«Sono stufo di vedere la scuola italiana agli ultimi posti in Europa. Sono stufo di vedere i professori depressi a causa di un sistema che non garantisce la qualità». Roberto Formigoni, fresco di quarto mandato come presidente della Regione Lombardia, anticipa la svolta federalista della scuola. Due i principi cardine della riforma. Stop alle graduatorie nazionali con il reclutamento diretto dei professori da parte delle scuole su base regionale. Assoluta parità tra istituti statali e istituti privati grazie al potenziamento della dote scuola. Un modello che ricalca la riforma della sanità del 1997.
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Innanzi tutto una promessa: fino a quando sarò responsabile Istruzione e Formazione del Pd lombardo non regaleremo la bandiera del merito e della qualità della scuola al centrodestra e a Formigoni. Non lo consentirò perché quella battaglia è la nostra battaglia e perché il centrodestra – e Formigoni in particolare – non ha le carte in regola per fare annunci di questo tipo.
Non ha le carte in regola perché governa da quindici anni e nulla ha fatto se non smantellare (svuotandola di finanziamenti) la Legge sul Diritto allo Studio, affidando tutto il comparto al sistema delle doti, che, qualunque cosa si pensi – e io ne penso molto male – del principio che sottende ad esso, ha dimostrato di non funzionare. La sua stessa Legge 19, che governa il sistema di istruzione e formazione della nostra regione, non è applicata nelle sue parti più innovative e che incidono sulla qualità complessiva del sistema. Non lo è per tutta la parte che riguarda la formazione post secondaria non universitaria, non lo è per la figura del valutatore indipendente, per fare due soli esempi.
Solo all’interno di un quadro di riferimento preciso e di regole chiare si potranno introdurre le innovazioni di cui parla Formigoni. A parte la nostra contrarietà, come si può pensare ad esempio di sperimentare la “assoluta parità tra scuola Statale e non Statale”? Per fare questo va cambiata la Legge di parità attualmente in vigore (ed è una Legge nazionale!), si pensi piuttosto a farla rispettare obbligando le scuole non Statali ad esempio a non discriminare nelle iscrizioni e a pagare i propri insegnanti secondo gli standard del Contratto Nazionale.
Anche sul reclutamento nessuna chiusura a riccio e ideologica nella difesa del sistema attuale, che – come ho detto altre volte – è inefficiente e non garantisce più equità e trasparenza, ma annucciarne il superamento senza collocarlo in un quadro normativo di riferimento mi sembra altrettanto ideologico e in definitiva rischia di essere inattuabile (come funziona la sperimentazione proposta da Formigoni? solo le scuole che sperimentano scelgono all’interno della graduatoria regionale? e lo fanno prima o dopo le scuole che non sperimentano?).
Infine un invito a Formigoni. Vuole andare verso la piena attuazione del Titolo V? Questa è la strada e lo abbiamo indicato anche nel programma elettorale di Filippo Penati, ma pensare di utilizzare quei “poteri” solo per le due innovazioni annunciate, mi sembra veramente non all’altezza dei problemi che il sistema scolastico ha. Da parte nostra non ci sarà nessuna opposizione di natura ideologica e a metà giugno lanceremo una sfida al centrodestra nazionale e lombardo illustrando una protosta organica di cambiamento che si baserà su: valorizzazione del merito di studenti e insegnanti, valutazione del sistema, formazione iniziale reclutamento e formazione in servizio, rilancio dell’autonomia scolastica, governance degli istituti scolastici, valorizzazione dell’istruzione tecnica, messa a rischio da questo governo, come indicano anche i dati sulle iscrizioni per il prossimo anno.
Marco, alla fine ti arrampichi sui vetri. Al di là dell’annuncio, se una sperimentazione è possibile, perchè non dirsi favorevoli?! Formigoni non ha titoli? vediamo nella pratica se riesce a fare, una cosa buona, non se ha titoli. L’immagine complessiva che esce dal tuo intervento è che questo tentativo non si deve fare, perchè LA RIFORMA richiede molte altre cose. O il massimo o niente. I sindacati e la sinistra da anni si oppongono ad ogni passo di riforma, in nome dell’intero cammino.
Io non dico che non si deve sperimentare, ma che anche le sperimentazioni devono avvenire in un quadro di regole certe. Poi avanzo dubbi sulla fattibilità.
Inoltre giovanni, perdonami, ma di che stiamo parlando? Le proposte sono due: del reclutamento ho detto (e non puoi dire che ho detto cose condivise dal sindacato) e sul resto o siamo nell’ambito della legge di parità e dunque non c’è novità oppure si vuole di più e sono contrario, almeno fino a quando non si farà rispettare la legge attuale.
