Referendum: due No e un Sì
Come volevasi dimostrare.
A questo punto sono più antiberlusconiano io che voto due no. A proposito, io a quell’iniziativa ci sono andato e intervenendo ho motivato la mia scelta. In sintesi:
Come volevasi dimostrare.
A questo punto sono più antiberlusconiano io che voto due no. A proposito, io a quell’iniziativa ci sono andato e intervenendo ho motivato la mia scelta. In sintesi:
Quando ho scritto questo post, non avevo ancora letto l’intervista a Franceschini su la Repubblica di oggi. Dopo averla letta (grazie a Luca) mi sento in dovere di chiarire il mio pensiero.
Dice Franceschini, replicando a Rutelli e Chiti che gli chiedevano di cambiare idea sul referendum:
Che partito sarebbe un partito che cambia idea, ripeto: dopo aver a lungo discusso, solo perché il premier distrattamente ha detto a Varsavia che sosterrà il Sì.
E più avanti, rispondendo a una domanda su Di Pietro, aggiunge:
Ma se uno cambia idea come riflesso condizionato per le parole di Berlusconi dopo aver raccolto con entusiasmo le firme per i quesiti, come ha fatto proprio Di Pietro mica noi, beh c’è un problema irrisolto con la politica.
E su questo sono totalmente d’accordo: non è un argomento per il “No “quello che si richiama alle posizioni di altri (anche se “altri” è Berlusconi). A futura memoria mi permetto solo di aggiungere che vale per il referendum, ma vale anche per tutto il resto: politiche di contrasto all’immigrazione clandestina incluse, tanto per fare un esempio.
Fin qui concordo con il mio segretario. Mi permetto invece di dissentire su quanto Franceschini afferma nel merito del quesito referendario.
La domanda alla quale gli italiani devono rispondere il 21 giugno è la seguente: volete abrogare la legge porcata, quella che sottrae agli elettori il diritto di scegliersi non solo i partiti ma anche le persone da mandare in Parlamento? Togliendo di mezzo la politologia, chi ha contrastato con durezza quella norma non può che rispondere Sì.
Le cose non stanno così. La legge attuale sottrae effettivamente agli elettori il diritto di scegliersi non solo i partiti ma anche le persone da mandare in Parlamento.
Peccato però che la sostituisca con una legge che sottrae agli elettori la possibilità di scegliersi quel poco che possono scegliere oggi, i partiti, lasciandoci unicamente la possibilità di scegliere le coalizioni.
A prescindere da cosa ne pensa Berlusconi a me non sembra una gran cosa.
Sul referendum elettorale ho scritto recentemente alcune considerazioni più “filosofiche” che di merito sui quesiti.
Per ora non ho cambiato idea: andrò a votare “no” ai due referendum significativi (quelli che peggiorano la legge attuale) e “si” a quello di cui nessuno parla (e che migliora la legge attuale, vietando le candidature in più collegi).
Devo confessare però che ultimamente un po’ di paura mi è venuta e dunque potrei decidere di mettere da parte le questioni di principio e astenermi dal voto.
Mettiamola così: se il Pd dà una sponda a Bossi e accetta di cambiare la Legge elettorale in Parlamento “con chi ci sta”, vado a votare “no” più sereno.
L’osservazione dell’approccio della Politica e della Stampa alla discussione sulla data nella quale svolgere il prossimo referendum elettorale è molto “istruttiva”.
La maggior parte dei commentatori, infatti, si concentra sull’utilità o meno di sostenere una tesi piuttosto che un’altra. Prendiamo ad esempio la discussione che gira attorno alla scelta del Pd di sfidare il Governo ad accorpare elezioni e referendum per risparmiare (ora a favore della sicurezza, ora a favore dei terremotati). Pochi hanno sottolineato come fosse una posizione di dubbia costituzionalità (lo ha fatto solo Calderoli, credo) o che assecondasse una certa “incultura” antipolitica che assimila i costi per l’esercizio democratico ad una qualunque altra voce di bilancio (lo ha fatto solo Ciccio, credo). E quando sembrava che passasse l’Election Day? Molti a spiegare che il Pd aveva sbagliato a chiedere l’accorpamento perchè della vittoria del Si il Pd avrebbe tutto da perdere.
