Ignazio c’è.
Siamo quasi all’ufficializzazione: Ignazio Marino sarà il terzo incomodo, probabilmente in ticket con Pippo Civati.
Ha alcune delle caratteristiche auspicate anche da me: non è un “ex”, non soffre (credo) della sindrome “D’Alema-Veltroni”, nè di quella “Andrea Romano” (per le definizioni si veda qui).
Ieri ho ascoltato la presentazione di Bersani. Ascolterò quella di Marino e deciderò chi sostenere tra i due.
Anticipo due perplessità su questa terza candidatura (quelle su Bersani sono note), perchè sono i punti sui quali mi aspetto risposte.
La prima è la più ovvia: c’è il forte rischio che Marino rappresenti una candidatura “tematica”. E anche se il tema è cruciale (la laicità, la libertà di scelta) non credo che sia utile che il segretario di un partito sia di questa natura. Attenzione, non ne faccio un problema “tattico” (paura che esca dal Pd una parte cattolica, prendendo l’elezione di Marino a pretesto), ma squisitamente “politico”: sono contrario a candidature “tematiche”.
Lo si vede anche nell’articolo per Il Foglio che ho linkato all’inizio: l’unica parte “alta” convincente è quella lì, le altre sono deboli, banali, di circostanza. Faccio solo l’esempio che più mi ha colpito perchè conosco il tema: di scuola si parla solo per denunciare il fatto che ci sono “oltre 200 mila precari”. Un po’ poco, no? Ma su questo, ripeto, aspetto di sentire la presentazione ufficiale, nella quale le idee potranno essere sviluppate meglio.
Una candidatura “tematica” peraltro potrebbe essere giustificata solo se le altre candidature fossero scoperte su quel fronte. Ma su questo (almeno per la parte che riguarda la “libertà di scelta”) mi sembra che ieri Bersani abbia detto parole definitive: “sulla mia morte non può decidere il Sen. Gasparri”.
La seconda perplessità è sull’apparato “immaginifico” (pessimo termine, ma non ne trovo di migliori) che esce da quell’articolo. Che Guevara, Berlinguer e l’opposizione alla guerra in Vietnam non mi sembrano esattamente simboli in grado di parlare alle nuove generazioni. Ma anche su questo darei la prova d’appello al Sen. Marino.
Qualunque sarà la mia scelta (che interessa a pochi) sono contentissimo della scelta di Marino. Consentirà, infatti, al Pd di far morire sul nascere una discussione tutta incentrata sulla dicotomia Vecchio/Nuovo o – peggio – Pd vero/Pd finto che alcuni (sbagliando) ci volevano imporre.
Ci consentirà – spero – di sopravvivere al 25 ottobre e salutare con gioia l’alba del 26.
sono perfettamente d’accordo con te…spero anche io che la candidatura di marino riesca a riportare l’accento sulle cose…e spero che Bersani faccio un po’ di riformismo vero nel suo programma…