Uno dei luoghi comuni che circolano sulla politica israeliana è che il partito di centro Kadima sia un partito che non può stare all’opposizione, essendo questo uno status contrario alla sua stessa natura. Un altro è che la sinistra moderata del Labour avrebbe bisogno di un periodo all’opposizione per rigenerarsi e così recuperare consenso.
A leggere i giornali sembrerebbe che il partito di centro attaccato alle poltrone sia il Labour e quello di sinistra pronto a rigenerarsi all’opposizione sia Kadima.
Kadima in ebraico significa “avanti”. Fu fondata da Sharon (Likud, destra) e Peres (Labour, sinistra) per guardare avanti, appunto.
Ieri si è votato in Israele e rispetto alle scorse elezioni Kadima è rimasta stabile nonostante si sia andati ad elezioni anticipate perchè il Premier Olmert è stato costretto a dimettersi, travolto dagli scandali.
Kadima ha tenuto perche Tzipi Livni ha dimostrato che avrebbe reagito ad ogni attacco di Hamas senza tergiversare, ma lo ha fatto a scapito dei Laburisti che perdono un terzo dei loro seggi (da 19 a 13 seggi).
A vincere sono la destra xenofoba di Lieberman, che propone una secessione al contrario (lasciare agli arabi i territori israeliani a forte componente araba), e il Likud. Queste due forze passano in due anni e mezzo da 23 a 42 seggi.
Kadima in ebraico significa avanti, ma questi numeri ci dicono che in Israele oggi è più difficile guardare avanti.
Michele Santoro scrive al CdA RAI per replicare alle accuse che gli sono state rivolte anche da Petruccioli.
Lasciamo perdere la solita mania italiana di giustificare il proprio atteggiamento critico verso lo Stato di Israele citando di volta in volta lo scrittore israeliano che più fa comodo (in questo caso Grossman). Ricordo solo a Santoro che l’ultimo ad aver fatto questo giochino il giorno dopo si è trovato con un articolo di Yehoshua sulla Stampa nel quale si giustificava l’intervento.
Ma veniamo al punto: Santoro non capisce (o fa finta di non capire) che il problema non è se sia vero o meno che il suo programma è fazioso (credo che nessuno abbia dei dubbi su come rispondere a questa domanda), ma come ha trattato Lucia Annunziata.
Per come la vedo io, un conduttore televisivo non si può permettere di insultare un suo ospite. Nemmeno se quell’ospite lo insulta (e nonostante Santoro dica di essere stato insultato non mi sembra che l’affermazione “la tua trasmissione è a senso unico” sia un insulto). Su questo punto Santoro non dice una parola. Probabilmente non ha nulla da dire.
Per uno scherzo del destino ho concluso un recente post che riprendeva un articolo di Yehoshua con una canzone di Ivano Fossati che amo molto. L’ho fatto per sottolinearne un passaggio, “di precise parole si vive”, a me molto caro.
Parlo di scherzo del destino perchè un lettore ha commentato quel post imputando allo stesso Yehoshua una frase giustamente definita agghiacciante. Yehoshua avrebbe detto, in una lettera ad Haaretz, che Israele uccide i bambini di Gaza per il loro bene.
Fedele a quel passo di Fossati a me così caro, riporto la frase in questione perchè possiate farvi un’opinione.
Talvolta penso, con rammarico, che forse tu non provi pena per la morte dei bambini di Gaza o di Israele, ma solo per la tua coscienza. Se infatti ti stesse a cuore il loro destino giustificheresti l’attuale operazione militare, intrapresa non per sradicare Hamas da Gaza ma per far capire ai suoi abitanti (e malauguratamente, al momento, è questo l’unico modo per farglielo capire) che è ora di smetterla di sparare razzi su Israele, di immagazzinare armi in vista di una fantomatica e utopica guerra che spazzi via lo Stato ebraico e di mettere in pericolo il futuro dei loro figli in un’impresa assurda e irrealizzabile.
La lettera è possibile leggerla tutta (e per capirne a pieno il senso va assolutamente letta tutta) perchè La Stampa l’ha pubblicata ieri.
Della polemica Santoro-Annunziata non parlo perchè, essendo arrivato da qualche anno alle conclusioni della Annunziata sulla faziosità indigesta del conduttore, non guardo Anno Zero da qualche anno.
