Tempo di analisi del voto del 25 ottobre. Annunziata su La Stampa e Diamanti su la Repubblica, ne fanno di interessanti e significative. Un dato che sembra evidente è che Marino ha sottratto voti più a Franceschini che a Bersani, Annunziata lo dice esplicitamente.
Mettendo insieme tutti questi dati, è dunque evidente che quello di Marino è un elettorato molto diverso da quello che si raccoglie attorno a Bersani, e al quale dunque non sembra aver sottratto granché di consenso. Molte invece le sovrapposizioni, più o meno marginali, con la base di Franceschini.
Se andiamo a vedere i programmi però, quelli di Bersani e Marino erano molto più simili di quelli di Marino e Franceschini e non solo per ciò che attiene alla sfera che per comodità continuiamo a definire della “laicità”. Perfino là dove meno te lo aspetti come per il lavoro, sul quale – pur senza sposare esplicitamente nessuna delle proposte in campo (Ichino e Boeri, le due più note) come invece fa Marino - Bersani dice esplicitamente che è per il superamento del dualismo nel mercato del lavoro e della separazione netta tra “garantiti” e “non garantiti”.
Al contrario è l’idea di partito che accomuna Marino e Franceschini ed è molto diversa dalla visione di Bersani.
Queste distinzioni su entrambi i fronti (programmatico e organizzativo) sono tra l’altro quelle che hanno giustificato la presenza di tre candidati: se Franceschini e Marino fossero stati totalmente sovrapponibili, nessuno avrebbe compreso il perché dell’impegno di entrambi. E lo stesso si può dire se lo fossero stati Bersani e Marino.
In sintesi, la mia tesi è che effettivamente Marino ha sottratto voti a Franceschini, ma non perché i due candidati fossero sovrapponibili. Il motivo è da ricercare nel fatto che in questa campagna congressuale (per motivi che in parte prescindono dai candidati in campo) il fattore dirimente per la scelta degli elettori è stato da un lato l’idea di partito (ed evidentemente ha prevalso quella di Bersani) e dall’altro il giudizio sul passato (ed evidentemente ha perso la continuità incarnata da Franceschini e bocciata da 2/3 degli elettori).
Se al contrario ci fosse stato un focus prevalente sugli aspetti programmatici, Marino avrebbe tolto voti più a Bersani che a Franceschini.
Secondo me è sbagliato confrontare iscritti ed elettori. Sono due ambiti diversi; tra gli elettori Marino è andato avanti ma non ha tolto voti a Granceschini. I miei amici e parenti che hanno votato Marino e che non sono iscritti lo hanno fatto tutti 1) per il tema della laicità 2) per la modernità – e la scelta è stata mantenuta anche quando non condividevano pezzi del programma di Marino.
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Una specie di messaggio del tipo: ci nteressa che certe posizioni pesino di più
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