Uno dei problemi maggiori che le famiglie italiane devono affrontare quando si occupano della scuola dei loro figli più piccoli è…
…il calendario.
Infatti il calendario scolastico non coincide con le esigenze lavorative degli adulti e in particolare a Pasqua, il 25 Aprile e il Primo Maggio (per non parlare del periodo elettorale), ci si trova a fare i salti mortali tra baby sitter (chi può), nonni (chi li ha) , vicini di casa e permessi lavorativi più o meno retribuiti.
Per chi non lo sapesse funziona così: lo Stato dice quali sono i giorni di chiusura obbligatoria (le feste comandate, si sarebbe detto una volta), la Regione stabilisce le date di inizio e fine e quanti giorni si auspica facciano le scuole (per la Lombardia 218) e le singole scuole stabiliscono in autonomia il calendario, rispettando le date di inizio fine e facendo almeno 200 giorni (avete letto bene: possono farne anche meno di quelle previste dalla Regione, ma questo è un altro discorso).
Quest’anno, ai primi di giugno, il Direttore dell’USR della Lombardia Colosio dirama una comunicazione per fornire chiarimenti su come le scuole devono definire il proprio calendario scolastico. Due mi sembrano i passaggi chiave.
Nel primo si parla esplicitamente del ruolo degli Enti Locali, delle esigenze delle famiglie e della possibilità di coinvolgere nella didattica “soggetti diversi”:
In primo luogo viene in rilievo la necessità di raccordo con gli enti erogatori di servizi connessi alle attività didattiche (trasporto, mensa, etc.), poi la necessità – altrettanto evidente – di raccordo con gli enti territoriali competenti ad assicurare servizi per il diritto allo studio [...]. Allo stesso modo appare opportuno tener conto, ove possibile ed almeno per ambiti territoriali omogenei, dell’opportunità di coordinare i calendari dei vari ordini di scuola, e ciò per soddisfare le evidenti ragioni delle famiglie con figli di età diverse. Allo stesso modo, si ritiene utile considerare anche le opportunità per la didattica offerte da soggetti diversi.
Nel secondo si danno alcuni suggerimenti operativi e la chiusura è molto prescrittiva:
In tale ottica risulta dunque evidente come debbano essere preventivamente individuate e decise – a favore degli studenti – modalità e tempi di recupero delle attività educative/ore di lezione non svolte, a partire dalla definizione e delibera del POF della scuola; per quanto riguarda il personale docente, dovranno conseguentemente essere individuate ed adottate eventuali modalità di compensazione dell’attività lavorativa, nel rispetto dei diritti e doveri del vigente CCNL di comparto. Allo stesso modo, si ritiene di precisare che non appaiono possibili adattamenti del calendario scolastico che comportino la chiusura delle scuole per vacanze, ponti ed affini, oltre alle giornate già espressamente indicate dal calendario nazionale, come adottato dalla Regione Lombardia.
Una vera rivoluzione: per la prima volta un Dirigente dell’USR dice esplicitamente che sono vietati i “ponti”, o più precisamente che “non appaiono possibili adattamenti del calendario scolastico che comportino la chiusura delle scuole per vacanze, ponti ed affini, oltre alle giornate già espressamente indicate dal calendario nazionale”.
Passano alcune settimane e succede una cosa strana: Regione Lombardia richiama all’ordine Colosio, che si limita – con il suo Dirigente – a prenderne atto emanando un laconico comunicato che la dice tutta sullo stato attuale dei rapporti tra Colosio stesso e Rossoni. Passano poche ore e succede una cosa ancor più strana: FLC-CGIL plaude all’iniziativa dell’odiato Formigoni.
Come la vedo io? Questa la dichiarazione che ho rilasciato alla stampa.
Dal punto di vista formale la Regione non poteva che ribadire che le scuole sono autonome e possono (entro certi limiti) definire il proprio calendario come meglio credono. Ci sono però modi diversi per utilizzare l’autonomia che viene concessa: si può utilizzare per venire incontro alle esigenze dell’utenza oppure per lasciare tutto come stava prima che questa autonomia esistesse. La discussione quindi non può essere solo formale: ci sono in ballo le esigenze delle famiglie sulle quali non può gravare tutto il peso di una sospensione prolungata delle lezioni come avvenuto ad esempio nell’ultimo anno scolastico. Auspichiamo quindi che i dirigenti scolastici vogliano autonomamente seguire almeno alcune delle raccomandazioni di Colosio anche se non sono obbligati a farlo e chiediamo agli Enti Locali di favorire tutte le forme di collaborazione possibili con le scuole perché esse restino comunque aperte anche nei periodi di sospensione delle lezioni, come già avviene in alcune realtà scolastiche particolarmente virtuose.
… e tutto ciò dimostra come l’autonomia, così come è, si riduce spesso all’esercizio del potere dei collegi docenti nel rubacchiare qualche giorno di vacanza qua e là. D’altra parte la Gelmini non vuole iniziare il I ottobre? Almeno lei fa le cose in grande…
Ma veniamo a noi (Pd e dintorni). Vogliamo provare a sostenere con forza (che vuol dire, volantini, comunicati, iniziative di legge in parlamento…) che il calendario scolastico va allungato a 39/40 settimane (di 5 giorni) come nel resto d’Europa; che le scuole devono restare aperte per bambini e studenti anche nei periodi non strettamente di lezione, cioè più o meno 5 giorni per 52 settimane?
Non è così che si fanno proposte esemplari, convincenti e popolari? vabbè, forse per gli insegnati un po’ meno… :-)
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