Su Il Riformista di oggi trovate un’intervista al Ministro Gelmini che precisa, chiarisce e soprattutto promette che nel secondo quadrimestre le cose cambieranno: si potrà dare il 5 in condotta non solo a chi viene sospeso per 15 giorni, come previsto dalla circolare appena emanata (evidentemente da una sua omonima).
Sullo stesso giornale compare anche una lettera di un professore che spiega come con il regolamento attuale a nessuno verrà dato il 5 in condotta e sembra lamentarsene. Vorrei chiedere: quando si veniva rimandati in tutte le materie prendendo 7 in condotta, quanti erano gli studenti a prendere 7? Potrei sbagliarmi, ma secondo me si potevano contare sulle dita di una mano. E scommetto che erano anche stati precedentemente sospesi per un bel po’ di giorni…
Mi sembra che si stia facendo tanto rumore per nulla: quello della condotta resta un provvedimento inutile semplicemente perchè chi verrebbe bocciato per la condotta lo sarebbe anche per il rendimento. Il falso mito del “genio e sregolatezza” forse porta a pensare che la scuola italiana sia piena di futuri Enrico Fermi che prendono a sassate la finestra della classe, ma io dubito che le cose stiano così. E poi siamo sicuri che sia giusto bocciare uno che -con la media dell’8- prende a sassate la finestra della classe? Qui non c’entra il sessantotto, ma piuttosto il buon senso.
Per ristabilire un clima di fiducia reciproca tra scuola e famiglie, in quella stessa intervista Gelmini propone un sms ai genitori di chi “marina” la scuola per più di dieci giorni (ora si fa una telefonata dopo tre giorni, ma evidentemente il Ministro non lo sa) e di consentire ai Dirigenti scolastici di mettere le telecamere nelle classi (altra parziale marcia indietro, dunque, dopo le accuse di volersi atteggiare a Grande Sorella).
Penso però che il Ministro abbia ragione sul punto che i problemi della scuola italiana nascono anche da quella frattura tra scuola e famiglie. Gli insegnanti considerano i genitori i sindacalisti dei loro figli (e dunque li considerano inutili se non dannosi) e i genitori considerano gli insegnanti dei lavativi (e quindi non si fidano).
Per rompere questo gioco al massacro reciproco, suggerirei al Ministro una soluzione meno tecnologica degli sms e delle telecamere, ma forse più efficace: potrebbe cominciare col chiedere al suo collega Brunetta di tacere. Ogni tanto.
