Analisi del voto: diamo i numeri /1

I miei maestri, vecchia scuola, mi hanno insegnato che le analisi dei risultati elettorali si fanno solo in due modi, complementari tra loro: studiando i flussi (e per questo servono dati campionari e professionisti seri) e comparando i numeri assoluti. La prima cosa qui non la possiamo fare (e chiunque vi dia dei risultati sui flussi prima di un paio di settimane dal voto è probabilmente uno poco serio), ma la seconda sì. Mi sono quindi studiato i numeri assoluti relativi alle elezioni degli ultimi cinque anni, limitatamente alla città di Milano.

Dal 2005 a oggi abbiamo votato due volte per le Regionali, una volta per le Provinciali, una volta per le Comunali (tutte elezioni con elezione diretta della carica monocratica), ma anche due volte per le Politiche e una per le Europee, dove si votano solo i partiti e dove votano più elettori. Poiché questa analisi mi interessa – come ho detto qui – in prospettiva Milano 2011, utilizzerò questi numeri come segue: confronterò prima i dati dell’elezione diretta per comprendere come si differenziano i comportamenti tra le coalizioni, mentre i dati delle Politiche (o delle altre elezioni per quel che riguarda i soli partiti) li commenterò successivamente, soprattutto per avere un’idea dell’elettorato potenziale dei partiti.

Regionali 2005. C’erano praticamente solo due coalizioni (i candidati “altri”, tutti riconducibili alla destra, hanno raccolto meno di 16.000 voti) e Formigoni e Sarfatti erano separati da 14.000 voti (340.000 contro 326.000). Per quanto riguarda i partiti, è utile notare un comportamento che negli anni successivi si rafforzerà: tra gli elettori di Formigoni, circa l’80% ha votato anche per un partito della coalizione, mentre solo il 70% degli elettori di Sarfatti ha fatto lo stesso; questo a mio avviso ci dice che gli elettori di centrosinistra sono molto più “coalizionali” di quelli di centrodestra, ma anche che il candidato di centrosinistra attira più voto disgiunto del suo avversario. Schede valide: circa 680.000.

Comunali 2006. Qui i voti validi sono stati circa gli stessi dell’anno prima e anche qui solo due coalizioni (gli “altri” hanno raccolto meno di 5.000 voti). Confermata pure la tendenza dell’elettore di centrodestra a votare in modo più significativo anche per il proprio partito di riferimento (oltre il 92% contro l’80% circa del centrosinistra). Per quel che riguarda i candidati, la distanza tra Moratti e Ferrante aumenta in modo significativo passando a 35.000 voti circa (355.000 contro 320.000); questo avviene a causa del fatto che il primo prende 6.500 voti in meno di Sarfatti, ma soprattutto la seconda guadagna 14.500 voti su Formigoni (guadagnando probabilmente da chi un anno prima aveva “disperso” il voto).

Provinciali 2009. Qui i voti validi sono sensibilmente di meno (circa 600.000) e le coalizioni principali sono quattro: il centrodestra è senza l’Udc, mentre il centrosinistra si separa dalla sua ala estrema. I candidati Presidente al primo turno ottengono questi risultati: Podestà quasi 287.000, Penati circa 250.000, mentre Marcora e Gatti si dividono circa 40.000 voti. Si noti che, nonostante le due coalizioni principali siano – come abbiamo detto – “a ranghi ridotti” e gli elettori molti di meno rispetto alle Comunali, la distanza tra i candidati in termini assoluti è pressoché identica.

Regionali 2010. I voti validi diminuiscono ancora, ma non molto (circa 590.000 voti validi); votano anche per uno dei partiti della propria coalizione più del 90% degli elettori di Formigoni e l’84% di quelli di Penati. La distanza tra i due candidati cresce ulteriormente e passa da circa 36.000 voti a più di 46.000. Differenziale che aumenta a causa di un calo di Penati, che probabilmente perde sia verso la sua sinistra che la sua destra, visto che il lieve astensionismo colpisce anche Pezzotta e Agnoletto , che prendono circa 35.000 voti in due contro i 40.000 dell’anno precedente. Il “fenomeno” Grillo ha un buon successo in città: arriva terzo con circa 20.000 voti.

Fin qui le coalizioni. Cosa si può anticipare in prospettiva 2011 prima di completare l’analisi in un prossimo post con i dati dei partiti? Secondo me due cose: la prima è che per quel che riguarda Milano, il Centrosinistra è sicuramente avvantaggiato da una partecipazione alta al voto (mi porrei come obiettivo di superare i 720.000 voti validi), a prescindere dal fatto che questi elettori al primo turno votino effettivamente per il nostro candidato o per un altro diverso da quello del Centrodestra; la seconda è che senza un apporto (al primo o al secondo turno, ma meglio al primo in questo caso) di chi oggi non si riconosce nel Centrosinistra la vittoria è impossibile, visto che – anche nel momento migliore (2005) – non siamo riusciti a superare la coalizione avversaria.

