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Articoli taggati ‘Merito’

[In Reply to Lucia] – Formazione e reclutamento degli insegnanti

Sabato 12 Settembre 2009 33 commenti
[continua da qui]

Eccoci all’ultima puntata delle mie risposte a Lucia, quella dedicata a formazione iniziale e reclutamento degli insegnanti. A dire il vero, ci sarebbe ancora da parlare del merito, ma è quasi tutto scritto qui e dunque a quei post rimando. A essere pignoli, ci sarebbe da dire anche qualcosa sui Dirigenti scolastici, ma – a parte il fatto che anche su di loro si è detto molto parlando di merito – su questo me la cavo con due affermazioni veloci veloci, due “assiomi” potrei definirli in omaggio a Laura. Continua a leggere…

Andiamo a vedere il bluff della Gelmini

Mercoledì 9 Settembre 2009 Lascia un commento

Ho riscritto, sistemandolo e arricchendolo, un mio post di qualche giorno fa.

Il Ministro Gelmini ha rilasciato un’intervista al Direttore di Tuttoscuola (alcune anticipazioni qui e qui, ma anche qui). A parte la questione di stretta attualità del precariato, in estrema sintesi, si preannunciano tre iniziative: premi agli studenti migliori, carriera per gli insegnanti (con conseguente valorizzazione economica e di status) e finanziamenti alle scuole in base alla valutazione. Le anticipazioni non dicono molto su come il Governo vorrà mettere in pratica questi propositi e dunque il “giudizio” (il mio sicuramente, ma anche – spero – quello di chi non vuole giudicare, positivamente o negativamente, per partito preso) è sospeso.

Tre cose sulla base di quanto detto dal Ministro nell’intervista però si possono dire. Continua a leggere…

Tre considerazioni (e una preghiera) sulle promesse della Gelmini

Sabato 5 Settembre 2009 Lascia un commento

Il Ministro Gelmini ha rilasciato un’intervista al Direttore di Tuttoscuola (alcune anticipazioni qui e qui, ma anche qui). A parte la questione di stretta attualità del precariato, in estrema sintesi, si preannunciano tre iniziative: premi agli studenti migliori, carriera per gli insegnanti (con conseguente valorizzazione economica e di status) e finanziamenti alle scuole in base alla valutazione. Le anticipazioni non dicono nulla su come il Governo vorrà mettere in pratica questi propositi e dunque il “giudizio” (il mio e quello di chi non vuole giudicare – positivamente o negativamente – per partito preso) è sospeso. Tre cose sulla base di quanto detto fino ad ora, però si possono dire. Continua a leggere…

Intervento al Seminario del Pd sulla Scuola

Lunedì 2 Febbraio 2009 Lascia un commento

Venerdì a Roma il Pd ha organizzato un seminario sull’Autonomia scolastica e la riforma del Titolo V. Nel mio intervento ho detto quanto segue.

Porto il punto di vista di chi svolge la propria attività politica in una realtà particolare, Milano, e – non potrebbe essere diversamente – le cose che dirò “risentono” probabilmente di questo punto di vista, ma credo sia un punto di vista che in parte manca a questo dibattito.

Innanzi tutto ringrazio gli organizzatori per questa giornata di lavoro, della quale se ne sentiva veramente il bisogno. Lo dico senza retorica.

L’On. De Torre nel suo intervento ha citato il “fardello” – così lo ha chiamato – che ancora ci portiamo appresso per l’allontanamento dell’allora Ministro Luigi Berlinguer. A mio avviso c’è una conseguenza di quella scelta che non è stata sufficientemente analizzata: l’aver interrotto il dialogo con un certo mondo della scuola. Spesso lamentiamo poco dialogo del Pd con il mondo della scuola, ma a mio avviso il nostro problema principale è il dialogo con certo mondo della scuola. Con altri dialoghiamo benissimo.

Abbiamo invece difficoltà a fare da sponda agli insegnanti più motivati e che vorrebbero essere valutati e valorizzati; al mondo imprenditoriale più attento, che vorrebbe non una scuola adatta alle proprie esigenze di oggi, ma capace di preparare al mondo di domani; agli studenti e alle famiglie preoccupate sì per le scelte di un Governo che invece che progettare con l’associazionismo professionale e studentesco le necessarie riforme si limita a fare cassa e tagliare indiscriminatamente, ma anche (soprattutto, in alcuni casi) per una scuola ancora classista, che sta in parte mancando alla sua missione (non vi ricordo qui dati che conoscete benissimo e che ci ha ricordato Barbieri nella sua relazione).

