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Articoli taggati ‘Il Riformista’

Augias, Luca Sofri e l’ora di religione

Giovedì 29 Ottobre 2009 2 commenti

Sofri, quello meno anziano, riprende sul suo blog una frase da una risposta di Corrado Augias ad una lettera sull’ora di religione. La frase è la seguente:

La vera questione però è se sia la scuola pubblica di uno Stato laico il posto più indicato dove essere istruiti non su una disciplina ma su una fede.

La cosa poteva essere posta in questi termini ai tempi del Concordato e hanno deciso di risolverla in un altro modo. Si vuole modificare il Concordato? Strada possibile, ma a mio avviso oggi controproducente (io punterei piuttosto a lavorare perché il Governo faccia accordi con tutte le Confessioni presenti in modo significativo sul territorio nazionale). Continua a leggere…

Nicola Rossi, la sinistra liberale e il congresso del Pd

Martedì 25 Agosto 2009 3 commenti

Ieri Il Riformista ha pubblicato un’intervista al Sen. Nicola Rossi che prende spunto dall’articolo (“stranamente” passato sotto silenzio) di Romano Prodi comparso su Il Messaggero il 14 agosto. Articolo del quale giova ricordare la conclusione:

Mi rendo conto che tutto ciò significa avere il coraggio di scontentare molti e aver la forza di scomporre e ricomporre il proprio elettorato. Mi rendo conto che nessun politico affronta a cuor leggero questa azione di scomposizione e ricomposizione, ma mi rendo anche conto che la crisi economica sta cambiando percezioni e mentalità. Essa rende più accettabili le proposte innovative e coraggiose che il centro-sinistra deve elaborare per essere ritenuto in grado di governare la nostra società. Un compito difficile, tutto in salita e, in una prima fase, addirittura contro corrente. Tuttavia chi non è capace di nuotare contro corrente non sarà mai in grado di risalire un fiume.

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Bersani ‘09: un senso a questa storia

Mercoledì 22 Luglio 2009 2 commenti

Il Riformista oggi in edicola anticipa alcuni passaggi della mozione Bersani. Me ne sono appuntati alcuni che mi sembrano particolarmente importanti.

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Stralci da un editoriale che sottoscrivo

Martedì 12 Maggio 2009 Lascia un commento

Multietnico, multirazziale, multiculturale: sono termini che hanno significati diversi. Non c’è alcun dubbio, per esempio, che l’Italia sia un paese dove convivono, e sempre più dovranno convivere, etnie diverse. Da questo punto di vista ha ragione Fini: è quasi aritmetico rilevare che è un paese pluri-etnico, e che dunque ha bisogno di un grande e paziente esercizio della tolleranza e dell’integrazione verso lo straniero.

[...]

Accusare Maroni di respingere i clandestini è una contraddizione in termini. Se sono clandestini, è ovvio che vanno respinti. Altrimenti che senso avrebbero tutte le giaculatorie sulla lotta al traffico degli esseri umani? Piuttosto il problema è un altro: si può respingere solo quando c’è un Paese disposto a riprendere. Maroni è riuscito a evitare qualche sbarco non quando ha fatto la faccia feroce, o ha creato il lager a cielo aperto di Lampedusa. Ma solo quando la Libia ha accettato un accordo, come fece l’Albania ai tempi del centrosinistra. La soluzione è sempre diplomatica, non muscolare. E costa. Ma l’unica politica possibile è fermarli prima che partano, o riportarli nel Paese di provenienza prima che sbarchino.

[...]

Su un punto però, di non minore importanza, la sinistra è meglio posizionata della destra. Più si chiudono i confini ai clandestini, e più si devono integrare e rispettare gli immigrati che già sono da noi. I respingimenti ai confini non possono convivere con il razzismo all’interno. Perché si innesca una miscela esplosiva. Tutta l’agitazione leghista (medici-spia, presidi-spia, autobus segregati, guerra alla libertà di culto degli islamici) è pericolosissima perché rende impossibile la convivenza con le etnie che già ci sono in Italia. Dunque, lungi dal difendere l’ordine pubblico, lo sabota.

