manifesto

Il peggior ministro?

Se torno sulla polemica di ieri per l’intervista al WSJ del ministro Fornero non è per disquisire della differenza che passa tra job e work. Se non la sanno i giornalisti di Repubblica, non sarò certo io ad ergermi a maestro di tali professionisti. Ci torno invece per una questione più generale, che – come sanno i miei venticinque lettori – mi sta particolarmente a cuore, ovvero le modalità del dibattito pubblico di questo buffo paese.

Polemizzando con Fornero, un editoriale odierno del Manifesto scrive:

[...] Elsa Fornero, forse il peggior ministro del lavoro della storia repubblicana. Il peggiore, perché almeno Sacconi, che non è certo fatto di una farina migliore, aveva uno straccio di opposizione sindacale e addirittura politica ad arginarne gli istinti più animali. Fornero invece può dire ciò che vuole.

Sarebbe il peggiore perché “può dire quel che vuole”, perché nessuno la argina. A parte che non è così (pochi ministri – nemmeno Sacconi – hanno causato un’equivalente unità sindacale contro i propri provvedimenti), è proprio il ragionamento a fare acqua. Come ho detto, qui non c’entrano nulla le dichiarazioni del ministro da cui ha preso spunto la polemica. Legittimo dissentire da lei e perfino considerarla il peggior ministro (ad esempio Vendola, sullo stesso giornale, utilizza la medesima definizione, ma lo fa portando argomenti politici), ma farlo sulla base dell’assunto che lo è a causa della pochezza dei suoi antagonisti è demenziale.

Con un ragionamento apparentemente simile, martedì alla Zanzara Diliberto ha detto che Fornero è pericolosa perché molto preparata; peraltro dimostrando su questo di pensarla diversamente da Fassina che – interpellato sempre da Cruciani pochi giorni prima – l’aveva definita una scarsa conoscitrice del mondo del lavoro. Ma il ragionamento di Diliberto (l’avversario più pericoloso è quello bravo) – tipico della sinistra che si è formata su Gramsci – ha almeno un fondamento nel pragmatismo politico, le affermazioni del Manifesto invece sono illogiche, irrazionali.

Del ministro Fornero ognuno è libero di pensare quel che crede, ma gli argomenti che si portano a sostegno delle proprie tesi non sono tutti buoni a prescindere. Invece in Italia si tende ad essere d’accordo con chi dice cose che condividiamo anche quando si basano su premesse logiche inconsistenti.

Personalmente ho un approccio opposto. Se qualcuno sostiene una mia tesi e lo fa con argomenti logicamente contraddittori, se non peggio, inizio a farmi qualche domanda sulla bontà delle mie opinioni. Sarà colpa dei miei studi scientifici.

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3 comments

  1. Leggendoti, mi chiedo come mai, tu che sei così lucido nel denunciare i limiti del preconcetto e dell’ideologia altrui (e in alcuni dei casi citati, convengo con la tua analisi), non riesca a vedere quanto le uscite della fornero siano animate dallo stesso zelo ideologico. Quasi mai il ministro, a precisa domanda ,risponde nel merito cocnreto delle questioni (che si tratti di misurare il numero esatto degli esodati o di valutare se sono aumentate le tasse sul lavoro con la riforma) ma sempre sulla base di teoremi veri e propri (“un istituzione come l’inps non dovrebbe…”, “l’italia è un paese in cui…”). Ora, almeno dal punto di vista comunicativo, questo è un modo lapallissiano di aumentare la temperatura del dibattito non di abbassarlo. Legittimo per carità, ma legittimo nella misura in cui anche gli altri sia permesso di fare gli stessi giochini. E allora c’è poco da lamentarsi, da una parte e dall’altra, perché questo sta diventando un gioco delle parti.

  2. Marco D

    Se trovi che la Fornero faccia affermazioni ideologiche non supportate dai fatti, basta citare i fatti per contraddirla. Dire che la Fornero è ideologica soltanto perché ha delle idee è capzioso.

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