Ho questa preoccupazione perché questi discorsi li facciamo tutti nei periodi di “calma”, ma basta un piccolo o grande stormir di foglie che subito abbiamo come un riflesso condizionato che ci ricaccia indietro di anni: “no alla privatizzazione della scuola”, “niente tagli”… tutte cose anche giuste, ma che recitiamo solo per e che ci impediranno domani quando torneremo al governo di riformare la scuola italiana. Per questa ragione a mio avviso il referendum è un errore. Un tempo avrei detto cose molto più pesanti, ma qui ho sentito proporre il referendum a persone che stimo profondamente e dunque mi limito a dire che è un errore.

Dimostriamo, infatti, di non aver imparato dagli errori del passato in tema referendario, ma soprattutto ci caratterizziamo esclusivamente in negativo, peraltro dando ragione – e con estremo ritardo – a coloro i quali (Rete Scuole, un pezzo importante del sindacato, la cosiddetta sinistra radicale) hanno criticato da posizioni conservatrici qualunque tentativo di riforma, anche i nostri. Accodandoci a chi vuole dare un’impronta tutta in negativo alla mobilitazione.

Se il fine è far pronunciare la Corte sugli aspetti di illegittimità (che anche secondo me ci sono), si proceda con ricorsi, come hanno cominciato a fare Cidi, Cgd e altri; se il fine è mobilitare, meglio sarebbe farlo con una proposta di legge di iniziativa popolare o con altre azioni che ci caratterizzino come coloro che propongono una scuola diversa.

Il Ddl Aprea è stato messo in discussione come testo base e presto si entrerà nel merito di una discussione complessa. Questo Ddl – una volta approvato – modificherebbe radicalmente il sistema scolastico del Paese. Noi che atteggiamento vogliamo tenere? Io sono per entrare pesantemente in quella discussione e riassumo qui alcune preoccupazioni di merito su quel testo.

Dell’art. 11 e della sua probabile incostituzionalità ha già detto Roman, ma ce ne sono altri. Poiché sono favorevole all’introduzione di elementi di discrezionalità dei dirigenti nella selezione e nel reclutamento degli insegnanti, non è per una preclusione ideologica se dico che trovo di difficile realizzazione (uso un eufemismo) pensare a concorsi fatti in ogni singola scuola, come proposto dal Ddl: come può una singola scuola gestire la mole di domande che la investirebbero?

Poi mi spaventa l’idea che possa nascere una sorta di Ordine degli Insegnanti (il Ddl lo chiama Organismo Tecnico Rappresentativo) o che il meccanismo degli Albi regionali ipotizzato dall’On. Aprea possa nei fatti riaprire le graduatorie permanenti, zeppe di precari abilitati in cerca di cattedra, che Fioroni e Bastico avevano meritoriamente chiuso.

E infine il punto che mi convince meno di tutti, ovvero il metodo scelto per introdurre la sacrosanta progressione di carriera: si introdurrebbero tre livelli compartimentati, peraltro senza sovraordinazione gerarchica, mantenendo gli scatti per anzianità all’interno di ogni livello, con un passaggio al livello “superiore” subordinato alla disponibilità di posti, decisa dall’Amministrazione e con meccanismi che rischiano di essere del tutto indipendenti dal merito. In definitiva un’organizzazione del tutto simile a quella in vigore per i docenti universitari, che non mi sembra stia dando ottimi risultati (per usare un altro eufemismo).

Se il terreno dello scontro dei prossimi mesi con la maggioranza sarà su temi di questa portata e rilevanza la proposta di referendum è – lo ripeto – inadeguata. Si pensi piuttosto a cercare di migliorare in Commissione il testo Aprea a partire dalle proposte del Pd sui temi del reclutamento, della valutazione e della valorizzazione del merito; comunichiamo al Paese una proposta organica di riforma e su quella base definiamo il profilo della mobilitazione.

