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L’intervista di Cazzullo a Bersani

Oggi il Corsera pubblica un’intervista di Aldo Cazzullo a Pierluigi Bersani. Per chi lo ha ascoltato nell’ultimo periodo, nessuna particolare novità, a parte una dichiarazione molto allarmante, sulla quale torno in un altro post . Qui commenterò le parti più politiche dell’intervista.

Innanzi tutto un consiglio: l’intervista va letta. Perché sistematizza il pensiero del segretario e sgombra utilmente il campo da alcune caricature. Di seguito le mie impressioni.

Buona la parte su Monti. Certo, non ai livelli di altre posizioni della maggioranza “interna” assai più coraggiose (penso in particlare a D’Alema e Letta), ma da chi deve anche tenere a bada turchi, bindi e camussi non si può pretendere molto di più.

Su questo ci sarebbe molto da dire, ma non c’è lo spazio. In sintesi, io penso che l’accusa che Renzi e altri fanno a Bersani di essere lì solo a dirigere il traffico tra le correnti sia in parte ingenerosa. Un segretario deve anche fare questo, mediare tra le diverse opzioni politiche presenti nel suo partito. Quello che manca a mio avviso a Bersani è un po’ più di coraggio e capacità di mettere in gioco la propria credibilità personale. In una parola, capacità di leadership. When in trouble, go big non è esattamente un suo motto, diciamo.

Interessante e per lo più condivisibile la parte programmatica. un po’ minimalista, ma è solo un abbozzo e i soldi son veramente pochi. Diciamo che dà il segno della proposta del PD:

Dobbiamo ottenere [dall’Europa] un margine per fronteggiare la recessione. Saprei anche dove mettere le risorse. Negli investimenti che portano subito lavoro e innovazione: ossigeno agli enti locali per le piccole opere, casa, efficienza energetica, agenda digitale.

Bene la conferma delle primarie (il doppio turno è anche a mio avviso la soluzione). A questo punto – dicono i bene informati – può tirarsi indietro solo adducendo come scusa una nuova legge elettorale o il dissenso degli alleati. La prima sarebbe vista come una scusa (una riforma magari si farà, ma prevederebbe comunque un minimo di premio di governabilità, legato quindi al nome del candidato premier). La seconda motivazione sarebbe invece un boomerang, perché tutto il capitolo “non faremo come con l’Unione”, si basa sulla capacità del PD di farsi garante della tenuta della coalizione e della sua capacità di farsi forza egemone tra gli alleati.

Sul rinnovamento delle classi dirigenti torna per il governo la formula del ricorso a “giovani sperimentati”, che ne ha caratterizzato la segreteria Bersani:

A parte alcuni presìdi essenziali di esperienza, punteremo su una nuova classe dirigente, una nuova generazione. Non sarà un salto nel buio: è gente che ha già fatto esperienza amministrativa.

Se sulla segreteria non sempre ha funzionato, sul governo è invece una formula convincente. E tranquillizza (passatemi la battuta) sul fatto che Fassina non farà il ministro, visto che esperienza amministrativa non ne ha. In Segreteria – a parte Bersani – credo che esperienza amministrativa l’abbiano solo Matteo Mauri e Marco Meloni, che sarebbero peraltro due ottimi ministri.

Sui parlamentari, per come si sono messe le cose, sarebbe meglio dire esplicitamente che non ci saranno deroghe, escluso il Segretario. Avrei preferito una soluzione più pragmatica (e più seria) come quella proposta dall’OdG precluso di Civati (massimo 10% di deroghe come da Statuto, ma ciascuna motivata e approvata singolarmente); se quello è precluso, il mio second best scenario diventa nessuna deroga. Mi spiace, ma non mi fido.

Come non mi fido di chi dice che le primarie per i parlamentari non vanno bene perché oltre alla rappresentanza territoriale, bisogna garantire al partito anche una quota per le competenze. Principio sanissimo (e opportunisticamente dovrei sostenerlo, visto che la competenza sulla scuola mi viene universalmente riconosciuta, anche da chi non la pensa come me). Principio condivisibile, ma fino ad ora ampiamente disatteso: nessuno mi garantisce (e ci garantisce) che quella “quota” decisa dal partito per portare in Parlamento i competenti non venga invece usata per portarci i portaborse. E purtroppo non è un processo alle intenzioni, ma alle azioni. Uno dei pochi effetti positivi del Porcellum è che ha smascherato alcune ipocrisie, rendendo molto più espliciti – nel bene e nel male – i criteri di ogni forza politica nella selezione delle proprie classi dirigenti.

Sulla questione “matrmonio per gli omosessuali, Bersani dice (forse per tacitare Anna Paola Concia, che in Germania si è sposata):

Noi proponiamo le unioni gay, nei dintorni della soluzione tedesca.

Che non credo sia una soluzione compatibile con il documento Bindi votato in Assemblea, che se lo avesse detto in Assemblea avrebbe tacitato tutti (ma forse non la Bindi), che non si capisce perché continua ad usare formule tipo “nei dintorni” che danno l’impressione di poca chiarezza (e forse non è solo un’impressione), che non si capisce perché parla di “soluzione” come se fosse un problema da risolvere e non una proposta politica, che… che… che…

Ma sopratutto che ignora come il problema di sabato non sia stato tanto il merito, ma il modo in cui Sereni e Bindi non hanno gestito la vicenda delle votazioni.

Infine la legge elettorale: la soluzione proposta come mediazione (modello legge per le provinciali) è a mio avviso la peggiore possibile, peggio del Porcellum. E non soddisfa uno dei due “paletti” che ha posto lo stesso Bersani: la scelta dei rappresentanti da parte dei cittadini. Fa correrere i candidati dei collegi non uno contro l’altro ma contro i candidati del loro stesso partito. Addirittura chi vince il collegio potrebbe non risultare eletto! O esserci collegi che non eleggono nessun parlamentare. Almeno con il Porcellum quando vado a votare so che i primi della lista che scelgo verranno eletti, così l’unico in lista (scelto comunque dal Partito) potrebbe non essere eletto.

Come ho detto, c’è poi una risposta che mi ha particolarmente allarmato, ma a quella dedicherò il prossimo post.

2 comments

  1. Non sono d’accordo sulla tua valutazione dell’intervita. Secondo me la vedi da insider (ti ho linkato un mio post su come un outsider potrebbe vedere la dichiarazione sulla nuova generazione di amministratori), per cui puoi “permetterti” di riempire le caselline lasciate appena intravedere dal segretario. Tipo: tu di Mauri e Meloni, ma li conosci perché sei del partito. Io no. In secondo luogo: sei TU che parli di Mauri e Meloni, ma il segretario si RIFIUTA di farlo. Sono loro? Ci sono ANCHE loro? Oppure pensa ad altri? Boh. Costringere un elettore a opere di divinazione sui nomi è scorretto ai limiti della malafede.
    E poi perché non farli, questi nomi: perché è possibile che le persone cui lui pensa debbano essere sacrificate alle correnti o agli altri partiti, o alla coalizione, o chissà che altro. Dire di avere i nomi in testa e non dirli è pura debolezza.

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