Segnalo solo il commento di Matteo Bordone per due motivi. Perchè dice cose a mio avviso definitive sul rapporto tra politica, popolo e giornalismo: leggete per credere. E per la sua parte finale, che riporto integralmente perchè parla di un’altra trasmissione, andata in onda a notte fonda che probabilmente vi siete persi e invece meritava.
Poco dopo su Canale5, a Terra!, Toni Capuozzo li ha fatti vedere, ’sti cazzo di missili Kassam. Ha fatto vedere la condizione degli israeliani minacciati dai missili. E ha parlato di come vivere sotto le minacce nucleari di uno stato vicino come l’IRAN (tipo per noi il Belgio) abbia un effetto concreto sulla vita delle persone, sulla loro testa e sui loro cuori. E poi ha mostrato gli orrori dei bombardamenti, ha detto che Hamas ha vinto con la tecnica dell’attacco suicida (coll’attacco dei missili e il suicidio dei bambini) e Israele ha perso, con una campagna militare come questa, odiata da tutto il mondo e capace di fortificare il sostegno di Hamas più di quanto non indebolisca i suoi arsenali. E quello che raccontava lo raccontava lì, in collegamento. Così ha dato voce anche a un ragazzo palestinese, da una fabbrica dove lavorano israeliani e palestinesi, che distingueva Hamas e la gente, Hamas e gli arabi, Hamas e Gaza. Diceva fanno bene gli ebrei ad colpire quelli di Hamas, ma devono prendere loro, solo loro: così non si fa, è un disastro. Forse era solo la sua opinione, l’unica in tutto il mondo arabo, ma ho il sospetto che non sia così. Ho il sospetto che quei pochi che possono e vogliono dire queste cose funzionino male se si fa la TV in stile Fosbury: di spalle, ma con grande slancio.
Ieri D’Alema ha scritto una lettera a Repubblica per esporre la propria posizione sul conflitto in corso a Gaza, chiarire cosa pensa di Hamas e di Israele e replicare a Pacifici e alla Comunità ebraica di Roma che ha deciso di non invitarlo ad una manifestazione.
Come ho scritto rispondendo ad un commento ad un altro post, io nel merito la penso come Fassino (peraltro anche sulla scelta di Pacifici, ma questo è meno rilevante):
Bisogna chiedere ad Hamas di scegliere: se oggi non riconosce il diritto di Israele ad esistere è fuori dal processo di pace e se è fuori dal processo di pace dà ragione a chi lo definisce una organizzazione terroristica e basta. Se invece Hamas si comporta come l’ Olp nell’ 88 [anno in cui Arafat riconobbe lo Stato di Israele, n.d.r.] allora può diventare parte del processo di pace.
Quella lettera di D’Alema comincia richiamandosi alle posizioni di Abraham Yehoshua: Caro direttore, ho letto con emozione l’appello di Abraham Yehoshua che chiede una tregua a Gaza, subito…
Per chi fosse interessato a conoscere con maggiore precisione il pensiero dello scrittore israeliano, consiglio la lettura di un suo articolo comparso oggi su La Stampa.
Per giudicare equamente le parti occorre avere una visione complessiva dello stato delle cose. I palestinesi di Gaza sono da condannare per il loro supporto delle azioni criminali di Hamas mentre i loro fratelli in Cisgiordania meritano compassione e simpatia per il comportamento aggressivo e iniquo che Israele mantiene ai check-point e nelle colonie. Agli israeliani che attaccano Gaza per distruggere le basi di lancio dei razzi sparati sui civili va piena comprensione ma in Cisgiordania, nel contesto dell’occupazione, quegli stessi israeliani continuano a commettere prepotenze e angherie.
Certo che massimino in ’sto periodo è proprio iellato: gli scrittori israeliani amati in Italia sono tre, tutti e tre si sono espressi a favore di una tregua e lui chi ti cita per dimostrare che la pensa come un israeliano e dunque non ha sentimenti anti-israeliani? L’unico dei tre che il giorno dopo se ne esce con frasi come quella che ho riportato.
L’articolo va letto tutto: su Hamas dice parole precise e “di precise parole si vive”.
Io difendo il diritto di Israele a reagire militarmente in difesa dei suoi abitanti, è un concetto che qualunque stato adotterebbe per i suoi, ma il prezzo che stanno pagando i civili palestinesi impone di fermarsi, per ragioni umanitarie e perché nessuna forza militare potrà mai avere ragione sino in fondo dell’odio più feroce. Saranno domani i palestinesi che possono portare a casa un risultato di pace e di futuro per il loro popolo i più forti avversari dell’integralismo di Hamas.
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