Infine il tema dell’Autonomia. Vorrei un partito che faccia della difesa dell’Autonomia scolastica una bandiera. La si difenda da un governo accentratore che pretende di stabilire in Viale Trastevere non quante risorse assegnare alle scuole (cosa sacrosanta), ma come quelle risorse devono essere impiegate. Se con le risorse date un dirigente è in grado di garantire le compresenze, nessuno può impedirgli di utilizzare le compresenze. È l’Autonomia è ciò che ha tenuto in piedi la scuola in questi anni ed è sull’Autonomia che si potrà costruire la scuola di domani

Le firme raccogliamole, ma…

Venerdì 31 Ottobre 2008 5 commenti

E’ nostra ferma convinzione che il sistema universitario italiano sia in profonda crisi e che questo stato di difficoltà sia strettamente connesso al destino dell’intero paese. È necessario intervenire con una profonda riforma delle regole che sono alla base del funzionamento degli atenei e del complesso degli strumenti che garantiscono il diritto allo studio, ma siamo contrari a intraprendere in percorso del genere cominciando dalla dieta forzata a cui la legge 133 ha sottoposto le università italiane e la ricerca. [...] Data l’asprezza del confronto politico odierno, ci appelliamo a lei, nella sua veste di garante della Costituzione e rappresentante dell’ unità nazionale, e nel rispetto assoluto della sue prerogative, affinchè inviti le forze politiche presenti nel parlamento ad affrontare in modo organico la questione universitaria e ad aprire un dibattito che porti ad una riforma profonda del sistema vigente, migliorando l’organizzazione e l’efficacia degli istituti di ricerca e promuovendo la piena realizzazione del diritto allo studio.

dalla lettera a Napolitano di alcuni studenti della Bocconi.

Non per insistere, ma ecco una bella lezione di stile a chi pensa di risolvere tutto con un referendum. Sarebbe bello se -con questo stesso spirito, che parte dalla consapevolezza che così non va- anche per la scuola si procedesse in modo altrettanto costruttivo e pragmatico.

Le firme raccogliamole, dunque, ma per una bella proposta di legge di iniziativa popolare. Obiettivi? Merito, autonomia, valutazione, oltre che formazione e reclutamento degli insegnanti.

Il topolino è stato partorito

Mercoledì 29 Ottobre 2008 Lascia un commento

E fu che la montagna di una riforma annunciata partorì il topolino di otto miliardi di tagli indiscriminati.

“La scuola cambia. Si torna alla scuola della serietà, del merito e dell’educazione”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Il ministro ha ricordato che “provvedimenti come il voto in condotta contro il bullismo, l’introduzione dell’educazione civica, dei voti al posto dei giudizi, il contenimento del costo dei libri per le famiglie e l’introduzione del maestro unico sono condivisi dalla gran parte degli italiani”. “Ringrazio il governo e la maggioranza parlamentare per il sostegno al provvedimento”, ha concluso.

da repubblica.it

Prima annuncia il maestro unico, poi si corregge: “maestro prevalente”. Dopo la conferenza stampa con Berlusconi (si, quella del “mando le forze dell’ordine a sgomberare le scuole”, “non ho mai detto che avrei mandato la polizia a sgomberare le scuole”), conferenza nella quale il premier parla di nuovo di maestro unico, la ministra per evitare di contraddirlo supera se stessa: “abbiamo introdotto il maestro unico prevalente“. Ora -dopo l’approvazione definitiva del Decreto Gelmini Tremonti- si torna a parlare di maestro unico tout court. Chiedo solo una cosa al Ministro: si metta d’accordo con se stessa.

Sul resto poco da dire: “voto in condotta contro il bullismo”? forse meglio le aspirapolveri quanto ad efficacia; “voto al posto dei giudizi”? se qualcuno mi spiega perché “sei” sarebbe meglio o peggio di “sufficiente” posso almeno decidere se questo provvedimento va annoverato tra quelli per la serietà, tra quelli per il merito o tra quelli per l’educazione.

Resta il rammarico che delle tre parole d’ordine con le quali Gelmini ha esordito (merito, autonomia e valutazione), l’autonomia sia stata sostituita dalla serietà e la valutazione dall’educazione. O è la serietà ad aver sostituito la valutazione e l’educazione l’autonomia? Il ministro non lo dice: forse aspetta la prossima conferenza stampa del premier per evitare di contraddirlo nuovamente…

Per una piattaforma del Pd sulla scuola

Lunedì 15 Settembre 2008 Lascia un commento

Perché opporsi ad un provvedimento governativo? Semplificando potremmo dire che lo si fa per due ragioni: perché non se ne condividono i fini oppure perché non se ne condividono i mezzi. Se il fine dichiarato dalla Gemini è “cambiare la scuola”, il Pd ha due possibilità: andare a rimorchio del sindacato nella battaglia per la conservazione dello status quo, negando quindi la necessità del cambiamento. Oppure raccogliere la sfida sui fini, contestando però gli strumenti individuati dal governo [...]

