Malascuola: il libro che avrei voluto scrivere io

malascuolaGrazie al mio amico Gianni Gandola (lui ne parla qui) ho scoperto un libro che contiene molte delle proposte che i miei venticinque lettori hanno trovato da queste parti. Parlo di Malascuola, di Claudio Cremaschi, edizioni Piemme, 17,50 €.

L’autore immagina di essere Ministro dell’Istruzione e ci presenta la “sua” riforma. Non su tutto concordo, ovviamente, ma per la prima volta mi sono trovato di fronte ad una narrazione di una scuola possibile nella quale mi ritrovo moltissimo, a cominciare della scelta di un registro informale, ma non superficiale. Scelta rischiosa, ma a mio avviso perfettamente riuscita.

Se vorrete seguirmi, proverò a sintetizzare i contenuti del libro e a dirvi perché voterò certamente per il governo che proporrà Cremaschi come Ministro della Pubblica Istruzione.

Cominciamo però dai “rilievi”. Oltre a quelli mossi da Gandola (con i quali sostanzialmente concordo),  ne aggiungo alcuni miei.

  1. Il testo è stato evidentemente chiuso prima dell’estate e – forse per consentirne la pubblicazione prima dell’inizio dell’anno scolastico, forse per evitare all’autore di dover “criticare” eccessivamente  l’attualità – non rivisto alla luce di alcuni dei provvedimenti emanati dal Governo (penso in particolare alla riforma della secondaria superiore).
  2. Il testo a mio avviso non riconosce a sufficienza i (pochi, ma sostanziali) meriti dei “suoi predecessori”. Quasi nessuna delle cose che lui propone, ad esempio, non sarebbero possibili senza l’Autonomia scolastica, voluta da Berlinguer. In realtà nel testo questo viene riconosciuto, ma senza mai attribuirne il merito all’ex Ministro.
  3. Trovo che sia lasciata troppo ai margini tutta la questione della formazione professione e che sia sbagliato lasciare ai corsi regionali solo gli ultimi due anni dell’obbligo (dai 15 ai 17 anni, nella sua proposta).
  4. Nel merito delle proposte, non condivido il mantenimento – nel ciclo di base – della distinzione tra Primaria e Secondaria di primo grado. Ovviamente non mi dilungo in questa sede nelle motivazioni di questa mia affermazione, ma mi limito a dire che quel “salto” rappresenta a mio avviso uno dei punti più problematici dell’intero sistema.
  5. Cremaschi, infine, non affronta se non marginalmente (e senza fare proposte) la questione del reclutamento. Non è a mio avviso la più importante delle riforme da fare, ma – nello scrivere un libro così – a mio avviso non si può sottovalutare questo aspetto e non prendere atto dei limiti delle modalità attuali per reclutare il personale docente.

Fine dei rilievi, almeno da parte mia: ora posso dedicarmi alle parti che ho maggiormente apprezzato.

Dal punto di vista del metodo, l’autore fa due scelte che secondo me sono la chiave del potenziale successo di un libro così: 1) lo sforzo di inquadrare in un disegno organico tutta l’impalcatura, visto che non si può procedere per compartimenti stagni ma bisogna avere chiaro il quadro generale se si vogliono evitare errori ed improvvisazioni; 2) la scelta di riassumerci sempre i dati di partenza: si richiamano spesso i “numeri” (sarà la comune formazione scientifica che ce li fa apprezzare tanto?), in particolare riferendosi a dati OCSE e al più importante lascito dell’ultimo governo Prodi in tema di istruzione, il libro bianco sulla scuola.

Ma veniamo alle proposte concrete. Fatte tutte discendere da una premessa: risparmiare si può. Anzi da due premesse: risparmiare si può E si deve, ma a patto che i risparmi siano interamente reinvestiti “per il miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza del sistema scolastico e formativo”.

Già, ma per fare cosa? La proposta ha alcuni obiettivi precisi; ne riprendo alcuni:

