Una risposta a Rodolfo Rossi

Ho letto con interesse l’articolo di Rodolfo Rossi su Scuola Oggi. E rispondo molto volentieri alla provocazione che rivolge al mio partito. Volentieri e consapevole della responsabilità che sottende agli impegni che prenderò, visto che – seppur da solo un mese –ho ricevuto da Maurizio Martina l’incarico di seguire il settore “Istruzione e Formazione” nella segreteria del Pd lombardo. Rossi nota una “difficoltà del centrosinistra a farsi alternativa di governo” e giustamente ascrive questa difficoltà innanzi tutto al maggior partito di opposizione, dando per scontato (immagino) l’irresponsabilità cronica dell’IdV e l’eccesso di responsabilità dell’Udc. Quello su cui non sono d’accordo è l’idea (implicita nel ragionamento di Rossi) che l’atteggiamento nei confronti del riordino delle superiori sia la cartina di tornasole del “tasso di riformismo” del Pd. Non sono d’accordo per due ragioni, una di metodo e una di merito.

Per quel che riguarda il metodo (Rossi non si senta su questo chiamato in causa: è un problema generale), mi infastidisce questa continua misurazione del nostro “tasso di riformismo”, questo continuo chiederci prove da superare. E mi infastidisce non perché pensi che vada tutto bene, ma perché lo trovo inutile se non controproducente: si distingua piuttosto, si sostengano quelle posizioni che all’interno del Pd ci sembrano più avanzate (e in Parlamento, in Consiglio Regionale, nel partito, nella società ce ne sono molte) e le si aiuti a rafforzarsi nello scontro politico con quei settori più “conservatori”.

Nel merito invece mi differenzia da Rossi la convinzione che il parere su un regolamento sia la cartina di tornasole di alcunché. Se il punto è definire meglio un’idea alternativa di scuola, allora è su altro che ci dovremo misurare. Se il punto è trovare convergenze “bipartisan” su qualcosa, sono altri i provvedimenti per i quali impegnarci nella ricerca di intese. Penso innanzi tutto ad una riforma che parta dalla vera emergenza nazionale del nostro Paese: l’insuccesso scolastico sia in termini di abbandono che di selezione, nei fatti ancora per censo; penso alla battaglia per introdurre un serio sistema nazionale di valutazione; alla necessità di valorizzare la professionalità dei docenti sia attraverso la riforma di formazione iniziale, reclutamento, aggiornamento obbligatorio e carriera, che con una valorizzazione economica, che non dovrà più essere automatica, ma subordinata alla valutazione. E su questi punti il Pd lombardo ha prodotto moltissimo negli anni scorsi con la guida di Sara Valmaggi e il Forum Scuola regionale. Inoltre, grazie al fondamentale contributo di alcune delle migliori  intelligenze di cui il mondo della scuola è così ricco e che provengono dall’esperienza dell’Ulivo Scuola, ha lavorato molto per questi obiettivi anche il Gip Scuola del Pd di Milano.

Il Pd dunque ha prodotto sia in termini di elaborazione, che di iniziativa politica, come di diffusione di queste idee su tutto il territorio lombardo. Se è mancato qualcosa è più che altro nella capacità di introdurre un cambiamento più visibile nel partito nazionale, ma di questo è responsabile anche (secondo me, soprattutto) lo stesso Pd nazionale: poco incline – com’è naturale – a lasciarsi “condizionare”, troppo attento agli equilibri con la rappresentanza sindacale e associativa, con una delega quasi integrale agli eletti a scapito del contributo dei territori. Oggi a mio avviso ci sono le precondizioni perché dalla Lombardia si rivendichi con forza una struttura nazionale efficiente, continuativa, non solo “romana” e capace di incidere sulle decisioni. Nei prossimi mesi lavoreremo per rafforzare un’idea di scuola alternativa a quella di tutti i conservatorismi. Tutti, non solo quelli elencati da Rossi. Anche quelli – ad esempio – di un apparato ministeriale, che non accetta di farsi portare via fette di potere e che ostacola la piena attuazione dell’autonomia scolastica. Perché questo accada attiveremo nelle prossime settimane tutti gli strumenti di cui disponiamo: convocheremo gli eletti nelle assemblee legislative e i nostri amministratori per coordinare gli interventi in quelle sedi e – assieme ai responsabili provinciali – chiederemo incontri con le associazioni professionali, i sindacati, i comitati spontanei di genitori e insegnanti e i dirigenti degli USP di ogni territorio.