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Maestro unico: ecco dove prende i soldi

Venerdì 5 Settembre 2008 Lascia un commento

Dicevo che, ancora più interessante, è la lettura del secondo comma di quello stesso articolo. Quello che dice dove prende i soldi i per pagare le 2 ore settimanali di lavoro in più dei maestri. Leggiamolo.

Con apposita sequenza contrattuale e a valere sulle risorse di cui all’articolo 64, comma 9, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e’ definito il trattamento economico dovuto per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all’orario d’obbligo di insegnamento stabilito dalle vigenti disposizioni contrattuali.

Cosa vuol dire? La parola chiave evidentemente è “Comma 9″, rammentatela. perchè il malloppo è lì. Io faccio una breve premessa e ve lo dico subito cosa vuol dire.

Nel presentare la manovra il Ministro ha più volte affermato che avrebbe fatto dei tagli sì, ma che avrebbe reinvestito parte dei risparmi nella valorizzazione del merito (la prima uscita della Gelmini fu questa, ricordate?).

Nella manovra approvata ad agosto aveva mantenuto l’impegno.

Una quota parte delle economie di spesa  e’ destinata, nella misura del 30 per cento, ad incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della Scuola.

Eccoli dunque i soldi promessi per “adeguare agli standard europei” gli stipendi degli insegnanti italiani; eccoli i fondi per la “valorizzazione del merito”. E voi -malfidenti- che pensavate che la Gelmini ci prendesse per i fondelli…

Tutto a posto quindi? Purtroppo no. Infatti -lo avrete capito- tutte queste belle cose sono scritte proprio in quel “Comma 9″, quello dal quale saranno presi i soldi per pagare le famose due ore aggiuntive. Pagate quelle rimarrà ben poco per il merito, l’adeguamento agli standard e compagnia cantando…

Sviluppo professionale della carriera ritenta, sarai più fortunato.

[Il merito, nel merito] – Chiamata diretta e valutazione

Domenica 25 Maggio 2008 8 commenti

Ci siamo lasciati con alcune domande: è giusto che un dirigente possa scegliere i professionisti più adatti alle esigenze del suo istituto? come consentirgli di dare un giudizio su chi lavora nella scuola da lui diretta? Come anticipato, si potrebbero introdurre strumenti adatti, purchè ciò venga fatto con opportuni accorgimenti. E’ venuto il momento di dirvi quali.

Partiamo dal tema più ostico per la mia parte politica: la cosiddetta “chiamata diretta”. Per i “non addetti ai lavori”, accenno a come funziona oggi: l’abilitato accede ad una graduatoria e quando ci sono immissioni in ruolo il primo in graduatoria sceglie per primo dove andare a insegnare. In assenza di immissioni in ruolo (o terminate queste) si procede con un meccanismo analogo per nominare i supplenti con incarico annuale.

Questo meccanismo si porta dietro alcuni problemi. Ne ho contati almeno tre.

Il primo: poichè le immissioni in ruolo sono sempre in numero inferiore ai posti vacanti, chi decide se coprire più cattedre di Italiano o di Matematica? Il Ministero e gli Uffici Scolastici Regionali (autonomi, ma emanazione del Ministero). Il criterio utilizzato? Nessun lo dice, ognun lo sa.

Il secondo problema è questo: com’è fatta la graduatoria? Quasi esclusivamente per anzianità di servizio poichè i titoli pesano pochissimo: ad esempio una seconda laurea conta quanto un’anzianità di un paio di mesi. Con un sistema così nelle scuole più belline, fighette e tranquille ci andranno sempre gli insegnanti con più anzianità e in quelle difficili, di confine, sfigate i precari, i neo-assunti e i “missionari”.

Terzo problema: con che criterio scelgono i singoli? Azzardo: nel 90% dei casi, vicinanza a casa e presenza di colleghi amici. La possibilità che ciascuno vada ad insegnare nella scuola con le caratteristiche più adatte alla propria formazione, alle proprie caratteristiche e alle proprie inclinazioni è lasciata esclusivamente al caso.

