E se avesse avuto la media del cinque?

La Repubblica di oggi ha dato ampio risalto ad una notizia che viene da Rovereto: un ragazzo di 17 anni che frequenta un Istituto Tecnico ha deciso di abbandonare gli studi per andare a lavorare (con contratto interinale) per integrare il reddito famigliare dopo che il padre è stato licenziato. Ovviamente è positivo che storie come questa abbiano il giusto risalto, ma devo confessarvi che il tono di quell’articolo, come le dichiarazioni della Dirigente scolastica che ha denunciato il caso, mi hanno un po’ infastidito.

Tutti infatti si sono subito affrettati a mettere in risalto come il ragazzo fosse un “bravo studente” con una buona media: “un vero peccato – ha detto la Dirigente – perchè era bravo, con la media del sette”. E se non fosse stato così bravo? sarebbe stato un peccato minore? Il problema dell’abbandono scolastico – come ho detto più volte – è da un lato una vera e propria emergenza nazionale (peraltro, come ci dimostra anche questa vicenda, non riguarda solo il meridione d’Italia, al contrario di quello che qualcuno pregiudizialmente crede), ma soprattutto è tra le emergenze più sottovalutate.

Il modo in cui questa storia ci è stata raccontata e quello con il quale verrà presumibilmente risolta (scommettiamo? qualcuno troverà un posto di lavoro al padre e il ragazzo potrà tornare a scuola) non ci spostano di un millimetro dalla situazione dove stiamo. Ovviamente mi auguro che le cose vadano come ho previsto. Me lo auguro per quel ragazzo e la sua famiglia, ma i giornali non potrebbero per una volta provare ad andare oltre il caso singolo?

Perché non cogliere questa occasione per investire tutta la società del problema, piuttosto che fare del facile pietismo? I mass media non dovrebbero servire anche a questo? E a quella dirigente chiederei: qual è il tasso di abbandono del suo istituto? cosa fate per impedire che quei ragazzi lascino tutto per andare a lavorare? Le cifre dell’abbandono in Italia sono da paese del terzo mondo e riguardano decine di migliaia di individui. Persone che spesso non riusciranno nemmeno a raggiungere una qualifica triennale e saranno condannati alla marginalità. E sono persone anche quelle che arrivano a stento al sei!

Parliamone dunque, ma facciamolo per capire insieme come se ne esce. Facciamolo interrogandoci su cosa deve cambiare nel modo di fare scuola, su come la scuola impatta sulla società, su come le condizioni ambientali influenzano l’abbandono scolastico. Su come – in definitiva – il sistema pubblico di istruzione e formazione prende in carico ciascun cittadino e lo accompagna per tutto l’arco della propria vita.

Troviamo un lavoro a quel padre, dunque. Ma poi preoccupiamoci anche di tutti gli altri.

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14 comments

  1. La scuola credo sia un liceo (scientifico). Ma questo non è il punto, lo è quello dell’abbandono. Anche mio figlio minore lo ha fatto e da genitore mi rammarico senza piangere. Non piango perchè sta lavorando come muratore; è un lavoro molto pesante, da uomini fatti nel fisico, come lo è lui, col fisico forgiato dallo sport di ragazzi con pomeriggi interi di tempo libero fino alla sera, con programmi scritti da imbecilli che non hanno alcuna idea di quali aspettativa hanno la società e quele sia la richiesta di mercato della futura mano d’opera. Sognano gente della loro risma, gente che prima di lavorare e darsi da fare ci pensa 3 volte. Così coloro ai quali interessano campi applicativi della scienza ( saper costruire qualcosa anche con le mani) sono costretti (negli ITIS) a saper raccontare le prerogative del capo dello stato, il percorso dei decreti legge, e quant’altro io ho imparato nella vita e dalla Gazzetta Ufficiale. Le ore di italiano per comprendere un testo, di fisica e matematica per impararesu quali leggi si fonda ogni principio delle costruzioni, sia elettriche che meccaniche che edili sono state fatte assorbire dalle ore di Computer (maiuscolo), perchè questi Signori ignorano che è una macchina che sa fare solo addizioni e ciascun campo della scienza trova lì la sua applicazione. Ma prima bisogna conoscere il modo di usare il cervello, le mani sono comandate da Lui. Certo poi si confonde il tecnico della lavatrice con il progettista (tecnico anche lui) della Ferrari. Ma di loro sanno solo che hanno il camice bianco e che il primo fa la pubblità nella televisione.

