Archivio Mensile: maggio 2009

Non mi hai convinto, Dario

Quando ho scritto questo post, non avevo ancora letto l’intervista a Franceschini su la Repubblica di oggi. Dopo averla letta (grazie a Luca) mi sento in dovere di chiarire il mio pensiero.

Dice Franceschini, replicando a Rutelli e Chiti che gli chiedevano di cambiare idea sul referendum:

Che partito sarebbe un partito che cambia idea, ripeto: dopo aver a lungo discusso, solo perché il premier distrattamente ha detto a Varsavia che sosterrà il Sì.

E più avanti, rispondendo a una domanda su Di Pietro, aggiunge:

Ma se uno cambia idea come riflesso condizionato per le parole di Berlusconi dopo aver raccolto con entusiasmo le firme per i quesiti, come ha fatto proprio Di Pietro mica noi, beh c’è un problema irrisolto con la politica.

E su questo sono totalmente d’accordo: non è un argomento per il “No “quello che si richiama alle posizioni di altri (anche se “altri” è Berlusconi). A futura memoria mi permetto solo di aggiungere che vale per il referendum, ma vale anche per tutto il resto: politiche di contrasto all’immigrazione clandestina incluse, tanto per fare un esempio.

Fin qui concordo con il mio segretario. Mi permetto invece di dissentire su quanto Franceschini afferma nel merito del quesito referendario.

La domanda alla quale gli italiani devono rispondere il 21 giugno è la seguente: volete abrogare la legge porcata, quella che sottrae agli elettori il diritto di scegliersi non solo i partiti ma anche le persone da mandare in Parlamento? Togliendo di mezzo la politologia, chi ha contrastato con durezza quella norma non può che rispondere Sì.

Le cose non stanno così. La legge attuale sottrae effettivamente agli elettori il diritto di scegliersi non solo i partiti ma anche le persone da mandare in Parlamento.

Peccato però che la sostituisca con una legge che sottrae agli elettori la possibilità di scegliersi quel poco che possono scegliere oggi, i partiti, lasciandoci unicamente la possibilità di scegliere le coalizioni.

A prescindere da cosa ne pensa Berlusconi a me non sembra una gran cosa.

Stralci da un editoriale che sottoscrivo

Multietnico, multirazziale, multiculturale: sono termini che hanno significati diversi. Non c’è alcun dubbio, per esempio, che l’Italia sia un paese dove convivono, e sempre più dovranno convivere, etnie diverse. Da questo punto di vista ha ragione Fini: è quasi aritmetico rilevare che è un paese pluri-etnico, e che dunque ha bisogno di un grande e paziente esercizio della tolleranza e dell’integrazione verso lo straniero.

[...]

Accusare Maroni di respingere i clandestini è una contraddizione in termini. Se sono clandestini, è ovvio che vanno respinti. Altrimenti che senso avrebbero tutte le giaculatorie sulla lotta al traffico degli esseri umani? Piuttosto il problema è un altro: si può respingere solo quando c’è un Paese disposto a riprendere. Maroni è riuscito a evitare qualche sbarco non quando ha fatto la faccia feroce, o ha creato il lager a cielo aperto di Lampedusa. Ma solo quando la Libia ha accettato un accordo, come fece l’Albania ai tempi del centrosinistra. La soluzione è sempre diplomatica, non muscolare. E costa. Ma l’unica politica possibile è fermarli prima che partano, o riportarli nel Paese di provenienza prima che sbarchino.

[...]

Su un punto però, di non minore importanza, la sinistra è meglio posizionata della destra. Più si chiudono i confini ai clandestini, e più si devono integrare e rispettare gli immigrati che già sono da noi. I respingimenti ai confini non possono convivere con il razzismo all’interno. Perché si innesca una miscela esplosiva. Tutta l’agitazione leghista (medici-spia, presidi-spia, autobus segregati, guerra alla libertà di culto degli islamici) è pericolosissima perché rende impossibile la convivenza con le etnie che già ci sono in Italia. Dunque, lungi dal difendere l’ordine pubblico, lo sabota.

Antonio Polito su Il Riformista di oggi