Con la “chiamata diretta” da parte delle singole scuole questi problemi sarebbero in gran parte superati: Ministero e USR decidono che nella scuola ”X” ci sono 10 posti e la scuola decide se utilizzarli per cattedre di Italiano o di Matematica in funzione del progetto didattico in corso; l’istituto individua tra gli abilitati quelli con le caratteristiche più adatte all’offerta formativa che ha proposto alle famiglie di quel territorio (quello con una specializzazione particolarmente adatta, quello che nel colloquio ha evidenziato caratteristiche umane e professionali più adeguate a quel contesto…).

Un tempo ero contrario. Per un pregiudizio (possibili favoritismi) e per un giudizio (scarsa preparazione dei dirigenti a selezionare risorse umane). Ho in parte cambiato idea perchè mi sono convinto che la cosa più importante è far funzionare il sistema e dunque che vale la pena di correre dei rischi.

Il giudizio sulla impreparazione dei dirigenti scolastici lo confermo e riguarda il ruolo nel suo complesso, non solo la selezione del personale. In compenso è relativamente facile da superare: se sono impreparati, basta prepararli. E questo è il primo accorgimento: prevedere una formazione obbligatoria per accedere alla carica di dirigente. Alcune esperienze (poche) ci sono: ad esempio, assieme al Politecnico di Milano ho organizzato un Master di II Livello, ma la partecipazione è lasciata alla buona volontà dei singoli.

Secondo accorgimento: prevedere verifiche in itinere e una fase sperimentale. Sperimentiamo la chiamata diretta in alcune scuole per un paio d’anni e vediamo cosa succede. A dire il vero pochi lo sanno, ma già accade: c’è chi ricorre da anni alla chiamata diretta con ottimi risultati; tra queste una scuola che giustamente è un’icona per la stessa sinistra: la secondaria di primo grado Rinascita-Livi a Milano.

Terzo accorgimento: se il problema è che così si darebbe troppo potere ad un singolo, non facciamolo. Alcuni propongono che a scegliere sia il collegio dei docenti. Personalmente ho dei dubbi (passeremmo da “tutto il potere al dirigente” a “tutto il potere ai soviet”: una stupidaggine), ma forse un compromesso si può trovare: il Consiglio d’Istituto nomina una giunta che vaglia le candidature e il consiglio stesso prende la decisione sulla base del parere di questa giunta. Dimenticavo: l’assunzione sarà a tempo determinato: sei anni (tre cicli per gli insegnanti del biennio, due per quelli del triennio), rinnovabili tutte le volte che si vuole. Quest’ultima cosa serve sia a limitare eventuali danni, sia a favorire una mobilità degli insegnanti che a mio avviso non può che portare vantaggi al sistema nel suo complesso.

Infine la valutazione. Deve valere sia per gli insegnanti che per i dirigenti stessi. Se particolarmente e ripetutamente negativa deve orevedere anche alla possibilità che queste persone smettano di fare danni (non hai più voglia di insegnare? non ne sei capace? cambia mestiere). Come farla? La scuola ha obiettivi ben codificati (ad esempio con le indicazioni per il curricolo), utenti ben determinati (studenti e famiglie) e dirigenti che dovrebbero essere, come abbiamo detto, i garanti sia del raggiungimento di quegli obiettivi, sia dell’attuazione del Piano dell’Offerta Formativa di ogni singola scuola. Personalmente propenderei per una valutazione basata su un mix di criteri soggettivi (un giudizio qualitativo da parte di studenti e famiglie) e oggettivi, come il raggiungimento o meno degli obiettivi definiti dal Ministero e dal POF, di cui sarà responsabile il dirigente.

Ovviamente in queste valutazioni si dovrà tenere conto delle condizioni di partenza dei singoli ragazzi, ma attenzione a che non sia il criterio esclusivo. Non è la stessa cosa fallire nell’alfabetizzazione di un ragazzo che parte da condizioni di svantaggio o non riuscire a far diventare un po’ più bravo chi quelle competenze le ha già prima di arrivare a scuola perchè ha la fortuna di vivere in una condizione socio-economica privilegiata.

Con questo abbiamo terminato il nostro viaggio “nel merito del merito”. Non tutto quello che c’era da dire sono riuscito a dirlo, ma credo e spero di aver messo lì alcuni spunti di riflessione. Resta da tirare qualche prima conclusione. Ma per queste dovrete aspettare la prossima puntata.

Il merito, nel merito: le puntate precedenti

Uno - Gli studenti
Due - Il reclutamento degli insegnanti
Tre - Ancora sul reclutamento
Quattro - L'insegnante come profesionista
Cinque - Dirigente o Preside-Manager?

[Il merito, nel merito] – Dirigente o Preside-Manager?

