta non nuova, chiedere a D’Alema per maggiori informazioni) e i girotondi intorno al palazzo di giustizia.
Vorrei capire quale credibilità può avere un leader politico che, nel giro di 24 ore, e consultando presumibilmente solo i suoi fedelissimi, fa una svolta a 180 gradi con la stessa indifferenza con cui ci si cambia un paio di boxer al mattino. Io (e probabilmente pure tu) delle abilità politiche del sopracitato leader abbiamo sempre dubitato … vorrei capire gli altri, quelli del “Yes we can”, che ne pensano.
Saluti.