Infine due ultime notazioni. La prima è una replica ad un passaggio dell’articolo di Rossi: “ridurre la Riforma Gelmini a questioni di risparmio di spesa mi sembra fuorviante”. Di quale riforma parla Rossi? Di quella dello scorso anno che ha investito principalmente la scuola primaria e la secondaria inferiore? Qui, mi spiace, ma il dissenso è totale: siamo di fronte solo ed esclusivamente a tagli indiscriminati e proprio per questa loro natura sono da contrastare. Se invece ci si riferisce del riordino delle superiori, il giudizio va differenziato, ma è indubbio che il motore degli interventi è stato il risparmio. Ma non voglio sfuggire al punto politico: Rossi voleva sottolineare come sia profondamente errato impostare una discussione sulla scuola fatta tutta in termini quantitativi, piuttosto che qualitativi? Concordo, ma converrà anche lui che se questo è accaduto la responsabilità è di un ministro che non ha esitato ad impostare in questo modo la discussione pubblica (“il 97% del mio bilancio va in stipendi” è stato il ritornello). Personalmente trovo inaccettabile questo approccio: non dico la scuola, ma i giovani e le famiglie italiane possono accettare di continuare a sentir parlare delle spese per l’istruzione come di un insopportabile peso, senza con ciò decretare la fine delle speranze di miglioramento basate sul merito di ciascuno?

La seconda notazione è una risposta a una domanda esplicita che Rossi fa al Pd: “non ritiene che il problema della scuola e dell’Università sia un problema istituzionale dove si deve abbandonare la lotta politica e gli atteggiamenti di parte?”. Personalmente penso di sì, bisogna abbandonare gli atteggiamenti di parte e di no, non bisogna abbandonare la lotta politica. Perché dal centrodestra ci dividono molte cose e non vorrei mai stare in un partito che persegue un cambiamento purché sia. Con spirito non di parte (o, meglio, privo di pregiudizi) sono per fare una battaglia politica perché si riesca a far comprendere innanzi tutto agli Italiani che il Pd vuole occuparsi di scuola pensando certo a tutti i soggetti “interni” interessati al suo buon funzionamento (insegnanti, dirigenti, personale), ma prima di tutto pensando alle famiglie, agli studenti e al progresso sociale e civile del Paese. Ricercando il confronto e quando possibile l’accordo con i sindacati e le organizzazioni professionali, ma in completa autonomia da essi e dagli interessi dell’Amministrazione. Ritengo però un errore drammatico mettere in contrapposizione, come fa il Governo, il mondo della scuola e gli studenti e le famiglie che la frequentano: una qualsiasi riforma non si potrà mai fare senza, a prescindere da, o, peggio, contro gli insegnanti.

Sono ottimista. C’è nella scuola non da oggi una parte significativa di docenti che è ben cosciente di delle esigenze di cambiamento e che si concepisce non solo come puro esecutore indifferente al risultato del suo lavoro, ma come professionista. Per questo vuole che gli sia riconosciuto il diritto di poter crescere (nelle mansioni e nella retribuzione) nel corso della propria carriera lavorativa, che vuole le nuove tecnologie nelle classi, che vuole stare a scuola in uffici idonei non solo per le 18 ore in cui sta in aula, che ritiene suo sacrosanto diritto che il suo lavoro venga valutato e valorizzato, premiando impegno e risultati conseguiti. Per questo non accetta più che il proprio percorso di assunzione avvenga un meccanismo anonimo ed ingiusto come l’attuale.

Un partito come il nostro deve “aiutare la scuola a cambiare”, lo ha scritto Bersani nella sua mozione. Dunque dovrà lavorare perché cresca, nella scuola e fuori dalla scuola, il consenso necessario affinché questa esigenza di cambiamento venga riconosciuta come interesse generale, strumento indispensabile di libertà e coesione sociale. Il Pd lombardo lavorerà per questo e sono fiducioso che persone come Rodolfo Rossi e molti collaboratori e lettori di questo giornale saranno al nostro fianco.

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6 thoughts on “Una risposta a Rodolfo Rossi

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  2. Trovo la replica troppo generica. Credo sia il caso di essere più precisi, per poter recuperare un credito politico.Ad esempio, cosa si intende per “merito”, cosa si intende per valutazione, assunzione e stipendio degli insegnanti?

    • Un articolo non può che essere generico. Ognuno dei temi da te citati merita un approfondimento specifico. Curiosando in questo blog (si può usare la ricerca per tag o il campo cerca in alto a destra) un po’ di cose le potrai trovare.

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