Peraltro la chiamata diretta è (peraltro non a caso in un contesto di riforma più ampia) nel pdl aprea che la gelmini non vuole vada in porto: dica Formigoni se sta con gelmini o con il pdl aprea, altrimenti è una presa in giro.
Vorrei vedere progett! Tutto quello che non funziona nella scuola: carriere, qualità, crescita professionale, trasmissibilità delle esperienze ecc. Questo esempio lo avevo pensato parecchi anni fa e la scuola del futuro la immagino così. Valga solo come esempio ma la discussione è importante:
Una scuola possibile
In una classe di 200 allievi, un docente “speaker”, non necessariamente l’autore della lezione che potrebbe anche essere stata scritta da un docente “ricercatore”, fa la sua lezione con l’ausilio di un microfono e due mega schermi: sul primo la propria immagine ingrandita e sull’altro la proiezione della lavagna che il docente usa all’occorrenza.
Fra i duecento allievi sono distribuiti 5 docenti “tutor” che tengono il polso degli allievi e pilotano gli interventi rivolti al docente-speaker. Inoltre mantengono l’ordine e la concentrazione nell’aula.
Ogni 20 minuti una breve pausa consente di porre al tutore di riferimento problematiche relative alla lezione. Dopo 50 minuti viene proposto un breve test scritto per attestare il grado di apprendimento della lezione: questi test vengono raccolti dai tutor che evidenzieranno eventuali necessità di integrazioni.
Alla fine dell’ora un altro docente-speaker di altra materia curricolare entra con le stesse modalità insieme ad altri 5 tutor della stessa materia e il ciclo si ripete per quattro volte.
I tutor, con l’ausilio di un loro coordinatore, relazionano i vari docenti-speaker per consentire un equilibrato andamento della programmazione e questi a loro volta relazionano periodicamente il preside. Ogni mese (o comunque un ciclo ragionevole di tempo) due dei tutor, specificamente preparati per le interrogazioni, esaminano gli allievi per la valutazione. I docenti-speaker invece affinano la loro docenza (ricerca e esposizione). Alla fine del trimestre il collegio dei tutor e lo speaker compilano la pagella.
Al pomeriggio è possibile effettuare con un tutor la visione della lezione mattutina, o altre lezioni precedenti, per inevitabili necessità di recupero (malattie, incomprensioni ecc.) tramite le videoregistrazioni delle lezioni che vengono regolarmente effettuate. Queste infatti costituiranno una biblioteca che via via diventa il patrimonio didattico della scuola che potrà essere ceduto (a pagamento?) ad altre scuole.
Questa complessa “macchina di studio” viene supportata da altre figure quali: tecnici delle luci, del suono, della fotografia, di laboratorio, registi, attrezzisti, manutentori, magazzinieri ecc. E’ importante infatti che ogni cosa funzioni senza incidenti (per esempio che il silenzio non sia rovinato da cigolii di arredi o di proiettori che si fermano, insomma ogni problema deve essere previsto e risolto tempestivamente con sostituzioni di uomini, macchine e arredi).
Quanto qui esposto non è altro che un semplice utilizzo di tecniche già esistenti e ampiamente praticate in ambienti a noi molto familiari quali il cinema o il teatro. Non a caso da questi posti tutti gli spettatori escono con una elevata comprensione, cosa ben più difficile quando i nostri ragazzi escono dalle loro classi tradizionali (basate esclusivamente sull’uomo e la sua qualità estremamente variabile).
Pensiamo al notevole successo che raggiunge una trasmissione televisiva come Quark nella quale Piero Angela, pur non essendo esperto delle materie che illustra, riesce molto efficacemente a farcele comprendere e lo fa grazie a tutti quei supporti specialistici che sono essenziali alla riuscita della divulgazione.
Nella scuola dobbiamo combattere la distrazione e l’approssimazione sfruttando al meglio le eccellenze: è un enorme spreco un docente bravissimo per soli 20 allievi, come è altrettanto ingiusto che un docente incapace produca tanti danni sui nostri ragazzi senza che possiamo metterci mano: non si può affidare i nostri figli alla roulette della classe di assegnazione (senza contare le degenerazioni di odiosi pilotaggi dietro le quinte). Inoltre è importante dare alla classe docente una evoluzione professionale finora totalmente assente: tutor, esaminatore, speaker, ricercatore.