Fuori dalla terminologia “neutra”, io auspicherei una coalizione che si apra all’Udc, ma soprattutto ad esperienze civiche non riconducibili al Centrosinistra e la presenza di almeno quattro candidati “importanti”, oltre a quelli di disturbo che certamente non mancheranno: quello del Centrodestra, quello del Centrosinistra, quello di PRC+PDCI, quello di Grillo, quello dell’Udc se non è in coalizione con il Centrosinistra. La presenza di più candidati è infatti l’unica condizione che può garantire un’ampia partecipazione al voto, che costringa il Centrodestra al ballottaggio.

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17 comments

  1. Ciao Marco,

    grazie per quest’analisi, è molto interessante.

    Detto questo, non so se mi riconosco nella necessità di aprirsi all’Udc, o almeno non credo sia quello il punto di partenza: visto lo stato dei partiti di opposizione a Milano, l’alleanza pensata in termini di somma di partiti non porta molto in là. (L’ho chiamata “sommatoria del niente” qui: http://vietatocosare.blogspot.com/2010/04/perdere-e-continuare-non-capirci-niente.html)
    C’è sicuramente bisogno di ampliare il bacino di votanti, ma conterei più sulla forza del candidato e della campagna elettorale (in termini di temi, movimento, azione politica) che sulla capacità di mobilitazione delle sigle.

  2. Come vedi la questione alleanza con udc l’ho subordinata. Mi interessano di più due cose diverse: aumentare il numero dei votanti (a prescindere da quelli che votano per noi) e allargare la coalizione. E il candidato e la campagna per fare queste cose sono condizioni necessarie ma non sufficiente

  3. Ottimo, lavoro molto serio.
    In termini politici, quindi non di analisi neutra dei dati, Bersani ha posto il tema del cantiere, comprendente SEL di Vendola.
    Cercherò di capire quali effeti avrebbe a Milano.

  4. Anch’io condivido l’analisi ma non la cura proposta. Anzi, senza ricostruire un’identità del PD, qualcosa che per l’elettore sia riconoscibile e non riconducibile a mere convenienze elettorali, credo che potrebbe essere addirittura controproducente.
    Bisogna aprire alle esperienze civiche subito, non per le comunali del 2011 e neanche fra due mesi. Adesso, per costruire insieme a loro i temi della campagna elettorale, e non cercare sponde dopo.

    1. sarei anche d’accordo ad aprire subito alle esperienze civiche. ci fossero :-)
      comunque concordo sul senso: serve definire il candidato (o la rosa che si sfiderà alle primarie) prima possibile (entro l’estate sarebbe il massimo)

  5. sono capitata qui per caso e non sono Lombarda, invado un po’ un territorio non mio, pardon. Detto questo : ho letto l’interessante analisi del voto fatta relativamnete a quanti si sono espressi. Come tutte le indagini numeriche si presta a diverse interpretazioni, la tua è una, potrebbe essere la migliore ma non tiene conto di chi non ha votato.
    E’ vero, è un analisi difficile, ma va in qualche modo fatta.
    Quanti ultra sessantenni non hanno votato perché non ritrovano uno straccio di ideale, non trovano una identità di partito nel più grande partito della sinistra e quanti ventenni non hanno votato per lo stesso motivo? Liste civiche? Continueranno a votare gli stessi di prima e quelli orfani di ideali e di identità non si tureranno più il naso di fronte ad alleanze improponibili e non voteranno più, si auto emargineranno in disperate riflessioni, saranno il popolo viola o l’onda studentesca, ma non voteranno e mi pare sia un problema..o no?

    1. il fatto è che a Milano città hanno votato sostanzialmente le stesse persone dell’anno scorso. E comunque ho proprio scritto che dovremmo auspicare un aumento dei votanti per portarli ai livelli delle europee (720.000). Per farlo io credo serva un numero ampio di candidati in modo da stimolare la partecipazione

  6. Ciao Marco, l’analisi secondo me dimostra un dato molto differente rispetot al resto del paese, ovvero in 5 anni non ci sono stati camiamneti radicali. Si certo noi abbiamo eprso un pò ma nulla se lo si confronta cn risultti di altre regioni (per esempio emilia romagna). Quindi io parlerei di voto stagnante.
    questo tra l’altro conferma che la qualità del candidato è pressochè ininfluente.
    Infine mi permetto di dire che se la visione strategica del futuro del partito è: con chi ci alleiamo adesso, vuol dire, a mio avviso aver capito poco delle recenti disfatte.
    A mio avviso l’unico modo per riconquistare voti, a Milano, ma anche altrove è proporre un’alternativa credibile e aspirazionale. Per fare questo il PD, in qualità di partito di riferimento del centro sinistra deve il prima possibile darsi un’identità chiara e posisbilmente forte. Ovviamente un’identità che si fonda s u una visione alternativa dela società, perchè per quanto riguarda la visione di QUESTA società così com’è la destra è molto più forte e credibile, per un motivo molto semplice,: questa è una sociteà che si basa sempr e più su valori di destra.

