Decreto Alitalia: perchè no.

Mercoledì 11 Giugno 2008 at 9:07 pm | In politica e dintorni | 12 Comments
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Questa mattina la Camera ha approvato il decreto su Alitalia. Riporto un paio di dichiarazioni di voto particolarmente illuminanti. La prima è dell’On. Tabacci.

Signor Presidente, il Governo con il decreto-legge in esame mette una «pezza» alla disinvoltura con cui il Presidente Berlusconi in piena campagna elettorale, ma anche dopo, ha compiuto una serie di azioni. Ha messo in fuga Air France, ha sollecitato Putin e Aeroflot (una società aerea che vive con i diritti di sorvolo di quell’immenso Paese), ha annunciato una cordata italiana sulle ali di un falso patriottismo economico (tra l’altro mettendo in mezzo perfino i figli) e ha soffiato sull’andamento speculativo del titolo Alitalia in borsa, sospeso tardivamente dalla Consob.

Per questo motivo, oggi il Governo si trova costretto a continuare una strategia dannosa, illusoria e gravemente pesante per i contribuenti. [...]

La seconda è dell’On. Bersani.

Signor Presidente, cari colleghi, in questa vicenda vi sono troppo fatti e troppo gravi perché si possano sprecare parole. Starò, quindi, sui fatti certificati e dimostrabili. Nel 2001, anno di passaggio di consegne dal centrosinistra al centrodestra, l’Alitalia valeva 8,5 euro ad azione. Nel 2006, passaggio di consegne dal centrodestra al centrosinistra, Alitalia vale 1 euro ad azione.

In quei cinque anni, con l’azionista di centrodestra, il presidente di Alitalia di centrodestra e il presidente di SEA di centrodestra, sono avvenute le seguenti tre cose: il crollo dei conti di Alitalia nonostante le ricapitalizzazioni; la rinuncia, nel 2003, all’accordo con Air France e KLM, che è stato l’ultimo treno vero su cui poteva saltare il nostro aereo; la crescita dello squilibrio anarchico del sistema aeroportuale del nord e la mancata applicazione della clausola, trattata con l’Unione europea, che avrebbe consentito al Governo italiano, dopo un anno dal primo trasferimento dei voli, di riconsiderare la ripartizione dei voli degli aeroporti lombardi. [...]

Entrambe continuano qui.

A proposito di Almirante

Mercoledì 28 Maggio 2008 at 3:02 pm | In riceviamo e volentieri pubblichiamo | 1 Comment
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Riprendo dallo stenografico della Camera, l’intervento in Aula dell’On. Emanuele Fiano

Signor Presidente, ho appreso dagli organi di stampa - ed anche da una campagna di affissione di manifesti di Alleanza nazionale nella mia città di Milano - che noi italiani dovremmo andare orgogliosi della figura di Giorgio Almirante. Voglio allora contribuire anch’io al clima di ricordo di questa figura, leggendo da La Difesa della razza (rivista pubblicata all’epoca dalla Repubblica di Salò), un testo autografo di Giorgio Almirante in data 5 maggio 1942.

Cito, con la sua firma: «Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti, - dice Giorgio Almirante - finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue».

Ringrazio chi ha avuto l’idea di intitolare una via a Roma a Giorgio Almirante per non dimenticare, perché in effetti noi non dimenticheremo mai.

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