Giustamente si citano spesso alcune ricerche internazionali che collocano il nostro paese agli ultimi posti in graduatoria. E le si cita per sostenere che la scuola italiana non funziona e andrebbe riformata.
Chi mi legge con continuità sa che sono d’accordo. Non solo per i risultati delle ricerche internazionali, ma anche per dati reali, sulla carne viva delle persone. Ne cito uno perchè a mio avviso è il più eclatante: informatevi su quanti sono i ragazzi che non arrivano nemmeno alla qualifica triennale, cioè –per dirla in volgare- interrompono gli studi senza nulla in mano. A Milano, ad esempio, siamo intorno al 20%!
Dunque penso anche io che la scuola secondaria italiana avrebbe bisogno di cambiamenti radicali e la retorica di chi si nasconde dietro al “cacciavite” (Fioroni) o al “rispetto delle famiglie” (Gelmini) nasconde incapacità o non volontà politica di affrontare il tema scuola, se non con piccole correzioni.
La scuola deve cambiare profondamente: altro che piccoli ritocchi! Purtroppo per farlo servirebbe un lavoro di lunga lena perché sono tali e tanti i soldi che bisognerebbe investire che occorrerebbe un consenso fortissimo dell’opinione pubblica.
Ma torniamo alle ricerche internazionali. L’unica che viene ricordata è la OCSE-PISA, che riguarda le capacità dei quindicenni. Però ce ne sono altre di ricerche. Altrettanto autorevoli, altrettanto internazionali, come l’indagine PIRLS (qui la presentazione dei risultati 2006 in pdf), che studia le capacità di lettura dei bimbi di 9-10 anni: siamo a livelli di eccellenza.
Se le ricerche internazionali vanno bene per dire che la scuola secondaria non funziona (o che i terroni sono ignoranti), perché non vanno più bene per ammettere che la scuola primaria del tempo pieno e dei moduli invece funziona? Perchè distruggere un impianto che dà risultati?
Se il problema è risparmiare (e il problema è risparmiare: lo sappiamo tutti) lo si dica con chiarezza, senza tirare in ballo i pedagogismi e le ideologie del ‘68 come ha fatto la ministra.
E se non ci sono soldi, ci si pensi due volte prima di abolire l’ICI, assumere alle Poste i dipendenti Alitalia o obbligare le Amministrazioni pubbliche a mandare la visita fiscale fin dal primo giorno di malattia.
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