Quello che avevo da dire nel merito del provvedimento Gelmini l’ho detto qui e nel volantino di questa iniziativa. Affinché non ci si scordi però che dietro quei numeri e dietro un titolo di giornale ci sono anche persone che hanno diritto – come tutte le altre – al successo formativo, voglio pubblicare una lettera scritta da alcune maestre ai bambini rom sgomberati a Segrate che frequentavano le loro classi. Una lettera un po’ retorica, forse, ma che racconta molte verità ed è quelle verità che vorrei che i miei venticinque lettori cogliessero.
Spero che la mia storia personale mi salvaguardi dall’accusa di “buonismo”: il buonismo non c’entra perché – lo ripeto – è del loro diritto al successo formativo che mi interessa discutere. Quel diritto lo difendo ogni volta che chiedo alla scuola di interrogarsi sui suoi fallimenti; a maggior ragione deve valere per chiedere alla società di interrogarsi su come è facile mandare a ramengo i suoi successi.
Ciao Marius, ciao Cristina, Ana, ciao a voi tutti bambini del campo di Segrate. Voi non leggerete il nostro saluto sul giornale, perche’ i vostri genitori non sanno leggere e il giornale non lo comperano È proprio per questo che vi hanno iscritti a scuola e che hanno continuato a mandarvi nonostante la loro vita sia difficilissima, perche’ sognano di vedervi integrati in questa societa’, perche’ sognano un futuro in cui voi siate rispettati e possiate veder riconosciute le vostre capacita’ e la vostra dignita’. Vi fanno studiare perche’ sognano che almeno voi possiate avere un lavoro, una casa e la fiducia degli altri. Sappiamo quanto siano stati difficili per voi questi mesi: il freddo, tantissimo, gli sgomberi continui che vi hanno costretti ogni volta a perdere tutto e a dormire all’aperto in attesa che i vostri papa’ ricostruissero una baracchina, sapendo che le ruspe di li’ a poco l’avrebbero di nuovo distrutta insieme a tutto cio’ che avete. Le vostre cartelle le abbiamo volute tenere a scuola perche’ sappiate che vi aspettiamo sempre, e anche perche’ non volevamo che le ruspe che tra pochi giorni raderanno al suolo le vostre casette facessero scempio del vostro lavoro, pieno di entusiasmo e di fatica. Saremo a scuola ad aspettarvi, verremo a prendervi se non potrete venire, non vi lasceremo soli, ne’ voi ne’ i vostri genitori che abbiamo imparato a stimare e ad apprezzare. Grazie per essere nostri scolari, per averci insegnato quanta tenacia possa esserci nel voler studiare, grazie ai vostri genitori che vi hanno sempre messi al primo posto e che si sono fidati di noi. I vostri compagni ci chiederanno di voi, molti sapranno gia’ perche’ ad accompagnarvi non sara’ stata la vostra mamma ma la maestra. Che spiegazioni potremo dare loro? E quali potremo dare a voi, che condividete con le vostre classi le regole, l’affetto, la giustizia, la solidarieta’: come vi spiegheremo gli sgomberi? Non sappiamo cosa vi spiegheremo, ma di sicuro continueremo ad insegnarvi tante, tante cose, piu’ cose che possiamo, perche’ domani voi siate in grado di difendervi dall’ingiustizia, perche’ i vostri figli siano trattati come bambini, non come bambini rom, colpevoli prima ancora di essere nati. Vi insegneremo mille parole, centomila parole perche’ nessuno possa piu’ cercare di annientare chi come voi non ha voce. Ora la vostra voce siamo noi, insieme a tantissimi altri maestri, professori, genitori dei vostri compagni, insieme ai volontari che sono con voi da anni e a tanti amici e abitanti della nostra zona. A presto bambini, a scuola. Le vostre maestre.