Diliberto il “Travagliato”

Oggi ho ricevuto un paio di mail che rilanciano questa iniziativa di Diliberto. Il senso è: Mambro e Fioravanti sono due assassini (due fascisti assassini, per la precisione) e dunque Bonino non dovrebbe avvalersi della loro collaborazione (seppure, per stessa ammissione di Diliberto, dalla “terza fila”). A parte che non so cosa voglia dire “collaborare in terza fila”, a parte che non sono stati candidati a nulla, a parte che non mi risulta che Bonino abbia amici fascisti, mentre non posso dire lo stesso della Polverini, a parte tutto questo, qui si pongono due questioni un po’ più spesse.

La prima: un cittadino, scontata la sua pena, è libero oppure no? Fioravanti ha scontato ventotto anni di carcere (dei quali dieci in semilibertà) e Mambro pochi di meno. Tanti? Pochi? Ai fini di questo post, quelli previsti dalla legge italiana. Qui non è in gioco il garantismo o il perdonismo, come qualcuno ha detto, ma i fondamentali dello Stato di Diritto: un cittadino – scontata la pena – è un cittadino come gli altri (cittadino peraltro lo è – o lo dovrebbe essere – anche quando è in carcere, seppur privato di alcuni diritti) e dunque non deve subire ulteriori limitazioni della libertà. E quanto a limitazioni della libertà – converranno i miei venticinque lettori – ce ne sono assai poche peggiori dell’ostracismo al quale Diliberto vorrebbe condannare i cittadini liberi Mambro e Fioravanti.

Qui non è in gioco il garantismo o il perdonismo, ma se Diliberto e chi concorda con la sua uscita condividono o meno la Legge che consente di scontare una parte della pena fuori dal carcere e la possibilità di godere di sconti di pena, a maggior ragione se il reo dimostra di essere riabilitato. E sul fatto che di riabilitazione si possa parlare non credo si possa dubitare, visto il lavoro che Mambro e Fioravanti portano avanti da moltissimo tempo a fianco dell’associazione Nessuno tocchi Caino. Come ha scritto Francesco Costa in una lista di discussione: “a me il recupero alla società di queste due persone sembra una gigantesca vittoria dello Stato, specie in ragione dei crimini orrendi che hanno commesso nel passato”.

E così veniamo alla seconda questione: quando – a sinistra – diciamo che il carcere deve riabilitare, lo diciamo perché – come si dice per alcuni abiti casual alla moda – “fa figo e non impegna”, oppure lo pensiamo veramente? Troppo facile dichiararlo quando si discute di ex amici e dimenticarsene quando ci sono in ballo ex nemici, non trovate? La coerenza (soprattutto in politica) costa anche un po’ di fatica e impegno: che non abbia voglia di far fatica il leader di un partito ridotto ai minimi termini mi interessa poco, ma che certe scorciatoie continuino a cercarle persone che continuano a dichiararsi di sinistra mi fa un po’ rabbia. E non mi fa ben sperare per il futuro.

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9 thoughts on “Diliberto il “Travagliato”

  1. Ho letto il commento di Francesco Costa.
    Francamente posso giustificare la sua posizione e il suo dichiararsi di sinistra solo come frutto di confusione mentale spero dovuta alla giovine età o alla memoria corta.
    Probabilmente o qualche anno in più di Francesco, e mi porto addosso le mie storie di parenti che da bambino mi raccontavano come non potessero perdonare chi gli aveva messi su un treno per Mauthausen.
    Io quel giorno di agosto del 80 ero a pochi chilometri da Bologna e ricordo il senso di orrore di quel momento, la polvere e il sangue, il sangue di 30 anni di bombe, necessarie per curare gli Italiani dal comunismo.
    Francesca Mambro, Valerio Fioravanti, i depistatori, i servizi deviati, erano tutti impegnati in portare questa cura purificatrice, con gli stessi metodi usati dallo stargismo fascista e nazista all’Italicus, a Sant’ Anna di Stazzema, a Marzabotto, a Portella delle Ginestre.
    Le persone a cui vi riferite rientrano in una sola categoria possibile quella degli assassini stragisti.
    Queste due persone non hanno scontato la loro pena e non la sconteranno mai, certi orrori non consentono elaborazione, ripensamento, perdono.
    Prima di scrivere è sempre bene attivare il cervello, e assieme a quello la memoria.
    Chiamarsi “I mille” collega a due cose che sono incompatibili con la posizione di questa pagina, l’antifascismo e il coraggio di pensare a un Italia nuova, fatta di uomini nuovi, possibilmente migliori.
    A chi a scritto le righe di cui sopra consiglio due letture.
    La prima è il libro “Il grande Vecchio” di Barbacetto, la seconda è la lista dei nomi sul muro della sala di aspetto di seconda classe a Bologna.

    • ho vissuto a Bologna per un paio d’anni. tornavo a casa almeno due volte al mese. Spesso arrivavo in stazione un po’ prima proprio per andare a rileggere quei nomi e fermarmi qualche minuto davati a quello squarcio lasciato lì a monito perenne della strage.
      Io non dimentico. ma non dimentico nemmeno chi è morto per ridare ai miei nonni (e quindi regalare a me) la libertà. E la libertà per me è vivere in uno Stato che sa di essere più forte di chiunque. Anche di Mambro e Fioravanti. uno Stato che lo sa e che è ogni giorno capace di dimostrarlo.

