Le firme raccogliamole, ma…

E’ nostra ferma convinzione che il sistema universitario italiano sia in profonda crisi e che questo stato di difficoltà sia strettamente connesso al destino dell’intero paese. È necessario intervenire con una profonda riforma delle regole che sono alla base del funzionamento degli atenei e del complesso degli strumenti che garantiscono il diritto allo studio, ma siamo contrari a intraprendere in percorso del genere cominciando dalla dieta forzata a cui la legge 133 ha sottoposto le università italiane e la ricerca. [...] Data l’asprezza del confronto politico odierno, ci appelliamo a lei, nella sua veste di garante della Costituzione e rappresentante dell’ unità nazionale, e nel rispetto assoluto della sue prerogative, affinchè inviti le forze politiche presenti nel parlamento ad affrontare in modo organico la questione universitaria e ad aprire un dibattito che porti ad una riforma profonda del sistema vigente, migliorando l’organizzazione e l’efficacia degli istituti di ricerca e promuovendo la piena realizzazione del diritto allo studio.

dalla lettera a Napolitano di alcuni studenti della Bocconi.

Non per insistere, ma ecco una bella lezione di stile a chi pensa di risolvere tutto con un referendum. Sarebbe bello se -con questo stesso spirito, che parte dalla consapevolezza che così non va- anche per la scuola si procedesse in modo altrettanto costruttivo e pragmatico.

Le firme raccogliamole, dunque, ma per una bella proposta di legge di iniziativa popolare. Obiettivi? Merito, autonomia, valutazione, oltre che formazione e reclutamento degli insegnanti.

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6 comments

  1. Caro marco, vedo che hai affrontato diffusamente negli ultimi post la questione. Come qualcuno rileva, quella della Gelmini non è una riforma ma un “assestamento”. Il limite sta proprio qui, non ci troviamo di fronte ad un testo nel cui merito entrare – il che presupporrebbe una volontà di cambiamento di un sistema vicino al collasso- ma si tratta di una sforbiciata con una prezzemolata di demagogia. Scuola, sanità, servizi sociali, servizi pubblici in generale. Ben venga un governo capace di mettere sul tavolo un a riforma seria. Per capirci, una riforma alla Ruberti… molti non la condivisero, ma – bella o brutta- proponeva una visione dell’università e una sua trasformazione profonda. Attenzione, non si tratta di dire lasciamo tutto com’è (questo effettivamente è il limite del referendum abrogativo) ma se non si pone argine a questa azione di distruzione del pubblico, avremo ben poco da cambiare e molto, semplicemente, da chiudere. Un bimbo che nasce quest’anno non è detto che abbia la possibilità di andare ad una scuola pubblica tra sei. Il che un pò mi preoccupa.

  2. Tra quei “qualcuno” ci sono anche io. La prima (e ultima) obiezione da fare alla gelmini è proprio quella di non aver fatto le riforme che servirebbero per raggiungere l’obiettivo di un cambiamento radicale della scuola.

    Perchè, vedi, io non penso che ci si debba opporre solo in parlamento, ma penso che ci si debba opporre (in parlamento e nella società) dicendo senza giri di parole che la scuola così com’è fa schifo. Ed è proprio questo suo fare schifo a rappresentare il primo ostacolo al fatto che chi nasce oggi potrebbe non avere la possibilità di non andare ad una scuola pubblica. Questo, non i tagli di tremonti.

    O noi impostiamo la nostra opposizione così oppure la conseguenza è che quando torneremo al governo rimetteremo lì uno che ci capisce poco e fa ancora meno. Ed è la migliore delle ipotesi, perchè il rischio vero è che non ci torniamo più al governo…

  3. Marco, lanciamola sta proposta. Facciamone un commento collettivo. Al posto del referendum, una bella proposta di legge di inziativa popolare per la riforma della scuola. E raccogliamo firma a quintalate. La si presenta in Parlamento e vedremo che faranno. Poi, se proprio non succede nulla, si può fare il referendum (abbiamo tempo fino a settembtre del 2009 per raccogliere le firme, cribbio). Così si fa crecere il movimento, così si passa dalla protesta alla proposta. Così si fa un solido partito democratico.
    PS Te l’ho detto anche da noi: ti sei perso un link nel tuo blogroll, o no?

  4. Dai Marco, ma quali scuse…Com’era la canzone di gaber: “Perdo i pezzi e non è per colpa mia…”. :-) Tutto a posto. Anzi, oggi facciamo outing pure noi su sta storia del referendum (che, detto fra noi, anche dalle parti de l_antonio “pare na strunzata”!).

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