La questua vera e quella presunta

Grazie a Massimo Marini ho scoperto un interessante volume di Umberto Folena, pubblicato qualche anno fa a cura di Avvenire (alll’epoca diretto da Boffo, quello dell’omonimo metodo).

Si intitola “La vera questua: analisi critica di un’inchiesta giornalistica” ed è una replica argomentata al volume “La questua” di Curzio Maltese sui privilegi della Chiesa Cattolica. Alcuni di questi privilegi sono veri, altri veri a metà, altri ancora – come ho scoperto con sorpresa sul libro di Folena – palesemente falsi.

Il libro di Maltese sta conoscendo, soprattutto in rete, una nuova fortuna e i suddetti privilegi sono la facciamoda del momento: hanno infatti sostituito (credo solo provvisoriamente) persino quelli dei politici nelle preferenze dei faccianauti in preda alla sindrome da like compulsivo.

Per questo consiglio la lettura di questa sorta di contro-inchiesta prima di attardarvi nel ripetere fregnacce a pappagallo. Lungi da me voler difendere la Chiesa Cattolica, delle cui sorti mi interessa il giusto, o evitarvi figuracce, che tanto non ammettereste nemmeno nei casi più evidenti. Molto più prosaicamente la mia preoccupazione è un’altra: mentre i più stanno lì a indignarsi per le fesserie, i privilegi veri (quelli della Chiesa, come quelli della politica, come quelli di tutte le caste di cui questo paese è pieno) prosperano.

About these ads

7 comments

  1. Lo sto leggendo ed è assai interessante. Da un certo punto di vista è addirittura confortante: è bello sapere che spesso le cose non sono così fosche come le si vuole dipingere. E’ vero anche che c’è dell’acrimonia laicista: io credo che anche un membro dell’UAAR od Odifreddi potrebbero ammettere che sarebbe meglio finanziare una scuola cattolica che sprecare denaro, chessò, in un salvataggio Alitalia o in una delle altre migliaia di cose in cui lo Stato Italiano spreca soldi.

    Su alcune cose però di cui ho conoscenza, l’autore glissa con una certa eleganza. Lo stipendio degli insegnanti di IRC: è ben vero che lo stipendio va a loro e non nelle tasche dei vescovi, però è pure vero che viene risparmiato loro l’onere. E, se come dice l’autore, gli insegnanti sono l’85% per cento, ne consegue che per il 15% lo Stato paga dei sacerdoti.

    E sarà anche vero che ovunque tranne che in Francia, Bielorussia e Bulgaria l’insegnamento è realizzato in collaborazione con le Chiese, ma il plurale è assai significativo e non si applica all’Italia (si dirà: questo va oltre le intenzioni del pamphlet).

    Gli Osa chi li decide? La Chiesa, nella scuola dello Stato. Questo è uno dei punti che più dolgono ai laicisti e che in parte spiega l’acrimonia denunciata all’inizio del libro. Quando Maltese dice “Il dogma in aula” per una volta non ha torto: il dogma cattolico. Anzi, a voler essere precisi, “i dogmi”.

    E’ pur vero che l’IRC non è obbligatorio, ma è anche vero, e io lo trovavo urtante quando andavo a scuola (è cambiato qualcosa?) dover richiedere l’esenzione, per non trovarmi a fare l’IRC in automatico. Più corretto sarebbe chiedere: “Chi lo vuole fare?”. Molte delle adesioni non sono positive, bensì basate su un silenzio assenso poco informato.

    E il fatto che un insegnante risposato possa perdere l’idoneità nella scuola dello Stato non va bene. Non va bene anzi che ci sia un’idoneità “etica” riguardante scelte di vita perfettamente legali.

    In ogni caso, Maltese parrebbe proprio aver reso un cattivo servizio al dibattito: nella battaglia di idee non c’è sostituto alla precisione…

    1. Su tutto il resto concordo. invece faccio una precisazione (anzi due) sul penultimo paragrafo. Il legislatore ha provato a risolvere il problema, consentendo ai docenti IRC in possesso di abilitazione in altra classe di concorso di passare automaticamente in pianta allo Stato. Come puoi immaginare la cosa crea però qualche disparità di trattamento con gli altri abilitati.

      Seconda cosa: tu hai ragione nel merito, ma c’è un problema. In realtà l’avallo della Curia non è ex post ma ex ante. Cioè il concordato consente loro di decidere chi insegna RC. In fondo lo Stato fa lo dstesso con gli insegnanti di Lettere: non consentirebbe ad altri di decidere per lui (giustamente).

      Tu sostanzialmente dici: una volta dato l’avallo questo non deve poter essere revocato dato che ciò potrebbe avenire non per demeriti del docente ma per un giudizio morale su di lui. E io ti provoco: sicuro che sia giusto così? In fondo non chiediamo anche per i docenti statali una valutazione che possa portare anche alle conseguenze più radicali?

      1. Per questo specificavo “scelte di vita perfettamente legali”. Se un professore commettesse reati, e’ ovvio che dovrebbe essere “eticamente” allontanato. Ma non se vive la sua vita in accordo con le leggi di questo Stato (ci potrebbero essere, e ci sono stati casi limite -che non riguardavano la religione- ma ora non ci interessa).
        Dall’altro lato, non e’ l’idea che l’insegnante possa essere esaminato che contesto, ma da chi, e secondo quali principi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...