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Articoli taggati ‘Referendum’

Referendum: due No e un Sì

Giovedì 18 Giugno 2009 Lascia un commento

Come volevasi dimostrare.

A questo punto sono più antiberlusconiano io che voto due no. A proposito, io a quell’iniziativa ci sono andato e intervenendo ho motivato la mia scelta. In sintesi:

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Chi di Silvio ferisce…

Mercoledì 10 Giugno 2009 Lascia un commento

stainoreferendumRicevo un invito ad un dibattito per il SI al referendum elettorale, accompagnato da questa vignetta, dalla quale devo dedurre che fino a ieri il mittente la pensava diversamente.

Spiace per l’autogoal di chi l’ha inviata, ma per lo meno spero serva loro a riflettere su quanto sia inutile, stupido e dannoso continuare a fare politica a prescindere dalla politica.

Io sceglierò sulla base delle mie opinioni. Come tutte le opinioni sono fallibili, ma per lo meno cambiano quando le cambio io e non quando le cambia il Presidente del Consiglio.

Il nesso, la relazione

Martedì 9 Giugno 2009 Lascia un commento

Ricordate la trasmissione Crozza Italia? Si concludeva con una sfilata degli ospiti della puntata che – sulle note di “Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano – commentavano le notizie del giorno, concludendo con la frase tormentone “e io non capisco il nesso, la relazione”.

Nella dichiarazione che segue io la relazione la capisco benissimo.

“Non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum” del 21 giugno: lo afferma una nota della presidenza del Consiglio che sintetizza così la posizione del premier, Silvio Berlusconi, a conclusione della riunione avuta ieri sera con il segretario della Lega Nord, Umberto Bossi. I due leader hanno inoltre condiviso la necessità di un “comune e forte impegno” a sostegno dei candidati nei ballottaggi per “completare l’eccezionale successo” della maggioranza e hanno garantito il loro “personale coinvolgimento” nella campagna elettorale.

da repubblica.it

Non mi hai convinto, Dario

Martedì 12 Maggio 2009 1 commento

Quando ho scritto questo post, non avevo ancora letto l’intervista a Franceschini su la Repubblica di oggi. Dopo averla letta (grazie a Luca) mi sento in dovere di chiarire il mio pensiero.

Dice Franceschini, replicando a Rutelli e Chiti che gli chiedevano di cambiare idea sul referendum:

Che partito sarebbe un partito che cambia idea, ripeto: dopo aver a lungo discusso, solo perché il premier distrattamente ha detto a Varsavia che sosterrà il Sì.

E più avanti, rispondendo a una domanda su Di Pietro, aggiunge:

Ma se uno cambia idea come riflesso condizionato per le parole di Berlusconi dopo aver raccolto con entusiasmo le firme per i quesiti, come ha fatto proprio Di Pietro mica noi, beh c’è un problema irrisolto con la politica.

E su questo sono totalmente d’accordo: non è un argomento per il “No “quello che si richiama alle posizioni di altri (anche se “altri” è Berlusconi). A futura memoria mi permetto solo di aggiungere che vale per il referendum, ma vale anche per tutto il resto: politiche di contrasto all’immigrazione clandestina incluse, tanto per fare un esempio.

Fin qui concordo con il mio segretario. Mi permetto invece di dissentire su quanto Franceschini afferma nel merito del quesito referendario.

La domanda alla quale gli italiani devono rispondere il 21 giugno è la seguente: volete abrogare la legge porcata, quella che sottrae agli elettori il diritto di scegliersi non solo i partiti ma anche le persone da mandare in Parlamento? Togliendo di mezzo la politologia, chi ha contrastato con durezza quella norma non può che rispondere Sì.

Le cose non stanno così. La legge attuale sottrae effettivamente agli elettori il diritto di scegliersi non solo i partiti ma anche le persone da mandare in Parlamento.

Peccato però che la sostituisca con una legge che sottrae agli elettori la possibilità di scegliersi quel poco che possono scegliere oggi, i partiti, lasciandoci unicamente la possibilità di scegliere le coalizioni.

A prescindere da cosa ne pensa Berlusconi a me non sembra una gran cosa.

E sottolineo “votare”

Martedì 12 Maggio 2009 Lascia un commento

Non ho ricevuto le rassicurazioni richieste, non da Franceschini almeno, ma mi sto comunque orientando a votare due no e un si ai referendum elettorali. E sottolineo “votare”.

Argomenti in più me li ha dati Furio Colombo.

Champ chiama Dario, ma risponde Francesco

Mercoledì 6 Maggio 2009 Lascia un commento

Questo blog è sempre stato molto critico con Francesco Rutelli; in particolare guardo con sospetto e fastidio quel suo continuare ad insistere su ciò che distingue il Pd dalla “sinistra”. Lo fa anche oggi in una intervista al Corriere della Sera nella quale affronta gli argomenti più diversi.

