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Nathan Never e la rottamazione intelligente

Oggi è uscito il nuovo numero di Nathan Never. Come ogni mese mi sono precipitato in edicola e a pagina due ho trovato la sorpresa: una lettera di commiato di Antonio Serra, ideatore e autore dell’albo Bonelli fantascientifico per antonomasia. Serra ha deciso “di passare la mano, affidare l’incarico di proseguire l’opera a una persona più giovane e dinamica” e ne spiega le ragioni.

Un manifesto della “rottamazione” intelligente. E a leggere le sue parole con attenzione c’è davvero tutto.

Il riconoscimento non formale alla generazione precedente che ha creduto in lui.

Sergio Bonelli, che credette nel nostro progetto e nella possibilità che un fumetto di fantascienza potesse interessare un vasto numero di persone.

La consapevolezza di aver svolto un lavoro importante che solo lui poteva svolgere, in quanto memoria storica. Ma essere l’unico che può svolgere al meglio una funzione non necessariamente ti rende insostituibile.

… in tutti questi anni il sottoscritto ha quotidianamente tentato di rendere coerente ogni albo con il precedente, elaborando un universo nel quale voi lettori poteste riconoscervi…

La consapevolezza di non essere più la persona giusta al posto giusto. E che per salvare la sua creatura (potremmo dire per il bene della Ditta) la cosa migliore e non essere più protagonista in prima persona.

Oggi, sia per ragioni anagrafiche che culturali, per me è sempre più difficile stare al passo e accontentare un pubblico ogni giorno più esigente e legato ai più recenti sviluppi tecnologici della comunicazione.

La cooptazione meritocratica, che – scusate se cito Gramsci – è “studio degli uomini, scelta di essi e controllo delle loro azioni” (citato in “A vita” di Antonio Funiciello, Donzelli); si capisce che Serra lavora alla successione da tempo.

… dal prossimo numero in seconda di copertina troverete il nome dell’amico e collega Glauco Guardigli, che da molti anni è al mio fianco, aiutandomi nella gestione delle varie testate legate all’Agente speciale Alfa.

La volontà di essere ancora utile, ma la scelta di farlo, salvo un paio di incursioni per terminare le cose lasciate in sospeso, con nuovi incarichi fuori dal presidio quotidiano del suo figlio prediletto, per non fare ombra ai nuovi autori.

Dimenticavo: Antonio Serra ha 49 anni e Glauco Guardigli non è certo un ragazzino alle prime armi, visto che lavora in Bonelli da più di dieci anni. L’età anagrafica in questa storia c’entra poco.

Ha invece a che fare con la lungimiranza, il buon senso e la generosità. Per la prima qualità nella politica italiana è ormai troppo tardi, ma per le altre due c’è sempre tempo.

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