    1. Secondo Repubblica, la scuola è un ITCG, questo: http://www.fgfontana.eu/

      Sul resto non sono del tutto d’accordo: anche chi fa scuole tecniche è giusto che sappia qualcosa del mondo dove vive e come è organizzata la nostra Repubblica è un pezzo di quel mondo. E poi secondo me dai troppo peso ai pèrogrammi: nella scuola di oggi un insegnante può tranquillamente ignorarli o quasi.

      Concordo invece sul fatto che ci vorrebbe maggiore attenzione a come sia fatta la società e sulle aspettative future

  2. “e se invece fosse stato pessimo?” è stata la prima cosa che ho pensato anch’io.
    la comunicazione è molto difettosa, i mass media manipolano, berlusconi docet.
    invece di dire che il problema è la perdita del lavoro, a prescindere, si induce a pensare che se salviamo i casi meritevoli abbiamo risolto il problema del lavoro.
    se il problema è l’occupazione, parliamo dell’occupazione e non della scuola.

    ciao marco, passo di qua sempre volentieri, un caro saluto.

  3. Cito a memoria (sperando di non sbagliare) Silvio Orlando dal film “La scuola” di Lucchetti, tratto da Starnone: “la Scuola funziona benissimo con quelli che non ne hanno bisogno”.
    Grazie del post, molto interessante.

  4. Caro Marco la mia esperienza di preside, come si diceva una volta, di un istituto tecnico a Reggio Emilia alcuni anni fa mi ha fatto conoscere un’altra faccia dell’abbandono scolastico: molti ragazzi lasciavano in quarta perchè avevano offerte di lavoro (come “semilavorati”) e preferivano guadagnare quattro soldi, anche se non costretti dal bisogno come nel caso di Rovereto. alla frequenza dell’ultimo anno da geometra considerato inutile e noioso. Anche questa era una spia di quale considerazione avesse nella società la scuola!!!

  5. Tu chiedi di fare a Repubblica ciò che dovrebbe fare l’Unità e che l’Unità farebbe se fosse davvero erede del giornale fondato da Antonio Gramsci.
    Ma a Repubblica non interessa davvero riformare il paese e tanto meno migliorare l’intervento pubblico nel settore dell’istruzione; l’Unità riprenderà probabilmente la notizia domani per denunciare quanto sono danneggiati dal governo Berlusconi ‘sto povero ragazzo e suo padre e come sia giusto quindi manifestare tutti il 5 al NBDay.

  6. “E se non fosse stato così bravo?”

    Se non fosse stato bravo, sarebbe molto più debole il rapporto di causa ed effetto tra la perdita del posto di lavoro del padre e la decisione di mollare scuola. Si tratterebbe solo di un episodio da aggiungere alla statistica degli abbandoni scolastici.
    Avrebbe più senso affrontare questo problema dal punto di vista di chi sta nei grandi numeri, e la scuola la abbandona anche se entrambi i genitori lavorano.

  7. Se fosse stato un mediocre, il suo abbandono avrebbe dovuto suscitare ugualmente rammarico, ma è ovvio che il rammarico è maggiore quando l’abbandono forzato riguarda uno studente brillante.
    Ma se fosse stato mediocre credo che avremmo dovuto anche chiederci come mai la scuola lo stesse ugualmente traghettando verso il diploma (lo studente di Rovereto frequentava il quarto anno, credo)

    1. se fosse stato mediocre non sappiamo se la scuola lo avrebbe “comunque traghettato”. Anzi, tutti i dati ci dicono che non sarebbe stato così, visto che i tassi di bocciatura nei primi due anni degli IT è intorno al 50%… Esiste una leggenda metropolitana in Italia: che la scuola sia lassista. In Italia si boccia eccome e a pagarne le conseguenze sono soprattutto gli “ultimi”.

  8. quoto Marco.
    Aggiungo:
    in Italia si boccia un po’, sì, ma – dalla mia esperienza quadriennale di insegnante di liceo – non è che si faccia reale selezione, anche dove forse servirebbe, e una notevole quantità di ragazzi inadatti arrivano a diplomarsi, di riffa o di raffa. E nella mia città, al mio liceo dove si boccia poco sta facendo spietata e riuscitissima concorrenza un altro in cui non si boccia proprio più, e i ragazzi ci si trasferiscono perché devono fare basket, mica possono passare tutto quel tempo a studiare.

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