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Articoli taggati ‘Adriano Sofri’

Un italiano di una certa età

Giovedì 22 Ottobre 2009 Lascia un commento

Nella disputa familiare in casa Sofri su moderazione, terzismo e dintorni io propendo per il quartismo del Sofri meno anziano. Lo dico qui a futura memoria e bisognerà tornarci su questa cosa della “moderazione”, visto che – volenti o nolenti – è uno degli assi su cui si sta sviluppando la battaglia politica dei nostri tempi. Continua a leggere…

Scemo, ma non insulso

Lunedì 13 Luglio 2009 Lascia un commento

Scommetto che molti di voi avranno reagito alla notizia che Grillo vuole candidarsi (o dice di volere) a guidare il Pd sbuffando ed esclamando: “Ma siamo seri!” Be’, sbagliato. Intanto perché essere seri, è un vasto programma, e forse ormai tramontato. E poi perché un partito che si sia dato delle regole, fossero anche le più insulse (non dico una porcata di regole, ma una scemenza magari sì), non può che rispettarle.

Adriano Sofri

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Fino a scoppiare

Sabato 7 Marzo 2009 1 commento

A Recife, in Brasile, c’è una bambina di nove anni. Ha un patrigno. Il patrigno abusa sessualmente di lei da quando aveva sei anni. Abusa di lei da tre anni. Il patrigno abusa anche della sorellina della bambina, che ha 14 anni ed è invalida. Ora il patrigno è in carcere. Ora la bambina di nove anni è incinta, di due gemelli. La bambina ha anche un suo padre, e una madre. La madre spera che abortisca, il padre no.

A Recife c’è un medico che ha preso in cura la bambina, le ha somministrato dei farmaci che hanno procurato l’aborto. Il medico e i suoi collaboratori pensano, come vuole la legge, che non si debba obbligare una donna, e tanto meno una bambina, a mettere al mondo il frutto di uno stupro. Si sono anche spaventati del rischio che il parto gemellare avrebbe comportato per una bambina di nove anni.

C’è un arcivescovo, a Recife – non importa il nome: non c’è il nome della bambina, né del suo violentatore, perché citare quello dell’arcivescovo – che ha scomunicato senza appello il medico che ha aiutato la bambina ad abortire, i suoi collaboratori, e la madre che ha approvato. Non il patrigno, “perché l’aborto è peggiore del suo crimine”. Non la bambina. La bambina non ha l’età per essere scomunicata. Solo per partorire due gemelli. L’arcivescovo ha proclamato – indovinate – che la legge di Dio è al di sopra della legge umana. L’arcivescovo ha tenuto ad aggiungere che l’olocausto dell’aborto nel mondo è peggiore di quello dei sei milioni di ebrei nella Shoah. Peggiore. C’è anche, a Recife, un gruppo di avvocati cattolici che ha denunciato i medici per il procurato aborto: omicidio volontario aggravato, presumo.

C’è, a Roma, il Vaticano e, in Vaticano, la Pontificia Accademia per la Vita. Con una gamma di sentimenti che vanno dall’imbarazzo al dolore alla perentorietà, i suoi esponenti hanno spiegato che la scomunica comminata dall’Arcivescovo di Recife era necessaria. Un atto davvero dovuto, come prescrive il Codice di Diritto Canonico. Un sacerdote del Pontificio Consiglio per la Famiglia, a sua volta, ha soffertamente ribadito che “L’annuncio della chiesa è la difesa della vita e della famiglia”. E che i medici sono “protagonisti di una scelta di morte”.

Penso che non si debba commentare tutto ciò. Neanche una parola. Bisogna trattenere il respiro, fino a scoppiare.

Adriano Sofri, su la Repubblica di oggi

Sofri sa di non sapere

Lunedì 12 Gennaio 2009 Lascia un commento

Che cosa mi chiede, come è morto Pinelli? Non si è suicidato, non ha avuto un malore. Di questo sia sicura. No, non posso dirle neppure che cosa sia successo in quella stanza. Posso dirle però che il libro finisce proprio con questa domanda. È la ragazza che me la fa alla fine. Con pudore, con esitazione. Mi ha seguito in un racconto terribilmente lungo e complesso, ha avuto già tutte le risposte e però resta con una domanda ancora. Proprio come lei adesso. E così come sta facendo lei mi chiede, infine: cosa pensi che sia successo quella notte al quarto piano della questura? Le rispondo la verità, certo. Non lo so, ragazza, cosa sia successo.