Martedì 20 Maggio 2008 3 commenti

Qui e nel prossimo capitolo si parlerà del Dirigente Scolastico. Avete presente? è quello che tutti continuano a chiamare Preside un po’ perchè tanto “dirigente” oggi non è e un po’ per questo vizio italico di parlare di scuola sempre pensando alla scuola che abbiamo fatto noi (e in quella scuola c’era il Preside, mica il Dirigente…).

Il passaggio da Preside a Dirigente è anch’esso dovuto a Berlinguer. Fatta l’autonomia c’era bisogno di insegnanti nuovi (e ne abbiamo parlato) e “presìdi” nuovi che gestissero i compiti vecchi e nuovi affidati alle autonomie scolastiche e “presidiassero” la riforma. Siamo quindi di fronte al famigerato preside-manager (come fu definito da molti allora e ancora oggi da qualche detrattore)? A mio avviso no.

Se un po’ avete imparato a conoscermi, vi sarà chiaro che anche se fosse qui non ci si scandalizzerebbe; semplicemente non fu questa la scelta fatta. C’era probabilmente consapevolezza che fosse necessario che il preside acquisisse competenze aggiuntive (e tra queste anche quelle gestionali, ovviamente), ma nessuno si sognava di appaltare a dei manager improvvisati la gestione della scuola italiana. Quello che veniva richiesto era altro: un cambio di passo, perfino un cambiamento di cultura organizzativa, innestato però su un profilo che doveva restare quello originale nelle sue caratteristiche di fondo.

In realtà quella propaganda una vittima la fece: Letizia Moratti, che alla favoletta, giungendo al Ministero, probabilmente ci credette davvero.

Ovviamente aver cambiato in dieci anni quattro ministri (e quattro corrispondenti “filosofie”) ha impedito di procedere con coerenza sulla strada ipotizzata all’inizio o su una qualunque altra. Ovviamente anche per i Dirigenti sono intervenuti provvedimenti ope legis. Ovviamente tutto questo ha portato alla scelta di personale non adeguatamente formato ad assumere il ruolo che gli veniva chiesto di assumere. Ovviamente chi ha avuto il compito di dirigere le autonomie si è sforzato di svolgere il proprio ruolo nel migliore dei modi e spesso il migliore dei modi è stato eccellente se non ottimo. Ovviamente…

Insomma: anche per la dirigenza, si è visto il film già visto per gli insegnanti.

Ma rispetto al tema del “merito” che ha dato vita a queste riflessioni, quali sono i compiti fondamentali che un dirigente dovrebbe svolgere? Uno su tutti: essere il garante dell’offerta formativa del proprio istituto. Offerta formativa che la scuola dovrà garantire essere la più rispondente alle esigenze del territorio nel quale opera e dunque la migliore per valorizzare il merito dei propri studenti.

Già oggi l’autonomia garantisce al singolo istituto ampi margini di manovra per quel che riguarda la programmazione e la progettazione dell’offerta. Quello che il sistema ancora non garantisce pienamente sono le risorse. Economiche, ovviamente (e torneremo nelle conclusioni su questo), ma anche umane. Non sempre fornisce quei professionisti di cui abbiamo detto ci sarebbe un gran bisogno.

Ma il nostro percorso a tappe ci ha portato ad affermare che quel professionista è possibile formarlo e reclutarlo. E allora andiamo oltre: se ho i miei bei professionisti abilitati, per quale motivo ci sembra così assurdo che il dirigente possa scegliere tra questi il più adatto alle esigenze del suo istituto? per quale motivo non gli deve essere possibile dare un giudizio su chi lavora a quel progetto?

Se il Dirigente Scolastico deve garantire il rispetto dell’offerta formativa promessa all’utenza, a mio avviso ha il diritto-dovere di scegliere personalmente le risorse con cui raggiungere quegli obiettivi e valutarne efficenza ed efficacia. Dei progetti che l’istituto ha ipotizzato e realizzato, prima di tutto. Ma anche delle persone che ha chiamato a realizzali.

Sono quindi favorevole alla cosiddetta “chiamata diretta”? Sono quindi favorevole alla valutazione degli insegnanti? Con opportuni accorgimenti, si.

Nella prossima puntata vedremo quali.

Il merito, nel merito: le puntate precedenti
Uno - Gli studenti
Due - Il reclutamento degli insegnanti
Tre - Ancora sul reclutamento
Quattro - L'insegnante come profesionista