Antonio Polito su Il Riformista di oggi

Ma la valutazione è proprio quello che manca…

Martedì 14 Aprile 2009 Lascia un commento

Su Il Riformista di oggi, è stato pubblicato un interessante corsivo di Anna Chimenti con alcune considerazioni condivisibili sulla scuola. Purtroppo non ho trovato il link, ma vi basti sapere che ne condivido il senso politico. Proprio per questo mi sorprende la sua conclusione, che trovo imprecisa ed eccessivamente assolutoria nei confronti della politica scolastica del Governo. Chimenti afferma che ci sarebbero stati “tentativi di introdurre criteri di valutazione [degli istituti] diversi”.

Dove ha visto l’autrice questi tentativi? Si potrebbero ricordare molte scelte che vanno nella direzione opposta, ma mi limito a ricordare l’esiguità dei finanziamenti all’INVALSI (coloro che dovrebbero valutare) o il seguito dato dal governo al documento Checchi-Ichino-Vittadini (qui il documento, qui una sua presentazione) che dettava – quello si – le linee di una possibile valutazione innovativa.

Come ho scritto in più occasioni, il limite maggiore dei provvedimenti Tremonti-Gelmini è stato proprio questo: si è deciso di procedere con tagli orizzontali e indiscriminati piuttosto che fare la doppia fatica di valutare prima e di compiere scelte conseguenti dopo, con annesso sforzo di spiegarne la ratio agli stakeholders e al proprio elettorato.

Scelta sciagurata quanto quella di mettersi di traverso di fronte a qualsivoglia innovazione. Anzi, ancor più sciagurata perché dà ulteriori alibi a chi si attarda (chi in buona fede, chi meno) in difese corporative o viziate da pregiudizio ideologico.

Chicco Testa e la raccolta differenziata

Venerdì 6 Marzo 2009 4 commenti

Oggi Chicco Testa (che di solito apprezzo) si lancia su Il Riformista in una invettiva contro la raccolta differenziata. La sua tesi è che si debba fare ma “con juicio”: solo per carta e plastica. Il motivo? Secondo Testa, la differenziata è diseconomica e non porta vantaggi reali all’ambiente (“tanto poi finisce tutto in discarica”, come dice la custode del mio palazzo): “le cose – afferma - vanno fatte se hanno un senso, civico ma anche economico”.

La prima reazione che ho avuto leggendo l’articolo è stata quella seria: io – se fossero veri i casi da lui riportati (e non ho ragione di dubitarne) – farei una battaglia per migliorare l’efficacia della raccolta, non per abolirla.

Poi ho deciso di andare più a fondo e indagare sulle ragioni di una simile presa di posizione e mi sono accorto di una frase che alla prima lettura era passata inosservata. “Abito anch’io a Trastevere e mi sono sentito un perfetto imbecille di fronte alle istruzioni affisse sul portone del mio stabile. Incomprensibili”.

E allora ho capito. La complicata raccolta differenziata al quale il Nostro è sottoposto lo ha portato ad una crisi di rigetto, ad una voglia di disobbedienza civile. Poi – da persona intelligente quale è – Testa si è reso conto che la sua sarebbe stata la più classica delle reazioni NIMBY(acronimo inglese per “fatelo ovunque, ma non sotto casa mia”) che a lui (e a me) tanto danno l’orticaria.

E allora me lo vedo che prima abbozza un “la contraddizione è in seno al popolo” e poi pensa: “potrei sempre sostenere che il problema non è la raccolta differenziata sotto casa mia, ma la raccolta differenziata tout court… magari funziona”.

Il 5 in condotta, la stampa italiana e Lao Tzu

Martedì 3 Marzo 2009 Lascia un commento

Nei giorni scorsi sono stati resi pubblici i dati sul 5 in condotta nel primo quadrimestre e ad essi si sono accompagnati molti editoriali e commenti. Quasi tutti di un solo tenore: “finalmente!” hanno urlato gli opinion makers dello Stivale, isole comprese. Ognuno è libero di pensarla come crede, ovviamente, ma è triste constatare come la pubblicistica italiana si ostini a commentare le cose di scuola con superficialità e scarsa conoscenza dei fatti.

Non sono tra i detrattori del 5 in condotta: semplicemente trovo sproporzionato il peso che gli si vuol dare. Non mi riferisco al Governo: cavalca lo “spirito del tempo” e fa propaganda, in altre parole fa il suo mestiere. Ai vari cantori dei bei tempi andati (Citati, Mastrocola, Pirani…) neppure: non parrà loro vero di trovare il secondo Ministro consecutivo che fa proprie le teorie passatiste sulla scuola italiana da loro propugnate. Non mi preoccuperebbero neppure le posizioni dei giornali se la fase politica fosse caratterizzata da un’opposizione riformista che si assume l’onere di andare contro il suddetto “spirito del tempo” per proporre soluzioni utili alla modernizzazione del Paese.