Adriano Sofri, intervistato da Concita De Gregorio

Dev’essere atroce per un uomo rendersi conto di non sapere cosa sia successo quella notte. Non saperlo oggi, dopo quarant’anni e dopo aver letto migliaia di pagine di inchieste, contro inchieste, verbali e atti giudiziari.

Deve fare una paura immensa confrontare il “non sapere” di oggi con le certezze di quarant’anni fa, quando si incitava all’odio verso un altro uomo, odio che ha portato alla sua morte. Sembrava tutto così chiaro, tutto così cristallino.

Tanto rumore per nulla? Ancora su Sofri e Calabresi

Venerdì 9 Gennaio 2009 7 commenti

E così aveva ragione chi sosteneva che Sofri stesse scrivendo un libro su Pinelli quando diede vita ad una recente polemica con il figlio di Calabresi. Il libro si intitola La notte che Pinelli e uscirà il 15 gennaio per i tipi di Marsilio.

Non vedo l’ora di leggerlo. Stimo Sofri, adoro come scrive (un’anticipazione la trovate qui) e sicuramente ha una conoscenza dei fatti più approfondita di molti altri. Spero solo si limiti alla notte del titolo e non si soffermi sulla mattina del 17 maggio 1972. Come ho già detto altrove, sarò retrò, ma secondo me di Calabresi, o più precisamente del suo omicidio, Adriano Sofri dovrebbe parlare il meno possibile.

Aspetando il libro, torno per un attimo a quella polemica del settembre scorso. Ricordate? Il senso era: l’omicidio Calabresi non fu un atto di terrorismo e dunque sbaglia il figlio a considerarsi un parente di una vittima del terrorismo.

Ci torno perchè se sono vere le anticipazioni dell’Espresso, Adriano Sofri sembra aver cambiato opinione, visto che scrive:

Di nessun atto terroristico degli anni ‘70 mi sento corresponsabile. Dell’omicidio Calabresi sì, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse, ‘Calabresi sarai suicidato’.

Magari è solo una frase estrapolata dal contesto e non vuol dire niente. Ma fino all’uscita del libro lasciatemi sperare che non sia così…

Vuoi mettere?

Venerdì 17 Ottobre 2008 Lascia un commento

Si sono svolti oggi (alcuni sono ancora in corso) alcuni cortei studenteschi che protestano contro il Decreto Gelmini Tremonti.

Questo blog dedica loro un bell’articolo di Adriano Sofri uscito ieri su Repubblica.

È vero che Ionesco, guardando dalla finestra un corteo parigino, decretò: «Diventerete tutti notai». Io ho qualche amico notaio. Volete mettere un notaio che ha fatto un corteo?

Adriano Sofri su la Repubblica di ieri

Il vento dell’odio

Mercoledì 24 Settembre 2008 Lascia un commento

Appaiono meno felici i passaggi in cui l’autore usa gli intrecci generazionali per sgomitolare il filo rosso che dal fascismo porta agli Anni 70. Si rischia così di tagliare la storia con l’accetta dell’ideologia, un destino forse inevitabile quando di questa disciplina si fa un uso pubblico: e così la violenza diventa metastorica e quindi inspiegabile, il «vento dell’odio» una forma di tragico sentimento ineluttabile, la «guerra civile», che alla lettera puntellava i comunicati delle Br e le dichiarazioni di intenti di Potere operaio, un balsamo assolutorio per i reduci di oggi e gli sconfitti di ieri. In realtà, gli studiosi di storia sanno bene che gli uomini sono figli più dei loro tempi che dei loro padri, e storia e memoria sono due binari paralleli che corrono nella stessa direzione, ma sono destinati a non incontrarsi mai.

Miguel Gotor su La Stampa del 23 settembre 2008 ha scritto una bella recensione dell’ultimo libro di Roberto Cotroneo.

Ne riporto un brano perchè credo possa essere utile come contributo alla discussione su cosa sia “terrorismo”, che inevitabilmente viene fatta ogni volta che scrivo qualcosa sulle ultime uscite di Sofri.

Tu chiamale se vuoi rimozioni. Ancora su Sofri e Calabresi.

Mercoledì 24 Settembre 2008 13 commenti

Nei miei interventi precedenti sulla vicenda Sofri-Calabresi ho sempre detto solo marginalmente (o esplicitamente solo nei commenti) una cosa che mi colpisce dell’atteggiamento di Sofri. Visto il suo intervento di ieri, credo sia arrivato il momento di dirlo con maggiore chiarezza.

