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Le tre brutte notizie per la Ditta di #assembleapd

Quello che penso nel dettaglio dell’Assemblea di ieri lo trovate ripercorrendo i miei tweet. In estrema sintesi la presidenza (con l’esclusione di Scalfarotto, messo in minoranza dal lato femminile della Forza) ha provato a gestire il dissenso su primarie, mandati e diritti civili ricorrendo a technicalities (forse sarebbe meglio definirli trucchetti) da manuale dell’assemblearismo inconcludente.

Sfidare Sereni e Bindi su quel terreno non può che portare alla sconfitta e questo lo si sapeva. Immaginavo che fossimo ormai arrivati troppo oltre nella costruzione del PD da un lato e dall’altro nella consapevolezza (anche tra i dinosauri) di cosa sia la comunicazione oggi per consentire che questo modo obsoleto di gestire la democrazia interna potesse avere ancora spazio. Mi sbagliavo, evidentemente. E questa è la prima brutta notizia per la Ditta di ieri: il PD non è ancora un processo irreversibile e probabilmente non lo sarà fino a quando i dinosauri non si saranno estinti. Non da soli, come sta scritto su una maglietta che ho regalato ai miei figli.

La seconda brutta notizia per la Ditta è che da ieri il suo segretario (che è il mio segretario e quindi è una brutta notizia anche per me) è più debole. Più debole nel partito e più debole come candidato premier. Non so se ne sia consapevole e soprattutto se abbia capito che i suoi problemi di oggi sono cominciati quando ha deciso di consegnarsi mani e piedi ai Bindi e ai Fassina. Ai primi per la gestione della macchina assembleare (e per la copertura del fronte cattolico in attesa di mettersi d’accordo con Fioroni sul prezzo del suo appoggio) e ai secondi (o meglio al gruppo dei cosiddetti giovani turchi) per un riposizionamento programmatico ritenuto necessario: condannare all’oblio il programma elettorale del 2008 e “coprirsi” a sinistra.

Davvero un peccato perché la relazione è stata molto buona, una mediazione alta. Anche il dibattito è stato importante, ad esempio è servito a chiarire cosa sia veramente la divisione tra “montiani” e non nel PD (con D’Alema – nota a margine – giustamente iscritto a pieno titolo nei “montiani”). Su questo punto, risentitevi gli interventi di Morando e Ghezzi per capire la distanza delle due posizioni: sentendoli, ieri mi sono detto che già oggi il PD è così simile al modello labour, al quale pensavamo fondandolo. Anche il tema primarie per la premiership, seppur confusamente e senza date certe, è stato ribadito (sconfessando Fassina sul tema della Carta).

Tutto cancellato da quelle votazioni gestite in modo così imbarazzante. Tra l’altro, che pena (per lei e per il partito) vedere Marina Sereni prima bacchettare i parlamentari e poi farsi dare una lezione di regolamenti parlamentari da Vassallo… Vale anche qui la conclusione di prima: il PD non nascerà mai fino a quando sarà in mano ai dinosauri (di ogni età).

La terza brutta notizia è proprio su una delle pietre dello scandalo, la questione dei diritti. Ieri l’Assemblea ha votato un documento con tanti difetti, ma frutto di un lungo lavoro di costruzione il più possibile condivisa. Si era raggiunto un accordo anche con chi avrebbe voluto di più, ma questo accordo è stato spazzato via dalla priorità che si è data la Presidente Bindi. Che era un’altra: non valorizzare il proprio lavoro, ma impedire all’Assemblea di votare. Ha sacrificato – non so quanto consapevolmente – se stessa e la “sua” Commissione Diritti a questa priorità. Votando, si poteva uscire da lì con un documento ampiamente condiviso, alcuni documenti integrativi (assunti come contributi al dibattito) e la registrazione di una distanza circoscritta al solo matrimonio. Si è preferito buttare tutto nel cesso.

Alcuni dicono che si vuole rifare il PCI, ma nel PCI dopo una gestione così fallimentare ti avrebbero chiesto di prenderne atto.

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2 comments

  1. Marco, ho provato a capire qualcosa dai tweet di chi c’era e ti prego di credermi, era sfibrante.
    Sono molto d’accordo con te, per quel che può dire una persona dal di fuori.
    Solo non capisco questo passaggio: “Sfidare Sereni e Bindi su quel terreno non può che portare alla sconfitta e questo lo si sapeva.”

    A me non sembra che quella di ieri sia stata una sconfitta per il rinnovamento del PD. Forse non sarà comunque possibile (il PD potrebbe anche essere un malato troppo grave), ma ieri si è visto clamorosamente, in quell’atmosfera da riunione di condominio, che i dinosauri dietro di sé non hanno nulla.
    Ti sembrerà forse un discorso sfascista, ma forse le cose bisogna dirsele chiare, prima che sia troppo tardi. Amaro sarebbe dire sul corpo del paziente “Non erano i salassi che servivano!”.
    E se si vuole, a costo di sembrare acrimoniosi, questa discussione, i suoi tempi e i suoi modi, la dirigenza del PD se li sarebbe potuti risparmiare da tempo se non ci fosse stato l’unanimismo, la richiesta di passi indietro, il costante disprezzo per chi non era allineato.
    Io sono contento di come è andata.

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