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Articoli taggati ‘Luca Sofri’

Augias, Luca Sofri e l’ora di religione

Giovedì 29 Ottobre 2009 2 commenti

Sofri, quello meno anziano, riprende sul suo blog una frase da una risposta di Corrado Augias ad una lettera sull’ora di religione. La frase è la seguente:

La vera questione però è se sia la scuola pubblica di uno Stato laico il posto più indicato dove essere istruiti non su una disciplina ma su una fede.

La cosa poteva essere posta in questi termini ai tempi del Concordato e hanno deciso di risolverla in un altro modo. Si vuole modificare il Concordato? Strada possibile, ma a mio avviso oggi controproducente (io punterei piuttosto a lavorare perché il Governo faccia accordi con tutte le Confessioni presenti in modo significativo sul territorio nazionale). Continua a leggere…

Un italiano di una certa età

Giovedì 22 Ottobre 2009 Lascia un commento

Nella disputa familiare in casa Sofri su moderazione, terzismo e dintorni io propendo per il quartismo del Sofri meno anziano. Lo dico qui a futura memoria e bisognerà tornarci su questa cosa della “moderazione”, visto che – volenti o nolenti – è uno degli assi su cui si sta sviluppando la battaglia politica dei nostri tempi. Continua a leggere…

Grazie Luca

Martedì 8 Settembre 2009 Lascia un commento

Vedo che Luca Sofri è stato il primo a rilanciare il link al blog di Maestri di Strada e lo ringrazio.

Se il buon giorno si vede dal mattino, è un ottimo inizio.

Il politburo e le caricature

Mercoledì 15 Luglio 2009 3 commenti

Fatte le ovvie proporzioni (ho detto: fatte le ovvie proporzioni), la fascinazione di una generazione e la nostalgia di un’altra per una leadership del PD Dalemian-Bersaniana si devono allo stesso meccanismo che ha fatto tornare in auge i partiti comunisti nei Paesi dell’Est nello scorso decennio, quando le cose non sono state il paradiso di cui ci si era illusi, i riferimenti si perdevano e la crisi economica colpiva. In tempi pessimi – quali sono questi – vanno forte il si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio, il conservatorismo, l’oblìo dell’anacronismo e fallimento di certi metodi e sistemi, e la voglia dell’omino forte e delle regole solide e riconoscibili, persino se si sono contestate quelle regole fino a quando c’erano. Desiderio d’ordine, e capi. Niente di male, dico sul serio: basta non nasconderselo.

Luca Sofri, sul suo blog 

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Scemo, ma non insulso

Lunedì 13 Luglio 2009 Lascia un commento

Scommetto che molti di voi avranno reagito alla notizia che Grillo vuole candidarsi (o dice di volere) a guidare il Pd sbuffando ed esclamando: “Ma siamo seri!” Be’, sbagliato. Intanto perché essere seri, è un vasto programma, e forse ormai tramontato. E poi perché un partito che si sia dato delle regole, fossero anche le più insulse (non dico una porcata di regole, ma una scemenza magari sì), non può che rispettarle.

Adriano Sofri

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Meditate gente, meditate…

Lunedì 6 Luglio 2009 2 commenti

La navigazione tra i diversi blog in qualche modo “riconducibili” al movimento dei Piombini dopo l’ufficializzazione della candidatura Marino è veramente interessante.

Per due motivi.

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Io, la mosca bianca

Martedì 30 Giugno 2009 2 commenti

Bersani, è distante dalle intenzioni politiche e di metodo dei piombini e del loro mondo di italiani spazientiti, in quasi tutto quello che dice, nel gruppo e nella storia che rappresenta, e nella sua esibita percezione del mondo. E tra questo mondo di persone che erano al Lingotto o ne hanno seguito le discussioni, chi lo tiene in considerazione è quindi una mosca bianca ascoltata con curiosità e meraviglia dagli altri. Massima stima e niente di personale, ma un altro mondo.

Luca Sofri, sul suo blog

La lettura di questa considerazione di Luca Sofri (in un post molto articolato sul Lingotto, che consiglio di leggere integralmente) mi ha colpito.

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Ci vorrebbe il medico dei matti

Mercoledì 17 Giugno 2009 Lascia un commento

Il Politburo del PD comunque è sempre un luogo interessante. Quattro mesi fa si è dimesso il capo, dichiarando fallimento. Allora l’incarico è stato assunto dal vicecapo, nominato a suo tempo dal capo e suo sodale, e quindi evidentemente complice di quel fallimento. Passano quattro mesi, e l’ex capo torna a farsi vivo per dire che secondo lui dal fallimento si esce mettendo le cose nelle mani del vicecapo del fallimento ora divenutone capo. A me stan simpatici, ma forse ci vorrebbe il medico dei matti.

da Wittgenstein

Serracchiani, il Pd e Seneca

Giovedì 11 Giugno 2009 Lascia un commento

Una settimana fa, a notte fonda, il segretario provinciale di Prato si sfogava con Gianni Cuperlo: “Mi sento mortificato da questa storia della Serracchiani. Non per lei, per il messaggio che è passato. La promozione casuale, il mito dell’outsider, dell’extra politico. Noi allora che ci stiamo a fare?”. Tanti nuovi dirigenti locali sono professionisti, impiegati che si fanno il giro dei circoli prima di tornare a casa la sera, dopo il lavoro. E se il loro impegno venisse a mancare?

(cit. da Wittgenstein)

Come potete notare io invece non ho mai utilizzato l’argomento dellla “fortuna” a detrazione del successo di Serracchiani.

Sulla fortuna infatti la penso come Mario Calabresi. E come Seneca:

La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione.

Tre rondini non fanno primavera

Mercoledì 4 Marzo 2009 Lascia un commento

Sofri Jr. torna oggi su un tema sul quale “polemizzammo” qui e questo mi dà lo spunto per ribadire un particolare a mio avviso rilevante, ma anche per aggiornare il mio pensiero. Dice Luca (il grassetto è mio):

Diventa interessante a questo punto segnalare che quando due anni fa cominciammo a chiedere attraverso una modesta proposta che si facesse il PD con una generazione nuova, in una lista di nomi a titolo di esempio c’erano già molti di quelli di cui si parla adesso – Pippo Civati, Marta Meo, Matteo Renzi -, a ulteriore conferma che la domanda “dove sarebbero questi giovani?” è sempre stata strumentale e poco informata.

Quella domanda lì certamente lo è sempre stata, ma trovo assai più rilevante ragionare del perchè una generazione nuova non si sia mai fatta carico dell’onere di provare a prenderselo il “potere”. Il tema è rilevante soprattutto se si vogliono indagare le cause alla base dell’immobilismo italiano e della inamovibilità della sua classe dirigente, non solo politica.

Oggi alcune cose sono cambiate. In meglio. Ad esempio uno dei tre “giovani” citati (virgolette d’obbligo, visto che parliamo di gente con più di trent’anni) il salto ha provato a farlo e gli è pure riuscito bene. E anche gli altri due sembrano intenzionati a dare battaglia (almeno a giudicare dalla lettura dei loro blog).

Ma questa considerazione positiva non può far velo ad una seconda: la prassi resta un’altra.