Purtroppo così non è e dunque assume ancor più importanza la stampa. Prendiamo un editoriale a caso ma paradigmatico: quello del Riformista del 3 marzo, intitolato significativamente “Valore morale del 5 in condotta”. Vi si legge che la scuola ha bisogno di maggior rigore e condivido, che il voto in condotta è uno degli strumenti in mano al consiglio di classe e condivido.

Il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli e in questo caso i dettagli sono almeno tre: 1) il voto in condotta non è dato dal singolo docente, ma dal consiglio (e su questo torneremo); 2) non è vero che il voto di condotta è stato ripristinato perché non è mai stato abolito; 3) siamo nel primo quadrimestre e sono curioso di verificare nei giudizi finali quanti saranno gli studenti con un solo 5, quello in condotta, ovvero i bocciati per quella unica insufficienza.

Infatti ciò che cambia rispetto al passato è che con il 5 si può bocciare: l’arma in più non è il voto, ma la bocciatura a causa di quel voto. Il docente prima di questo provvedimento aveva altri modi per bocciare? Altri deterrenti? Si, il voto di merito, ad esempio. Quindi i docenti avevano questa possibilità, ma non la sfruttavano se hanno deciso di ricorrere in modo così massiccio a questo “nuovo” strumento. Perché? Ci sono tante spiegazioni possibili, io ne propongo due e nessuna delle due purtroppo ha un alto “valore morale”: perché il voto in condotta in quanto “collettivo” deresponsabilizza (uno dei limiti maggiori – la irresponsabilità – degli insegnanti poco motivati e poco professionali) oppure perché mette al riparo da possibili ricorsi (vera ossessione, mai abbastanza indagata, di docenti e dirigenti).

Dunque, il provvedimento in sè non è risolutivo e poco ha cambiato nella scuola italiana. Serve a sancire un principio? Bene, sancito! Ma non lo si faccia passare per un qualcosa di utile. Ma se la cosa è così poco importante, perché scriverne? Proprio per quanto dicevo all’inizio sul ruolo dei giornali. Compito di una stampa libera dovrebbe essere indirizzare l’opinione pubblica verso la pretesa di un Governo che della scuola si occupi veramente. Un Governo che vari la riforma delle Superiori troppe volte rimandata (anche da questa maggioranza), un Governo che valorizzi il merito e valuti gli insegnanti e le autonomie scolastiche.

Per spiegarmi meglio faccio un esempio: è in discussione alla Commissione competente il Pdl Aprea. Contiene alcuni provvedimenti positivi e altri negativi, ma indubbiamente ha un pregio: quello di mettere le mani là dove stanno i principali problemi della scuola italiana. Non tutte le soluzioni proposte mi convincono e alcune sono probabilmente impossibili di applicare, ma sarebbe bello che un decimo dell’enfasi data da maggioranza, opposizione e stampa al 5 in condotta e al grembiulino fosse dedicata al merito di quel provvedimento.

Solo così – sentendo la pressione dell’opinione pubblica – il Pd si asterrà dal fare barricate o proporre referendum sul nulla, concentrandosi sulla valorizzazione delle proprie proposte migliorative a un Pdl che rappresenta la prima vera riforma della scuola dai tempi di Luigi Berlinguer. Solo così – sentendo la pressione dell’opinione pubblica – un Ministro abituato a prendere decisioni solo sulla base di numeri (siano quelli dei sondaggi o quelli dei tagli imposti da Tremonti) non depotenzierà la portata riformatrice del Pdl Aprea e non ne ostacolerà il percorso per paura di farsi fare ombra dalla Collega. Solo così – sentendo la pressione dell’opinione pubblica – maggioranza e opposizione potrebbero raggiungere un obiettivo di portata storica: scrivere la prima riforma condivisa capace di resistere non tanto ai cambi di maggioranza (non ne vedo all’orizzonte), ma alle corporazioni sindacalizzate, ai centralisti di ogni colore, alle resistenze di Viale Trastevere.