Sofri ricorda una lettera di Dalla Chiesa a L’Unità del 6 maggio 2007 nella quale egli affermava:

L’Unità ha titolato: ‘Terrorismo e i figli che non dimenticano’. E’ un titolo impreciso, perché l’assassinio di Calabresi non fu compiuto da terroristi (che non l’hanno mai rivendicato), ma proprio per questo fu qualcosa di peggio: frutto di una cultura politica che aveva un retroterra di massa, non atto di un’organizzazione clandestina del terrore.

Sofri si lamenta del fatto che nessuno all’epoca si scandalizzò.

Lamentandosene, Sofri sembra rimuovere un “dettaglio” di questa vicenda: Nando Dalla Chiesa non è stato condannato per essere il mandante dell’omicidio Calabresi. Mi spiace, ma Dalla Chiesa e Sofri non sono uguali quando parlano dell’omicidio Calabresi.

PS: poichè ho linkato un articolo dove si attacca lo storico Sergio Luzzatto, vi invito a farvi un’idea leggendo anche ciò che Luzzatto ha effettivamente scritto e che è stato solo sommariamente riportato da Sofri.

Senza malanimo e senza pregiudizio. Ancora su Sofri e Calabresi

Mercoledì 17 Settembre 2008 9 commenti

Che la si intenda come una “giustificazione” o è un frutto di pregiudizio e di malanimo, o di un grossolano fraintendimento.

Adriano Sofri su Il Foglio del 15 settembre

Evocare una distinzione non ha niente della giustificazione, e tanto meno, nel mio caso, del malanimo verso la famiglia del commissario

Adriano Sofri su Il Corriere della Sera del 16 settembre

Adriano Sofri, nelle numerose puntualizzazioni che ha fatto dopo il suo intervento in replica all’articolo di Mario Calabresi, ribadisce appena può che con quell’intervento non intendeva giustificare l’omicidio, ma solo distinguere, mettere i puntini sulle “i”.

Legittimo precisare, ma poiché sono tra quanti -seppur tra virgolette- ha usato quel verbo “giustificare“, serenamente pacatamente vorrei rivolgere una domanda a Sofri: possibile che in così tanti abbiano travisato?

Passi per il Giornale, ma è vittima di pregiudizio o malanimo anche Manlio Milani? Milani in Piazza della Loggia ha perso la moglie, presiede l’associazione familiari delle vittime e oggi su Il Riformista, la usa due volte quella parola.

Dal punto di vista storico è necessario sempre andare a fondo delle cose, ma un conto è capire un altro è finire per giustificare.

C’era uno Stato buono e uno Stato cattivo, ma appigliarsi all’esistenza del secondo per giustificare la guerra al primo continua a essere inaccettabile.

Se in cosi’ tanti travisassero il mio pensiero un dubbio di non essermi espresso bene mi verrebbe.

Non conosco Sofri e come ho già detto lo stimo (a essere più precisi l’ho sempre definito uno dei due intellettuali italiani viventi), ma se lo conoscessi gli chiederei anche perché non ammette di aver sbagliato con quel suo primo articolo? Non che non sia necessario approfondire un tema così importante (“andare a fondo delle cose” direbbe Milani), ma perché farlo ponendosi in contrapposizione con un articolo che parla d’altro? Perché farlo contrapponendo Licia Pinelli a Gemma Calabresi, come se fosse colpa della seconda essere stata chiamata a leggere la Costituzione al cospetto del Capo dello Stato? Perché farlo svilendo la meritoria iniziativa delle Nazioni Unite che se non fosse stato per l’articolo di Calabresi sarebbe passata sotto silenzio?

Altro è dire che il silenzio attorno alla vicenda di Pinelli è troppo simile a quello che ha riguardato e riguarda altre vittime di quegli anni, ma questa è proprio la tesi di Mario Calabresi. E per sostenerla non è necessario stabilire prima se Pinelli sia stato una vittima del terrorismo (come fa Sofri), così come non è necessario stabilire se lo sia stato Luigi Calabresi. Per difendere la memoria di Pinelli basta la considerazione che -rubo ancora le parole a Milani- “non deve esistere un paese dove un cittadino entra vivo nella sede di una istituzione dello stato e ne esce morto”.

Sofri ritorna. Io resto.

Lunedì 15 Settembre 2008 6 commenti

Sofri sente il bisogno di tornare sulla questione per precisare il proprio pensiero.

Personalmente continuo a pensarla così.