«Io sono in totale sintonia con Tremonti sulle motivazioni che muovono la manovra, per le difficoltà in cui si muove il Paese e la necessità di tagli coraggiosi. Molti degli enti che figurano in quell’elenco – aggiunge Bondi – vanno soppressi, ma alcuni non possono in nessun modo essere considerati lussi». Quanto al fatto che il ministero è stato tenuto fuori dalla scelta, Bondi aggiunge: «Avrei voluto decidere insieme: il ministero non doveva essere esautorato. Ora mi metterò al lavoro con i miei collaboratori per capire quali di quegli enti sono eccellenze e quali sono inutili. Ma la scelta va fatta insieme».
Questa la dichiarazione di ieri del Ministro Bondi, che sembra peraltro aver dato i suoi frutti.
Questa dichiarazione mi ha colpito, leggendola sui giornali di oggi, per alcuni termini che il Ministro ha voluto usare: “no a tagli indiscriminati”, “ministero esautorato”, “la scelta va fatta insieme”. E mi ha colpito perché con questa reazione d’orgoglio Bondi dimostra di essere – a dispetto delle apparenze – più attento ai doveri connessi alla carica di alcuni suoi colleghi. E badate bene: Bondi non ha messo in discussione la necessità dei tagli, ma ha preteso che le decisioni non le prendesse Tremonti in solitudine e ha altrettanto preteso di decidere dove tagliare, assumendosene la responsabilità politica.
Un po’ come se il Ministro Gelmini si fosse assunta l’onere di decidere di tagliare là dove venivano sprecate risorse pubbliche (scuole primarie formalmente a 30 ore che erogavano il servizio per 24, solo per fare un esempio) invece che assecondare le scelte di Tremonti, volte a fare cassa senza discernimento. Non solo: Gelmini ha anche accettato che nella Legge che stabiliva i tagli (7,8 miliardi in tre anni. giova ricordarlo) fosse anche presente una norma capestro hce di fatto ha portato al commissariamento di Viale Trastevere da parte del Ministero dell’Economia.
Assumersi l’onere della scelta sarebbe stato sicuramente più difficile, ma anche segno di coraggio, altruismo e fantasia.
Uhm… sarà, ma quello di Bondi mi sembra comunque un atteggiamento che nasconde più di un problema. Se lui non ne sapeva nulla, di quei tagli, allora a questo punto a che serve il suo ministero, se non viene interpellato quando serve? Perché il ministro della cultura dovrebbe appunto – come gli altri membri del governo – difendere gli interessi di ciò che amministra di concerto con il ministro dell’Economia. E non essere informato a cose fatte. O Bondi è un individuo che serve solo ad essere mandato a Cannes (e poi comunque non ci va)?
Oppure, il ministro intende semplicemente smarcarsi, cercando di salvare la sua reputazione di ministro della cultura, che però deve per forza sottostare ai dettami del governo, che – come è sempre stato evidente – alla cultura è sempre stato indifferente. Insomma, Bondi sapeva, nulla ha potuto/avuto voglia di fare, ora cerca solo di salvare la faccia.
In entrambi i casi, una pessima figura.
lungi da me voler difendere Bondi, ma l’ultima ipotesi secondo me non regge alla prova dei fatti. fosse stata tutta una finta non avrebbe ottenuto lo stralcio. al più potrei immaginare che sia stato un modo per mettere in cattiva luce tremonti per fare un favore al suo amato silvio…
ma comunque a me interessava più che altro sottolineare la non ineluttabilità delle non-scelte gelminiane