    1. tommy, sul pd concordo. Ma questa era un’analisi dei numeri delle coalizioni e le conclusioni sono solo parziali. Ripeto quato detto sopra: la questione alleanze è del tutto marginale nella mia riflessione: serve solo da esempio per far capire cosa intendo con “allargare il campo”. Ma è sicuramente un fattore subordinato a tutto il resto. Ad esempio al fatto che non sono così d’accordo sul fatto che il candidato sia “ininfluente”, perché la qualità degli ultimi quattro candidati (Sarfatti, Ferrante, Penati e Penati) è abbastanza analoga, ma si vedrà nell’analisi del voto alle politiche che una campagna di un certo tipo a mio avviso può cambiare molte cose (e come sanno i miei venticinque lettori, non sono certo un fan di veltroni)

  7. 1)Quando parli di alleanze allargate, intendi un percorso comune attraverso le Primarie?
    2) Premesso che non sono milanese e seguo la politica lombarda solo attraverso la stampa, a me sembra che l’UDC lombarda abbia una tradizione storicamente distante dalle posizioni e dai contenuti del centro-sinistra. Come pensi che questo gap possa essere colmato in così pochi mesi di frequentazione? io vedo una sola convergenza possibile e cioé che il centro-sinsitra candidi una persona fortemente rappresentativa del mondo cattolico lombardo in cui l’UDC si possa riconoscere. che ne pensi?

  8. @Marco D

    Io non mi preoccuperei più di tanto del punto 2, perchè il peso dell’elettorato cattolico che si riconosce come tale nella cabina elettorale è molto sopravvalutato, e per quel che riguarda la Lombardia tende comunque a votare CL. (ie, Formigoni)

    Non è un caso se più che spingere sui valori cattolici, su cui è in concorrenza con altri, Casini posiziona l’Udc come partito della “serietà”, e su questo non dovrebbe essere impossibile trovare un terreno comune.

  9. Scusa Marco, dici cose interessanti ma poi cadi sull’UDC, che è un elettorato molto contenuto e molto dispendioso da ottenere.

    Se l’obiettivo primario è infatti quello di riportare il voto coloro che si sono astenuti o che hanno votato partiti di protesta (dall’estrema sinistra a Grillo), allora l’alleanza con l’UDC è di certo la PRIMA COSA DA NON FARE.

    Un’alleanza con l’UDC farebbe andar via altri voti a sinistra, altri voti a Grillo e farebbe calare ulteriormente i partecipanti totali.

    1. Ripeto a scanso di equivoci: l’analisi è solo parziale, non penso che l’alleanza con l’udc sia essenziale (lo è invece allargare la coalizione a “forze” non tradizionalmente di centrosinistra: l’udc avrebbe al massimo un valore simbolico), penso (dati alla mano) che per aumentare il numero degli elettori sia meglio che la sinistra e i grillini (e magari anche l’udc) siano fuori dalla coalizione (almeno al primo turno)

  10. @Champ

    Concordo sulla tua considerazione circa l’importanza dei candidati, anche perchè i tre che citi (Sarfatti, Ferrante, Penati + bis) hanno molte caratteristiche in comune: sono relativamente poco conosciuti, e sostanzialmente incapaci di fare campagna elettorale. I primi due erano anche dei neofiti della politica che han dovuto costruire il proprio profilo da zero.

    I candidati contano parecchio, basta scegliere candidati in grado di contare. (cit. de La Palice)

  11. a parte l analisi del voto ma noi dovremmo fare anche altre considerazioni la prima doverosa è non siamo stati capaci di approfittare delle divisioni fra lega e formigoni avremmo dovuto far conoscere al popolo leghista le considerazioni su di loro ., non abbiamo avuto timore di grillo altrimenti ne avremmo fatto notare le sue contraddizioni in particolare il suo liberismo un esempio vorrebbe eliminare i contributi all editoria un disastro per il settore , continuiamo a farci trascinare da berlusconi nei discorsi di principio che all elettore non interessano

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