Champ's Version


Il tempo più bello
Sabato 14 Novembre 2009, 12:06
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«Neppure un giorno a casa», promette sorridendo il ministro Mariastella Gelmini, annunciando la sua prossima maternità. È la tendenza fra le nuove madri professioniste o dirigenti, superimpegnate in un lavoro che le appassiona, e in grado di pagare le migliori tate: «Neppure un giorno a casa». Libere di fare come preferiscono. Tuttavia, però, vorremmo solo dire a queste donne, in amicizia, una cosa: vi perdete, in quest’ansia di tornare a “produrre”, qualcosa di molto grande. Vi perdete le vostre ore più belle. È un privilegio ormai, in questi tempi di precariato, potersi concedere di fermarsi per un figlio. È quasi un lusso. Ma a mia figlia, quando sarà grande, direi: prenditi tutto il tempo che puoi, consuma questi giorni in pace. Guardati, abbracciati il tuo bambino. Queste ore non torneranno. [continua qui]

Marina Corradi, su Avvenire

[h/t: ubik]



7 Commenti finora
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Io trovo che Gelmini volesse mandare un messaggio antiassistenzialista e in ciò ha la mia solidarietà; mi piacerebbe qualche tutela in meno per i dipendenti pubblici e per quelli a tempo indeterminato e qualche tutela in più per tutti (per esempio i giovani che vivono tra lavoro precario e partita iva)
Garantite le tutele, esistono lavori (belli) in cui le aspettative possono anche essere gestite in maniera flessibile e non come obblighi.
Con i figli conta di più il come ci si sta che non il quanto.

Comment di Claudio Cereda

se hai ragione sulle intenzioni, è il solito problema della Gelmini: non è credibile…

Comment di Champ

A me non piacerebbe affatto qualche tutela in meno per i dipendenti pubblici, che mi sembrano proprio il minimo della decenza. Cinque mesi a casa tra prima e dopo il parto, vi sembra eccessivo?
Invece, estendere i diritti a tutti, no?
E sì, sono un dipendente pubblico.
Poi, personalmente, credo che con i figli conti anche il quanto, ma questo è un parere personalissimo.

Comment di LGO

[premessa: non so Champ perché hai messo in evidenza questo pezzo, ma so che condividi quanto sto per scrivere, quindi procedo...]

Io sono preoccupato per l’andazzo delle code dalle nostre parti… La constituency catto-comunista del centrosinistra italiano è veramente anti-liberale se non, a tratti, intrinsecamente illiberale… Ma non occorre volare così altro (o così basso)… Al di là di questo “pietoso” articolo dell’Avvenire – pietoso in senso etimologico: nel suo tentativo, dichiarato dal tono della sua prosa, di suscitare cattolicissima pietas in chi lo legge – non capisco come uno, uno qualunque, possa arrogarsi il diritto di criticare il rapporto che la madre Maria Stella Gelmini intenderà avere con suo figlio/a. Quale che sia questo rapporto, è fascista (da italiano mi viene più facile che dire “è comunista”) pretendere di volerlo giudicare. Ma saranno cavolacci della Gelmini organizzare la SUA relazione di madre con la SUA prole. Ma è mai possibile che diventi oggetto di biasimo pubblico anche una cosa così privata. Sono sinceramente scosso. Ho sentito decine di critiche dal PD, in particolare dalle donne del PD, alle parole del ministro. E in questi casi – molto più che in quelli in cui il mio segretario difende Eni e sculetta i barbieri – che mi chiedo in che razza di partito faccio politica.

Comment di baz

se volevi dire che l’articolo è un po’ troppo veltroniano e che ti stupisce lo abbia ripreso concedo il punto (a proposito: bisogna che ci torniamo su questa cosa che veltronismo fa spesso rima con catto-comunismo…).

L’ho ripreso per segnalare la distanza tra i valori predicati e i valori praticati. Solo per questo.

E poi era ben scritto.

Comment di Champ

Oh, sì, saranno cavolacci suoi. Se lo fossero davvero potrebbe risparmiarsi la fatica di raccontarci come vuole viverla, questa maternità. Se invece si propone come l’ultimo modello di SuperMamma in carriera, allora scusa tanto ma è mio/nostro diritto replicare. L’unico problema è che me non mi intervista nessuno, sulla mia passata e futura relazione coi figli, su come vivo o vorrei vivere la maternità. Altrimenti avrei qualcosa da dire, forse più vicina alla realtà delle donne in questo paese.
Per dire, un po’ mi secca che i miei soldi vadano a finanziare il SuperNido ministeriale di una che neanche paga le multe quando la fermano in macchina, mentre nel mio quartiere non ci sono soldi per il nido pubblico.

Comment di LGO

Anche mia moglie, che ha appena partorito, ha fatto come la Gelmini: nemmeno un giorno a casa. Solo che a casa nostra non c’è nessuna tata e mia moglie ha lavorato fino all’ultimo unicamente perchè, da piccolo avvocato di provincia, non si poteva certo permettere il lusso di mollare l’attività neppure per un mese, pena la chiusura immediata dello studio…
Sui privilegi dei pubblici dipendenti: ma la vogliamo smettere una buona volta di andare dietro a quest’onda aziendalistica che attacca il p.i. unicamente perchè vuol sostituire tutto il pubblico (dipendenti compresi) col privato? Chi parla di “privilegi” al p.i. in genere non sa un c. del pubblico impiego, rappresentato per lui unicamente dall’impiegato stronzo e “gazzettaro” (nel senso che legge la Gazzetta dello Sport invece di lavorare) incontrato in qualche film di Alvaro Vitali e co. Le leggi sulla maternità sono uguali per il pubblico e per il privato e mille altri cd. privilegi sono, sulla carta, uguali per gli uni e per gli altri. La differenza, caso mai, è che nel pubblico questi “privilegi” (rectius: diritti) si possono fruire e si fruiscono, mentre nel privato molto spesso la loro fruizione è scoraggiata dall’azienda o rinunciata spontaneamente dallo stesso dipendente, che non vuol passare per assenteista agli occhi dei capi. Ma è un problema del lavoro privato, non del pubblico

Comment di Francesco




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