Personalmente trovo questo approccio utilitaristico alla vicenda un’ulteriore dimostrazione dello scadimento della vita politica del Paese. Ricordo ancora infatti la bellissima vittoria del No ad un altro referendum elettorale: quello per abolire il doppio turno dalle elezioni comunali.
Nessuno allora utilizzò la scorciatoia del quorum. Oggi invece tutti la danno per scontata: indipendentemente dal merito (e io voterò no) è una grande tristezza.
Anche noi non nutriamo alcun rancore per Mantini, ma gli chiediamo di agire fino in fondo con la stessa coerenza che ha dettato il suo passaggio. Prima considerare ogni altro progetto politico noi auspichiamo che si dimetta dal suo incarico di parlamentare. E’ stato votato perché in una lista bloccata del PD e oggi, nell’UDC, non può essere riconosciuto da chi lo aveva votato un anno fa in un altro schieramento.
Ezio Casati, segretario Pd Milano su affaitaliani.it
Primo commento, da elettore milanese: mi associo alla richiesta di Ezio Casati.
Secondo commento, da elettore e basta: vorrei che episodi come questi portassero ad una coerente battaglia del Pd contro le liste bloccate. Ironia della sorte, in questa battaglia saremmo al fianco del nuovo partito di Mantini che più di tutti le ha avversate.
Il Pd ha dato il via libera all’introduzione della soglia di sbarramento al 4 per cento nella legge elettorale per le europee. Quattro i contrari e tre gli astenuti nella riunione del gruppo alla Camera. D’Alema ha lasciato la riunione prima della fine.
da Repubblica.it
Qualcuno spieghi a Repubblica che la notizia non è cosa ha fatto D’Alema, ma il fatto che abbiano votato.
Non credevo di doverci tornare più, ma purtroppo, nonostante l’impegno solenne preso in Direzione dal Pd, i due maggiori partiti avrebbero deciso di riprovarci con la sostanziale abolizione delle preferenze.
Rispolveriamo quindi la causa su Facebook e incateniamoci con Andrea Mollica.
Facciamolo in tanti: fermiamoli!
Come vi ho già detto in più occasioni, questo blog ha promosso una campagna su Facebook intitolata “Lasciateci scegliere: non toccate le preferenze” (a proposito, si aderisce qui).
Qualche giorno fa ha aderito anche il Capogruppo di Forza Italia al Comune di Milano, Giulio Gallera.
La cosa gli fa onore (deve essere l’aria buona che ha respirato al Liceo) e gli fa molto onore anche la motivazione con la quale ha aderito.
Credo fermamente che i cittadini abbiano il diritto dovere di scegliere chi li deve governare, inoltre le prefernze sono uno strumento di selezione della classe dirigente fondato, soprattutto, sulla credibilità personale dei candidati e consentono di mantenere un saldo rapporto con il territorio e con i cittadini che uno è chiamato a rappresentare.
Verrebbe da dire che “la vita non è facile, ma a volte basta un complice e tutto è già più semplice“.
E con un complice così la nostra battaglia può andare lontano.
Ricordate la campagna su Facebook per non abolire le preferenze? Partita come un gioco, resta un gioco, ma sta diventando una valanga: più di mille adesioni in due settimane! Continuate ad aderire: più siamo, meglio stiamo. Se avete un profilo si Facebook basta cercare tra le Causes quella intitolata “Lasciateci scegliere: non toccate le preferenze”.
E se non avete un profilo su Facebook? Ma è semplice: datevene uno.
P.S.: e se avete già aderito, reclutate, reclutate, reclutate
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