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Molto interessante la proposta di Giuliano. Ma andiamo oltre: lo vogliamo capire o no che non c’è apprendimento se non si mettono gli allievi in condizione di fare esperienze dirette, lavorare, produrre, progettare, ricercare, in gruppo, in coppia, da soli? Quando avremo sostituito le noiose lezioni frontali attuali con altre più accattivanti e interattive, non avremo fatto che un decimo di quello che si dovrebbe fare. La scuola con al centro il docente che spiega, in modo più o meno avvincente, non è la scuola che garantisce competenze. Lo sanno bene i finlandesi, primi al mondo nei livelli di apprendimento dei loro studenti. E che selezionano i loro docenti, pur pagandoli all’incirca come quelli italiani, con criteri assai rigorosi.
E non vedo traccia di tutto questo né in Formigoni né nel centrosinistra.
A Formigoni dell’apprendimento interessa relativamente. Centrosinistra invece è un’accezione un po’ vasta: per quel che mi riguarda (e ne faccio parte, credo) io la penso come te
Mi fa molto piacere Marco che ci troviamo d’accordo, è che sono veramente sconfortata e mi pare di non trovare molte proposte concrete sulla scuola, anche da parte del PD, alternative al progressivo disfacimento attuale. Ho letto solo ora le tue proposte del 2008 e le condivido. Ma non possiamo farle camminare un po’? Non potrebbe inoltre qualcuno della direzione PD andare un po’ in giro per l’Europa? Così se dovessimo tornare a governare potremmo tentare qualcosa di più coraggioso delle ennesime Indicazioni…Coraggio per la Lombardia! Io vivo in Toscana, che dici che farà Rossi?
Mi sembra una presa di posizione ancora debole e incerta.
Formigoni fa della propaganda in tono leghista, il centro, propagandistico e infondato della sua proposta sta nella scelta di n recluttamento locale, federale e padano, fondato su graduatorie regionali.
1. Vogliamo dirgli, e molto chiaramente, che deve occuparsi delle cose che conosce, come gli scandalosi ocmeportamenti dei suoi assessori e i falsi delle sue liste piene, perché le graduatorie NAZIONALI di cui blatera non esistono. Vogliamo dirgli che le graduatorie ATTUALMENTE funzionano su base PROVINCIALE, che è molto più sensata e federalista di una base regionale in una regione TROPPO estesa come la Lombardia.
2. Vogliamo dirgli che la preparazione degli insegnanti, comunque, è di gran lunga superiore alla preparazione dei suoi consiglieri regionali (in particolare dei componenti del suo “listino”). La preparazione degli insegnanti aumenterà solo quando aumenterà lo stipendio (questa è una legge di mercato), si istituiranno strutture serie (non la pagliacciata INVALSI) per la valutazione e il sostegna/aggiornamento del lavoro e della preparazione delgi insegnanti. Si preoccupi quindi Formigoni della preparazione del merito e dell’onestà dei politici che lo circondano e del merito attribuito solo in base all’appartenenza a CL ( il solo criterio che si ritrova nella sanità pubblica lombarda).
3. Vogliamo dirgli che siamo d’accordo: le scuole pubbliche debbono avere la stessa dote finanziaria di quelle private (conto complessivo in cui siano compresi finanziamenti pubblici e privati, e capitale investito), ma con un conteggiol effettuato pro capite (in base al numero degli studenti). Allora si che ci divertiremo!
4. Vogliamo dire che la discontnuità e l’incertezza della didattica dipendono dalla dimensione del precariato nella scuiola pubblica (si arriva al 25% nella media superiore), che dipende da una scelta dell’amministrazione, e dalla carenxa di risorse, con enormi debiti del ministero verso le singole scuole. Ma queste sono scelte del governo Tremonti – Gelmini, dove il ministro si distingue per lassenza di competenza, di preparazione e di curriculum adeguato alla sua responsabiltà.
Il “Celeste” Formigoni parte dalla premessa “sono stufo di vedere la scuola italiana agli ultimi posti in Europa” per proporre due innovazioni per la scuola lombarda : la “chiamata diretta” degli insegnanti da parte delle scuole e la parificazione del trattamento fra scuola statale e scuole private attraverso il potenziamento della “dote scuola” e il finanziamento diretto alle scuole private sul modello della Sanità lombarda.