  • formazione iniziale e in servizio: Cremaschi non si sofferma molto, ma qua e là si trovano alcune “perle di saggezza”, che mi fanno ipotizzare un approccio alla questione assai condivisibile; come quando dice che “occorre selezionare le persone più preparate, formarle, stimolarle, valorizzarle, verificarne i risultati, premiare le performance migliori” al fine di avere “non il maggior numero di insegnanti, ma i migliori insegnanti possibili”, oppure quando sottolinea come oggi si usano strumenti di selezione “rozzi e inefficaci” quali il concorso, “quasi esclusivamente basato su competenze disciplinari e non sufficiente a decidere se il vincitore sarà, oppure no, un valido insegnante”;
  • progressione economica dei docenti, con esplicito riferimento al raggiungimento dei livelli europei (il sottotitolo del libro parla di “raddoppiare lo stipendio ai docenti”), non automatica, ma subordinata alla valutazione;
  • valutazione, affidata a un mix di attori analogo a quello che avevo proposto qui: dirigente, comitato di valutazione e “griglia di elementi il più possibile oggettivi, concordata per contratto, basata anche su elementi di valutazione espressi dagli utenti”;
  • carriera docente con tre livelli: junior, esperto e poi una carriera o nello staff del dirigente scolastico o come docente master; i passaggi da un livello all’altro avvengono in parte su selezione interna alla scuola, in parte su selezione esterna (il passaggio a docente master è immaginato per concorso);
  • ampliamento del servizio scolastico: generalizzare la scuola dell’infanzia e il tempo pieno nella primaria; obbligo a 17 anni e ultimo anno (non obbligatorio) dedicato alla preparazione agli studi universitari (4/5 materie propedeutiche all’indirizzo scelto) o alla formazione professionale; piano per l’educazione permanente;
  • piena attuazione dell’autonomia scolastica e valutazione del loro operato da parte di un sistema nazionale di valutazione;
  • aggredire il fenomeno dell’abbandono e dell’insuccesso scolastico; voglio qui ricordare che – oggi, nel 2009, non nel secolo scorso! – in Italia il 20% di chi si iscrive in prima superiore abbandona la scuola, ovvero uno su cinque: una vera emergenza nazionale di cui quasi nessuno parla! Certamente non ne parlano i cantori dei bei tempi andati, convinti che il segno della scuola di oggi sia il lassismo e il permissivismo e che non si faccia selezione: la selezione purtroppo si fa eccome! certo, spesso non in base al merito, ma al censo; ma di questo ai citati e alle mastrocola dei quali sono pieni i media italiani evidentemente poco importa;
  • adeguamento dell’edilizia scolastica: messa in sicurezza delle scuola e adeguamento di quelle esistenti e di quelle nuove alle esigenze “contemporanee”; Cremaschi parla di scuole degne di un paese civile (aule spaziose e “a norma”; scuole con tanto verde intorno, dotate di mense, spazi di aggregazione, laboratori moderni, aule di musica, biblioteche; aule con PC e Internet; uffici per gli insegnanti perchè si possano fermare a scuola);
  • riformare il calendario scolastico: settimana corta, 200 giorni di lezione dal 1° settembre al 30 giugno, utilizzo del personale docente e non docente nei mesi estivi per “attività integrative, ricreative, di orientamento, di recupero, di stage”.

E per fare tutto questo basta un decimo di punto di PIL all’anno per cinque anni! Mi si dirà che però molti insegnanti perderebbero il posto. Anche qui ci viene incontro Cremaschi, in una intervista a Fahreneit (al minuto 16′:03″) alla quale rimando, ma che sostanzialmente dice: teniamo distinto il problema del precariato (che va affrontato dal punto di vista “sociale”) dalla necessaria riforma della scuola e teniamo comunque conto che nei prossimi anni andrà in pensione molto personale che potrà essere sostituito dagli attuali precari. Su questo secondo punto in parte dissento perché sottostima il problema della mancanza di turn-over dovuto al blocco delle assunzioni.

In conclusione. Si sentono spesso ministri, politici, giornalisti e “cultori della materia”, affermare a proposito di un articolo, di un libro o di un bel discorso del barackobama di turno: “andrebbe letto in tutte le scuole”. Mi permetto di dire che Malascuola andrebbe letto da tutti i ministri, politici, giornalisti e “cultori della materia” che vogliono occuparsi di scuola.

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4 comments

  1. Grazie a Campione per la lettura attenta e per i giudizi lusinghieri. Ne approfitto per alcune risposte>: non per confutare le opinioni di chi mi legge. Ben vengano le diversità, la discussione si basa su questo. Ma per puntualizzar e punti su cui evidentemente non sono stato abbastanza chiaro. E riprendo le osservazioni di Marco, una per una.
    1. Il testo è stato scritto effettivamente nello scorso autunno, e chiuso in aprile. Peraltro confesso che non mi interessava infilarmi troppo nell’attualità contingente.
    2. Non mi interessa molto schierarmi contro la Gelmini o favore di qualcun altro, ma ragionare nel merito. I riconoscimenti a Berlinguer si possono ritrovare nel mio sostegno incondizionato all’idea di autonomia, anche se poi in Italia spesso le idee giuste restano incompiute. E restare a metà del guado spesso non dà i risultati positivi, ma peggiora l’esistente. Berlinguer ha avuto anche il merito di impostare una proposta di riordino dei cicli, troppo complicata, ma rispondente a un pensiero sulla scuola, che poi si è perso. E di tentare di ragionare sulla valutazione degli insegnanti.
    3. Non si può parlare di tutto. Ho scelto di parlare di quello che conosco meglio. Anche l’Università è rimasta sullo sfondo. Non ho certezze, l’importante è discuterne con un’idea forte di scuola.
    4. Concordo in pieno. Non mi sono occupato del riordino dei cicli. Ho solo tentato di dimostrare come si può cambiare senza rinunciare al tempo scuola, alle classi, ecc, ecc. Ma se entriamo nel merito di come “rifare” la scuola, quello che si studia, e come, avrei parecchio da dire. Sarà – forse – per un prossimo libro.
    5. Qui mi pare ti contraddici: qualche riga sotto racconti correttamente le mie proposte sulla formazione iniziale. Ovviamente sono indicazioni generali, quando sarò ministro (… scherzo!!) proporrò un regolamento ad hoc.

    Comunque sono dettagli. L’importante è che si ricominci a parlare di scuola, e che specie a sinistra,m si esa dai luoghi comuni, dagli stereotipi, dalle proteste spot.
    Alla prossima, e grazie ancora.

    1. per quanto riguarda il punto 5, nel testo c’è – è vero – una “critica” al concorso, ma non si arriva, mi sembra, a proporre una modifica del reclutamento. Il tema ad esempio della “chiamata diretta” (che so vedere contrario Cremaschi, per quanto detto sempre a Fahreneit) credo debba essere presa in considerazione (con i limiti e le cautele che ho già suggerito altrove e che non ripeto). E certamente (su questo, immagino, concordiamo) non può restare un tabù.

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