Questo blog però si vanta anche di essere onesto intellettualmente e libero di dire ciò che pensa, mettendo il più possibile da parte i propri pregiudizi.

Non ho quindi difficoltà a dire che le cose dette in quella stessa intervista da Rutelli sul referendum le condivido. Anzi dirò di più: sono le parole precise che avrei voluto sentire da Franceschini.

Lei è sempre stato contrario al referen­dum sulla legge elettorale…

«La vittoria del Sì produrrebbe il ‘Porcel­lissimum’. Peggio del ‘Porcellum’: liste di nomina padronale, e maggioranza assoluta a un singolo partito. Franceschini aveva giu­stamente detto che dopo il pronunciamento del Pd non ne avrebbe più parlato e invece vedo che insiste ogni giorno per il Sì, al bu­io. La Destra ha già detto che vota Sì e che poi il risultato del voto non si tocca. Bel ca­polavoro di furbizia, da parte nostra. Faccio invece una proposta chiara: verifichi subito il segretario se c’è una maggioranza per una nuova legge elettorale».

Con la Lega, l’Udc, con chi ci sta?

«Una maggioranza per una legge: sistema tedesco, doppio turno francese, ‘Mattarel­lum’. E solo in quel caso votiamo Sì».

Con chi ci sta

Lunedì 4 Maggio 2009 Lascia un commento

Sul referendum elettorale ho scritto recentemente alcune considerazioni più “filosofiche” che di merito sui quesiti.

Per ora non ho cambiato idea: andrò a votare “no” ai due referendum significativi (quelli che peggiorano la legge attuale) e “si” a quello di cui nessuno parla (e che migliora la legge attuale, vietando le candidature in più collegi).

Devo confessare però che ultimamente un po’ di paura mi è venuta e dunque potrei decidere di mettere da parte le questioni di principio e astenermi dal voto.

Mettiamola così: se il Pd dà una sponda a Bossi e accetta di cambiare la Legge elettorale in Parlamento “con chi ci sta”, vado a votare “no” più sereno.

Referendum di Tornasole

Lunedì 20 Aprile 2009 Lascia un commento

L’osservazione dell’approccio della Politica e della Stampa alla discussione sulla data nella quale svolgere il prossimo referendum elettorale è molto “istruttiva”.

La maggior parte dei commentatori, infatti, si concentra sull’utilità o meno di sostenere una tesi piuttosto che un’altra. Prendiamo ad esempio la discussione che gira attorno alla scelta del Pd di sfidare il Governo ad accorpare elezioni e referendum per risparmiare (ora a favore della sicurezza, ora a favore dei terremotati). Pochi hanno sottolineato come  fosse una posizione di dubbia costituzionalità (lo ha fatto solo Calderoli, credo) o che assecondasse una certa “incultura” antipolitica che assimila i costi per l’esercizio democratico ad una qualunque altra voce di bilancio (lo ha fatto solo Ciccio, credo). E quando sembrava che passasse l’Election Day? Molti a spiegare che il Pd aveva sbagliato a chiedere l’accorpamento perchè della vittoria del Si il Pd avrebbe tutto da perdere.

Personalmente trovo questo approccio utilitaristico alla vicenda un’ulteriore dimostrazione dello scadimento della vita politica del Paese. Ricordo ancora infatti la bellissima vittoria del No ad un altro referendum elettorale: quello per abolire il doppio turno dalle elezioni comunali.

Nessuno allora utilizzò la scorciatoia del quorum. Oggi invece tutti la danno per scontata: indipendentemente dal merito (e io voterò no) è una grande tristezza.

Intervento al Seminario del Pd sulla Scuola

Lunedì 2 Febbraio 2009 Lascia un commento

Venerdì a Roma il Pd ha organizzato un seminario sull’Autonomia scolastica e la riforma del Titolo V. Nel mio intervento ho detto quanto segue.

Porto il punto di vista di chi svolge la propria attività politica in una realtà particolare, Milano, e – non potrebbe essere diversamente – le cose che dirò “risentono” probabilmente di questo punto di vista, ma credo sia un punto di vista che in parte manca a questo dibattito.

Innanzi tutto ringrazio gli organizzatori per questa giornata di lavoro, della quale se ne sentiva veramente il bisogno. Lo dico senza retorica.

L’On. De Torre nel suo intervento ha citato il “fardello” – così lo ha chiamato – che ancora ci portiamo appresso per l’allontanamento dell’allora Ministro Luigi Berlinguer. A mio avviso c’è una conseguenza di quella scelta che non è stata sufficientemente analizzata: l’aver interrotto il dialogo con un certo mondo della scuola. Spesso lamentiamo poco dialogo del Pd con il mondo della scuola, ma a mio avviso il nostro problema principale è il dialogo con certo mondo della scuola. Con altri dialoghiamo benissimo.