• Fa piacere che Formigoni si preoccupi per la scuola italiana, tuttavia la scuola lombarda, come le altre scuole del Nord-Ovest e del Nord-Est (i picchi più alti sono nel Trentino Alto Adige), NON è agli ultimi posti in Europa. Certo ci sono ampi margini di miglioramento e il nostro compito deve essere quello di ottenere risultati sempre migliori per la funzione essenziale che ha la formazione nello sviluppo del paese. Molti sono gli strumenti per ottenere miglioramenti : la formazione dei docenti, il sostegno e il controllo della professionalità dei docenti, l’innovazione didattica, l’incentivazione del merito…
• La “chiamata diretta”dall’albo regionale, a meno della conoscenza diretta del docente (situazione rischiosa in un paese in cui troppi amici e parenti vengono chiamati a coprire posti di responsabilità), non si vede come possa essere più efficace della graduatoria in cui compaiono i titoli di studio e il servizio prestato.
o Se si vuole valutare il servizio non solo intermini di anni prestati va bene : si facciano proposte precise su cosa vuol dire misurare e valorizzare il merito, diffidiamo della pura discrezionalità.
o Se si vuole evitare che atenei troppo generosi con le valutazioni determino un ingiusto vantaggio ai propri laureati, si applichi un coefficiente di compensazione che tenga conto delle valutazioni medie delle lauree di ogni anno per ogni ateneo (questo coefficiente di compensazione potrebbe essere utilizzato anche per le valutazione finali dell’esame di stato e anche per l’assegnazione della dote scuola: troppo spesso ci sono valutazioni più generose nelle scuole paritarie rispetto alla scuola statale).
o Se si vuole evitare il turn-over dei docenti (che non avviene fra Nord e Sud, ma in Lombardia per il 93,6% nella stessa regione e quindi fra scuola e scuola per avvicinarsi alla residenza o per passare ad una situazione scolasticamente più gratificante) si può richiedere la permanenza per tre anni nello stesso istituto.
• In che modo la parificazione delle scuole statali a quelle private sul modello della Sanità Lombarda possa migliorare i risultati della scuola non mi risulta chiaro.
o Il modello della Sanità Lombarda sarà anche gradito all’88% della popolazione lombarda, se paragonato a come funziona la sanità nel centro-sud, ma anche qui, come per la scuola, dobbiamo riferirci ai modelli del nord Europa. La situazione della sanità lombarda vantava eccellenze ben prima del quindicennio formigoniano, per fortuna! Recenti esperienze mi hanno fatto verificare personalmente che il ticket copre quasi integralmente le spese (per esami del sangue 36 euro al posto di 42), il servizio di accettazione (esternalizzato) non fornisce tutte le indicazioni necessarie, gli appuntamenti sono una burla (diverse decine di persone convocate nello stesso orario). Soprattutto, al servizio pubblico vengono lasciati i servizi costosi, mentre al privato si “appaltano” i servizi più remunerativi, senza verificare gli “aggravamenti” che fanno lievitare i rimborsi (scandali a parte). La quantità di denaro che si muove attorno alla Sanità dovrebbe indurre ad un controllo occhiuto per evitare rischi evidentissimi di corruzione. Non vorrei che per la scuola si riproponesse lo stesso modello : alla scuola pubblica i casi difficili o le situazioni a rischio e alla scuola privata la possibilità di creare “isole protette” a vantaggio di pochi e a spese dei contribuenti.
o Ritengo anche che debba essere salvaguardata la scuola pubblica come luogo di coesistenza e confronto fra modelli educativi e religiosi diversi, come specchio delle diversità che esistono nella società, come agorà in cui gli studenti si abituino a difendere le proprie idee e a rispettare quelle degli altri.
Quindi l’invito è a misurarci con proposte di merito, senza far passare il contentino alla Lega dell’Albo regionale e la parificazione pubblico-privato come la soluzione ai problemi della scuola.
Non su tutto concordo alla lettera, ma avremo modo di confrontarci (siamo un partito democratico, noi).
Solo una precisazione per evitare autogoal “fuori”: sul turn-over tu e formigoni (e io con voi) siete d’accordo. Lui propone nell’intervista 5 anni e tu 3, ma la sostanza è la stessa.
Magari bastassero i titoli per determinare la competenza ad insegnare o a dirigere la scuola!
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Ciao Marco.
Più che un commento è una richiesta.
Sono portavoce di un circolo dell’Oltrepò Pavese. Nella festa che stiamo organizzando quest’estate (metà Luglio) vorremmo fare un incontro / dibattito appunto sulla scuola. Sto già cercando di coinvolgere i movimenti studenteschi che contro la riforma Gelmini si erano già mossi. Per gli ospiti invece avevamo pensato alla tua presenza. Mi farebbe piacere ti mettessi in contatto in me.
Grazie.
Buon lavoro.
pdlungavilla@yahoo.it
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