      Però qui è in ballo anche qualcosa d’altro: l’abitudine italica a ricorrere ai proverbiali due pesi e due misure. Cosa che in passato caratterizzava solo la destra e ormai ha contagiato tutti. E’ questo che rende la sinistra non credibile di fronte all’opinione pubblica e che ci impedisce di convincere la maggior parte degli italiani. Superiamolo e saremo un po’ migliori; superiamolo e aumenteranno le probabilità di vincere e dunque di rendere anche l’Italia un po’ migliore.

  2. ma quelli che dicono e scrivono certe cose perché non aggiungono di essere a favore della pena di morte.
    Spero poi che non usino un strano distinguo del tipo:
    sì alla pena di morte per i fascisti, no all’ergastolo per tutti gli altri
    Ogni tanto mi chiedo cosa ho in comune con questa gente oltre al fatto di prvare ancora emozione di fronte a una bandiera rossa.

  3. Caro Claudio e Champ.
    Io non sono a favore della pena di Morte, sono a favore della certezza della pena. In un paese civile chi è condannato a 17 ergastoli non potrebbe scrivere sui giornali, sostenere un candidato a elezioni o altro, in un paese civile chi è condannato a 17 ergastoli sconterebbe la sua pena, a me quella basta. Anche io quando passo a Bologna (spesso), mi fermo davanti a quello squarcio, e sento un vuoto, un vuoto di memoria nazionale. Non voglio fare paralleli insostenibili, come quelli che tentate, ritengo solo che non ci possa essere pacificazione senza giustizia. Ritengo anche che la memoria non sia una dote da esercitare una volta all’anno, il 27 di Gennaio, ma tutti i giorni.
    Riguardo alla bandiera rossa, non credo che sia quello che ci accomuna.
    Saluti
    Duccio

    • Se essere per la “certezza della pena” per te vuol dire essere contro la Gozzini e tutti i benefici per i carcerati, la tua posizione è legittima (di destra, dal mio punto di vista, ma legittima). Ciò che non considererei legittimo è – come ho detto – il doppiopesismo.

      Però resta il fatto che fino a quando la Gozzini resta in vigore va rispettata.

  4. Pingback: iMille » Blog Archive » Diliberto il Travagliato

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  6. Esistono le leggi e gli ordinamenti e vanno rispettati. A Fioravanti e Mambro vanno riconosciuti tutti, e dico tutti, i diritti civili che il nostro sistema giudiziario e carcerario riconosce a coloro che si trovano nelle loro stesse condizioni.
    Esiste un punto pero’ che Champ e Costa sembrano ignorare: cio’ che rende diversi Fioravanti e Mambro dagli altri ex-detenuti e’ la specificita’ della storia che hanno contribuito a scrivere e che non e’ affatto stata chiarita in ogni suo ambito e in ogni suo risvolto. F.e M. si sono rifiutati e si rifiutano ancora di fornire il loro aperto e definitivo contributo. Si puo’ considerare chiuso il conto con la giustizia formale di questo paese ma non con la sua storia e se nessuno puo’ limitare i diritti civili di un qualcuno che questi conti li ha saldati e’ opportuno invece chiedersi se questo debito morale debba essere tranquillamente ignorato. Il diritto morale di raccontare e spiegare. Chi ha armato la vostra mano e perche’?
    Esiste una gran voglia di normalizzare a forza questo paese, e’ una voglia che affligge da sempre il Costa, i cui modelli di interpretazione, vista la complessita’ della situazione, fanno spesso cilecca ed e’ una tensione, forse inconscia, che anima a volte anche te, Champ. Una tensione di stampo puramente ideologico che ti porta ad nquadrare in una ottica altrettanto (“garantista”) quello che invece presenta prevaenti caratteri etici, politici e storici Come ti ho scritto sul blog de iMille e ribadisco qui: non e’ corretto spacciare per giustizialismo travagliota la leggittima pretesa, di tanti elettori del PD che, come me non sono disposti a barattare il servizietto civile da scribacchini di F. e M. con il servizio di verita’ che ancora debbono alla storia di questo paese e alle famiglie delle loro vittime.
    Il figlio di un benzinaio ucciso durante una rapina sa che il proprio genitore e’ morto per denaro;una volta scontata la sua pena il rapinatore non avra’ altro da raccontare alle sue vittime.
    Per quale motivo sono saltati in aria in 85 alla stazione di Bologna? Dovremmo come belve accontentarci della pena inflitta e scontata e soprassedere sul fatto che F.e M. si sono sempre dichiarati innocenti?
    O forse e’ proprio la loro ostinata presunzione di innocenza che porta te e Costa ad affrancare F. e M. dai loro impegni morali? Ma allora la loro presunzione di innocenza non varrebbe forse una battaglia civile per la loro riabilitazione totale?
    E allora, cari Costa e Champ, perche’ non battersi per essa? F.e M. sono stati condannati ingiustamente!
    Per quanto piu’ difficile da sostenere questa vostra richiesta avrebbe un maggiore fondamento morale che la vostra ramanzina ideologica.

    Il paese “normale” che Costa avrebbe tanto voglia di inquadrare tra le righe dei suoi post non esiste ancora e non esistera’ mai se questi sono i compromessi da accettare e che voi, inopportunamente credimi, continuate a proporre.
    Saluti.

  7. Stranamente, un demagogico antifascista come me, su questo dibattito è d’accordo con Marco. Il rischio peggiore è quellod ei due pesi e due misure.
    Aggiungo a titolo estremamente personale, e non basato su prove fattive, che io sono convinto che loro due no c’entrino con la strage di Bologna. Sono le esche che ci hanno voluto mettere sotto gli occhi per nascondere ben altri personaggi.
    Comunque condividerei l’analisi di MArco anche fossi convinto che sono loro gli autori della strage.
    Detto questo non ho capito il legame con la Bonino, che avrei comunque evitato per motiv politici.

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