Dei molti aspetti che si possono affrontare prendendo spunto dai risultati elettorali, mi interessa isolarne tre interconnessi tra loro: 1) il consolidarsi al nord (con escursioni nelle regioni centrali) di un processo già visto alle politiche e alle europee: i voti che perde il pdl vanno alla Lega; 2) il rapporto tra “proposta” e “protesta” per un partito come il pd e di conseguenza il rapporto con il partito di Di Pietro; 3) il risultato di Milano città apparentemente in controtendenza con il risultato lombardo.
Molto altro ci sarebbe da dire (e magari lo dirò), ma ha a che fare con la politica in generale, mentre qui mi interessa isolare gli elementi di analisi dai quali direttamente o indirettamente dipende il risultato di Milano 2011, che come potranno immaginare i miei venticinque lettori mi interessa “un’anticchia”.
Comincerò dal punto 2) perchè in una lista di discussione alla quale sono iscritto è di questo che si è parlato e dunque il pezzo è pronto: ah, la pigrizia…
Comincerò con una banalità , ma coi tempi che corrono è meglio non dare nulla per scontato: concordo con chi sottolinea che opposizione radicale e proposte non sono in contrapposizione e aggiungo che pensare di fare proposte senza fare opposizione radicale a un governo come questo è da dementi. Quello che mi piacerebbe fosse detto altrettanto esplicitamente è che è da dementi anche fare opposizione populista (e quindi non radicale, ma questo è un altro discorso) o fare opposizione radicale senza proposta.
E per favore ora non si cominci a dibattere se – dovendo scegliere – sia meglio la prima o la seconda opzione: sono sbagliate entrambe. Punto. Fine. Se qualcuno vuole invece spiegarmi che “Di Pietro in fondo…” oppure che “Bersani in fondo…” faccia pure (qui i commenti sono liberi), ma io non replicherò oltre…
E per favore non fate nemmeno la caricatura di ciò che ho detto: non penso, ripeto non penso, che il Pd goda di ottima salute. Il dato elettorale ci dice che non perdiamo voti rispetto allo scorso anno, arrestando così il declino veltronian-franceschiniano (e questa, sono certo che concordate, è una buona notizia), ma non vedo segnali di inversione di tendenza che mi facciano pensare che siamo alla svolta che ci potrà far recuperare i 2 milioni di voti che abbiamo perso dal 2005 ad oggi. E siccome per vincere quei voti ci servono, lavorerò nel mio piccolo perchè quella svolta si compia.
Ma visto che il richiamo alla “opposizione radicale” è sempre più spesso accompagnato da un richiamo al modello di “come fa Di Pietro”, ribadisco che invece IdV non è il modello da seguire, anzi. Io non la voglio una sinistra giustizialista, non la voglio una sinistra che continua a non vedere quali sono i problemi o comunque a non avere proposte per risolverli, io non la voglio una sinistra populista. Io non la voglio e non la voterò più (l’ho fatto votando il Pd di Franceschini e mi è bastato), ma visto che di cosa faccio io potrebbe non interessare nulla ai più, aggiungo che non paga nemmeno
elettoralmente. La famosa frase “la sinistra perde perchè tra l’originale e la copia gli elettori scelgono l’originale” è vera, ma non vale solo per le scelte di politica sociale o economica: vale anche per l’approccio propagandistico o populista alla politica. E per il primo c’è il PdL, mentre per il secondo la Lega.
Faccio solo un ultimo esempio, partendo dalla newsletter di IdV che è stata mandata a urne ancora “calde”. Lì si dice esplicitamente che in Piemonte avremmo pagato cinque anni di malgoverno (accomunando in modo indistinto Mercedes Bresso a Loiero Marrazzo e Bassolino: va bene semplificare per “parlare al popolo”, ma qui si esagera non vi pare? Di approssimazione in approssimazione applaudiremo per la magnifica sintesi chi dirà “abbiamo perso perchè abbiamo perso”…).
Ma torniamo al punto politico: in un contesto non drogato da quindici anni di berlusconismo una frase come quella farebbe scattare un campanello d’allarme in una testa non assuefatta al populismo e al pressapochismo (vera vittoria culturale di berlusconi: aver abituato i più a questo modo orrendo e becero di fare politica); basterebbe questo a squalificare tutto il ragionamento e invece no: parte subito il coro pavloviano di plauso all’eroe di Montenero. Si passa sopra a panzane come questa, considerandole forse un peccato veniale, ignorando i danni che fa o l’incoerenza manifesta visto che Di Pietro con questa “malgovernante” era pronto a governare e oggi si abbassa alla più squallida (e antica) delle prassi politiche: la pugnalata alle spalle del tuo alleato di ieri (e di oggi, in teoria).
È questa mancanza di reazione a preoccuparmi, questa assoluta assenza di senso critico che in chi è in buona fede giustifico con la affannosa ricerca di scorciatoie. Ma la questione è sempre la stessa: purtroppo non ci sono scorciatoie e la sinistra tornerà a vincere solo se non rinuncerà mai a ragionare in modo critico.E a narrare un’Italia diversa da quella dei Bossi e dei Brunetta e complemetare a quella dei Di Pietro e dei Travaglio.
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Temo per te e Francesco costa. Davvero, temo che prima o poi vi appostiate fuori dall’Ergife e spariate al povero Tonino, proclamando: ” ….Ehi, Mr. Stone! Sta per entrare nella storia!”
Scherzi a parte, tolto Di Pietro, tolto Grillo, i nostri problemi rimangono sempre gli stessi. Ma, ho l’impressione, dalle prime dichiarazioni di Bersani & co., che non si voglia affrontarli.
Vale quanto scritto nel post: tutto giusto… ma l’atteggiamento dei “nostri” verso grillo e dipietro è uno dei problemi del pd. Perchè su questo “avete così tanta difficoltà a concordare?
Caro Marco, non è difficile concordare col tuo assunto ceh il aprtito deve essere di opposizione e di proposta.
A mio avviso il problema più grave e serio del PD (ovivmaente di tutto il cnetro sinistra ma adesso parlaimo del PD essendo il aprtito egemone e dunque colui sul quale ricade la magggior responsabilità ) è la assoluta mancanza di proposta.
Ora vale la pena conforntarsi su cosa si intenda per proposta. Io onon entro nel merito sul fatto che il PD abbia delle proposte concrete per la scuola (che oviamente ut conoscerai molto meglio di me), proposte concrete su mille argomenti.
Quello che manca al Pd è una proposta di società alternativa.
Oggi, ed è certificato dalla sconfitta della BResso, non si vince o si perde per mertiocrazia/pragmatica (nel senso perchè si faccia bene o male il proprio lavoro) ma la sifda, specialmente in un periodo socio cuturale di tale transizione, si deve giocare su modelli di società alternativi, e noi non ne abbiamo da presentare.
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