cachi

Grillo razzista e istigatore. Ma c’è dell’altro.

Sta girando sui socialcosi, ripreso da alcuni blog, uno spezzone di uno spettacolo di Beppe Grillo del 2006 che Daniele Sensi ha postato ieri.

Dice Grillo nel video:

I marocchini o vengono qua e rispettano le regole, o, se no, fuori dai coglioni. Però, se vuoi dare una “passatina” a un marocchino che rompe i coglioni, lo prendi, lo carichi in macchina e, senza che ti veda nessuno, lo porti un po’ in caserma e poi gli dai magari due schiaffetti. Ma in mezzo alla strada non è possibile. Oggi con un telefonino fanno succedere un casino. L’immagine di quel telefonino lì è andata a un miliardo di musulmani! Sono coglioni, li vedevano con i telefonini.

L’accusa principale che gli viene rivolta è quella di istigazione a delinquere, dato che Grillo ha giusto ieri incolpato i media di un reato analogo. Poi c’è quella di razzismo (l’uso di “marocchino” per intendere l’immigrato genericamente inteso ne è la spia linguistica principale): ma questo non dovrebbe sorprendere nessuno, dato che il razzismo populista di Grillo era noto da prima.

A me però colpisce anche un altro passaggio dell’invettiva del sedicente comico prestato alla politica (non so se il M5S fosse già nato nel 2006, ma certamente da prima Grillo aveva smesso di fare spettacoli comici e si era trasformato nel censore dei costumi altrui). Per due motivi. Il primo fa parte delle conferme della natura di destra del Nostro: dire “menateli pure, ma non davanti alle tv” è una cosa squallida, che dovrebbe bastare a squalificare chiunque la dica. Una cosa profondamente italiana, certo, ma uno degli aspetti più deteriori – e di destra, appunto – del nostro modo di essere.

La seconda considerazione spero invece faccia riflettere i tanti che si sono avvicinati a Grillo per le sue idee sulla trasparenza totale. In politica, ma non solo. Come si fa a pretendere nel nome della trasparenza e del rifiuto della delega che tutto sia reso pubblico e pubblicabile, sostenere che chiunque abbia una telecamera in mano ha il diritto/dovere di documentare ciò che accade, di intervistare anche in modo brutale il politico di turno (che non ha nessun dirittto, ma solo il dovere di rispondere) e poi riconoscersi in chi sostiene che chi riprende con i telefonini un linciaggio della polizia ha fatto un’azione potenzialmente pericolosa?

Ma lui se la prende con i poliziotti che si fanno riprendere, non con i cittadini che riprendono, si dirà. Vero. Ma è l’idea che sta dietro questo approccio che dovrebbe spaventare chi teorizza la democrazia diretta e la società senza vincoli, gerarchie, deleghe. Chi la pensa come Grillo, dovesse detenere un giorno il potere potrebbe anche decidere che riprendere con i telefonini possa diventare una pratica da sottoporre al controllo delle Autorità, se non un reato a prescindere. Mica per volontà censoria, naturalmente. Solo per la sicurezza dello Stato.

Come qualsiasi atto censorio sia stato deliberato nella Storia dell’Umanità.

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3 comments

  1. Il concetto di satirà ti è sconosciuto, eh?
    Ma hai visto la parte prima? Che senso ha decontestualizzare tutto per far passare un concetto come non è?
    Che roba…
    Fantastico tirare fuori una cosa di 6 anni fa così. (e 6 anni fa Grillo faceva il comico a tempo pieno)

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