Ci siamo lasciati con alcune domande: è giusto che un dirigente possa scegliere i professionisti più adatti alle esigenze del suo istituto? come consentirgli di dare un giudizio su chi lavora nella scuola da lui diretta? Come anticipato, si potrebbero introdurre strumenti adatti, purchè ciò venga fatto con opportuni accorgimenti. E’ venuto il momento di dirvi quali.
Partiamo dal tema più ostico per la mia parte politica: la cosiddetta “chiamata diretta”. Per i “non addetti ai lavori”, accenno a come funziona oggi: l’abilitato accede ad una graduatoria e quando ci sono immissioni in ruolo il primo in graduatoria sceglie per primo dove andare a insegnare. In assenza di immissioni in ruolo (o terminate queste) si procede con un meccanismo analogo per nominare i supplenti con incarico annuale.
Questo meccanismo si porta dietro alcuni problemi. Ne ho contati almeno tre.
Il primo: poichè le immissioni in ruolo sono sempre in numero inferiore ai posti vacanti, chi decide se coprire più cattedre di Italiano o di Matematica? Il Ministero e gli Uffici Scolastici Regionali (autonomi, ma emanazione del Ministero). Il criterio utilizzato? Nessun lo dice, ognun lo sa.
Il secondo problema è questo: com’è fatta la graduatoria? Quasi esclusivamente per anzianità di servizio poichè i titoli pesano pochissimo: ad esempio una seconda laurea conta quanto un’anzianità di un paio di mesi. Con un sistema così nelle scuole più belline, fighette e tranquille ci andranno sempre gli insegnanti con più anzianità e in quelle difficili, di confine, sfigate i precari, i neo-assunti e i “missionari”.
Terzo problema: con che criterio scelgono i singoli? Azzardo: nel 90% dei casi, vicinanza a casa e presenza di colleghi amici. La possibilità che ciascuno vada ad insegnare nella scuola con le caratteristiche più adatte alla propria formazione, alle proprie caratteristiche e alle proprie inclinazioni è lasciata esclusivamente al caso.
Con la “chiamata diretta” da parte delle singole scuole questi problemi sarebbero in gran parte superati: Ministero e USR decidono che nella scuola ”X” ci sono 10 posti e la scuola decide se utilizzarli per cattedre di Italiano o di Matematica in funzione del progetto didattico in corso; l’istituto individua tra gli abilitati quelli con le caratteristiche più adatte all’offerta formativa che ha proposto alle famiglie di quel territorio (quello con una specializzazione particolarmente adatta, quello che nel colloquio ha evidenziato caratteristiche umane e professionali più adeguate a quel contesto…).
Un tempo ero contrario. Per un pregiudizio (possibili favoritismi) e per un giudizio (scarsa preparazione dei dirigenti a selezionare risorse umane). Ho in parte cambiato idea perchè mi sono convinto che la cosa più importante è far funzionare il sistema e dunque che vale la pena di correre dei rischi.
Il giudizio sulla impreparazione dei dirigenti scolastici lo confermo e riguarda il ruolo nel suo complesso, non solo la selezione del personale. In compenso è relativamente facile da superare: se sono impreparati, basta prepararli. E questo è il primo accorgimento: prevedere una formazione obbligatoria per accedere alla carica di dirigente. Alcune esperienze (poche) ci sono: ad esempio, assieme al Politecnico di Milano ho organizzato un Master di II Livello, ma la partecipazione è lasciata alla buona volontà dei singoli.
Secondo accorgimento: prevedere verifiche in itinere e una fase sperimentale. Sperimentiamo la chiamata diretta in alcune scuole per un paio d’anni e vediamo cosa succede. A dire il vero pochi lo sanno, ma già accade: c’è chi ricorre da anni alla chiamata diretta con ottimi risultati; tra queste una scuola che giustamente è un’icona per la stessa sinistra: la secondaria di primo grado Rinascita-Livi a Milano.
Terzo accorgimento: se il problema è che così si darebbe troppo potere ad un singolo, non facciamolo. Alcuni propongono che a scegliere sia il collegio dei docenti. Personalmente ho dei dubbi (passeremmo da “tutto il potere al dirigente” a “tutto il potere ai soviet”: una stupidaggine), ma forse un compromesso si può trovare: il Consiglio d’Istituto nomina una giunta che vaglia le candidature e il consiglio stesso prende la decisione sulla base del parere di questa giunta. Dimenticavo: l’assunzione sarà a tempo determinato: sei anni (tre cicli per gli insegnanti del biennio, due per quelli del triennio), rinnovabili tutte le volte che si vuole. Quest’ultima cosa serve sia a limitare eventuali danni, sia a favorire una mobilità degli insegnanti che a mio avviso non può che portare vantaggi al sistema nel suo complesso.
Infine la valutazione. Deve valere sia per gli insegnanti che per i dirigenti stessi. Se particolarmente e ripetutamente negativa deve orevedere anche alla possibilità che queste persone smettano di fare danni (non hai più voglia di insegnare? non ne sei capace? cambia mestiere). Come farla? La scuola ha obiettivi ben codificati (ad esempio con le indicazioni per il curricolo), utenti ben determinati (studenti e famiglie) e dirigenti che dovrebbero essere, come abbiamo detto, i garanti sia del raggiungimento di quegli obiettivi, sia dell’attuazione del Piano dell’Offerta Formativa di ogni singola scuola. Personalmente propenderei per una valutazione basata su un mix di criteri soggettivi (un giudizio qualitativo da parte di studenti e famiglie) e oggettivi, come il raggiungimento o meno degli obiettivi definiti dal Ministero e dal POF, di cui sarà responsabile il dirigente.
Ovviamente in queste valutazioni si dovrà tenere conto delle condizioni di partenza dei singoli ragazzi, ma attenzione a che non sia il criterio esclusivo. Non è la stessa cosa fallire nell’alfabetizzazione di un ragazzo che parte da condizioni di svantaggio o non riuscire a far diventare un po’ più bravo chi quelle competenze le ha già prima di arrivare a scuola perchè ha la fortuna di vivere in una condizione socio-economica privilegiata.
Con questo abbiamo terminato il nostro viaggio “nel merito del merito”. Non tutto quello che c’era da dire sono riuscito a dirlo, ma credo e spero di aver messo lì alcuni spunti di riflessione. Resta da tirare qualche prima conclusione. Ma per queste dovrete aspettare la prossima puntata.
Il merito, nel merito: le puntate precedenti
Uno - Gli studenti
Due - Il reclutamento degli insegnanti
Tre - Ancora sul reclutamento
Quattro - L'insegnante come profesionista
Cinque - Dirigente o Preside-Manager?
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