Ovviamente un obiettivo così non può gravare solo sulle spalle di un giornale, ma ciascun giornale può dare un contributo. E se convincerà anche un solo italiano che non è il caso di rimpiangere la scuola di sessanta anni fa, ma casomai di pretendere dalla classe politica la capacità di disegnare quella dei prossimi trenta, avremo fatto un primo passo avanti. E Lao Tzu ci ha insegnato che “un viaggio di mille miglia comincia con un solo passo”.

[Romano] – La Sinistra è nel Paese

Venerdì 20 Febbraio 2009 Lascia un commento

L’otto settembre della sinistra italiana? Non confonderei il tramonto di una piccola e stanca oligarchia con la scomparsa di un pezzo d’Italia che continuerà a chiedere rappresentanza e governo fuori dal berlusconismo. D’accordo, dentro quelle stanze la situazione è pessima. D’altra parte se la sono cercata, e non da ieri. Ma se si mette anche solo la punta del naso fuori dalla porta la situazione appare tutt’altro che disperata. Perché nel nostro paese un Partito democratico esiste ben da prima che gruppi dirigenti già sconfitti si inventassero un’ultima ancora di salvezza. Ed è destinato a sopravvivere all’implosione forse definitiva degli equilibri che quei gruppi si erano dati. [continua]

Andrea Romano su Il Riformista di oggi

La condotta, la fiducia e il buon senso

Martedì 27 Gennaio 2009 2 commenti

Su Il Riformista di oggi trovate un’intervista al Ministro Gelmini che precisa, chiarisce e soprattutto promette che nel secondo quadrimestre le cose cambieranno: si potrà dare il 5 in condotta non solo a chi viene sospeso per 15 giorni, come previsto dalla circolare appena emanata (evidentemente da una sua omonima).

Sullo stesso giornale compare anche una lettera di un professore che spiega come con il regolamento attuale a nessuno verrà dato il 5 in condotta e sembra lamentarsene. Vorrei chiedere: quando si veniva rimandati in tutte le materie prendendo 7 in condotta, quanti erano gli studenti a prendere 7? Potrei sbagliarmi, ma secondo me si potevano contare sulle dita di una mano. E scommetto che erano anche stati precedentemente sospesi per un bel po’ di giorni…

Mi sembra che si stia facendo tanto rumore per nulla: quello della condotta resta un provvedimento inutile semplicemente perchè chi verrebbe bocciato per la condotta lo sarebbe anche per il rendimento. Il falso mito del “genio e sregolatezza” forse porta a pensare che la scuola italiana sia piena di futuri Enrico Fermi che prendono a sassate la finestra della classe, ma io dubito che le cose stiano così. E poi siamo sicuri che sia giusto bocciare uno che -con la media dell’8- prende a sassate la finestra della classe? Qui non c’entra il sessantotto, ma piuttosto il buon senso.

Per ristabilire un clima di fiducia reciproca tra scuola e famiglie, in quella stessa intervista Gelmini propone un sms ai genitori di chi “marina” la scuola per più di dieci giorni (ora si fa una telefonata dopo tre giorni, ma evidentemente il Ministro non lo sa) e di consentire ai Dirigenti  scolastici di mettere le telecamere nelle classi (altra parziale marcia indietro, dunque, dopo le accuse di volersi atteggiare a Grande Sorella).

Penso però che il Ministro abbia ragione sul punto che i problemi della scuola italiana nascono anche da quella frattura tra scuola e famiglie. Gli insegnanti considerano i genitori i sindacalisti dei loro figli (e dunque li considerano inutili se non dannosi) e i genitori considerano gli insegnanti dei lavativi (e quindi non si fidano).

Per rompere questo gioco al massacro reciproco, suggerirei al Ministro  una soluzione meno tecnologica degli sms e delle telecamere, ma forse più efficace: potrebbe cominciare col chiedere al suo collega Brunetta di tacere. Ogni tanto.

Vedo una luce in fondo al tunnel: Andrea Romano

Mercoledì 17 Dicembre 2008 5 commenti

Oggi sul Riformista il mio ideologo di riferimento ha superato se stesso.

Comunico dunque ufficialmente ai miei cento lettori che questo blog alle prossime primarie sosterrà Andrea Romano segretario del Partito Democratico.

E se lui non si candida, lo sostengo uguale (che noi toscani nei momenti brutti si fa così: ci si diverte).