Abbiamo invece difficoltà a fare da sponda agli insegnanti più motivati e che vorrebbero essere valutati e valorizzati; al mondo imprenditoriale più attento, che vorrebbe non una scuola adatta alle proprie esigenze di oggi, ma capace di preparare al mondo di domani; agli studenti e alle famiglie preoccupate sì per le scelte di un Governo che invece che progettare con l’associazionismo professionale e studentesco le necessarie riforme si limita a fare cassa e tagliare indiscriminatamente, ma anche (soprattutto, in alcuni casi) per una scuola ancora classista, che sta in parte mancando alla sua missione (non vi ricordo qui dati che conoscete benissimo e che ci ha ricordato Barbieri nella sua relazione).

Ho questa preoccupazione perché questi discorsi li facciamo tutti nei periodi di “calma”, ma basta un piccolo o grande stormir di foglie che subito abbiamo come un riflesso condizionato che ci ricaccia indietro di anni: “no alla privatizzazione della scuola”, “niente tagli”… tutte cose anche giuste, ma che recitiamo solo per e che ci impediranno domani quando torneremo al governo di riformare la scuola italiana. Per questa ragione a mio avviso il referendum è un errore. Un tempo avrei detto cose molto più pesanti, ma qui ho sentito proporre il referendum a persone che stimo profondamente e dunque mi limito a dire che è un errore.

Dimostriamo, infatti, di non aver imparato dagli errori del passato in tema referendario, ma soprattutto ci caratterizziamo esclusivamente in negativo, peraltro dando ragione – e con estremo ritardo – a coloro i quali (Rete Scuole, un pezzo importante del sindacato, la cosiddetta sinistra radicale) hanno criticato da posizioni conservatrici qualunque tentativo di riforma, anche i nostri. Accodandoci a chi vuole dare un’impronta tutta in negativo alla mobilitazione.

Se il fine è far pronunciare la Corte sugli aspetti di illegittimità (che anche secondo me ci sono), si proceda con ricorsi, come hanno cominciato a fare Cidi, Cgd e altri; se il fine è mobilitare, meglio sarebbe farlo con una proposta di legge di iniziativa popolare o con altre azioni che ci caratterizzino come coloro che propongono una scuola diversa.

Il Ddl Aprea è stato messo in discussione come testo base e presto si entrerà nel merito di una discussione complessa. Questo Ddl – una volta approvato – modificherebbe radicalmente il sistema scolastico del Paese. Noi che atteggiamento vogliamo tenere? Io sono per entrare pesantemente in quella discussione e riassumo qui alcune preoccupazioni di merito su quel testo.

Dell’art. 11 e della sua probabile incostituzionalità ha già detto Roman, ma ce ne sono altri. Poiché sono favorevole all’introduzione di elementi di discrezionalità dei dirigenti nella selezione e nel reclutamento degli insegnanti, non è per una preclusione ideologica se dico che trovo di difficile realizzazione (uso un eufemismo) pensare a concorsi fatti in ogni singola scuola, come proposto dal Ddl: come può una singola scuola gestire la mole di domande che la investirebbero?

Poi mi spaventa l’idea che possa nascere una sorta di Ordine degli Insegnanti (il Ddl lo chiama Organismo Tecnico Rappresentativo) o che il meccanismo degli Albi regionali ipotizzato dall’On. Aprea possa nei fatti riaprire le graduatorie permanenti, zeppe di precari abilitati in cerca di cattedra, che Fioroni e Bastico avevano meritoriamente chiuso.

E infine il punto che mi convince meno di tutti, ovvero il metodo scelto per introdurre la sacrosanta progressione di carriera: si introdurrebbero tre livelli compartimentati, peraltro senza sovraordinazione gerarchica, mantenendo gli scatti per anzianità all’interno di ogni livello, con un passaggio al livello “superiore” subordinato alla disponibilità di posti, decisa dall’Amministrazione e con meccanismi che rischiano di essere del tutto indipendenti dal merito. In definitiva un’organizzazione del tutto simile a quella in vigore per i docenti universitari, che non mi sembra stia dando ottimi risultati (per usare un altro eufemismo).

Se il terreno dello scontro dei prossimi mesi con la maggioranza sarà su temi di questa portata e rilevanza la proposta di referendum è – lo ripeto – inadeguata. Si pensi piuttosto a cercare di migliorare in Commissione il testo Aprea a partire dalle proposte del Pd sui temi del reclutamento, della valutazione e della valorizzazione del merito; comunichiamo al Paese una proposta organica di riforma e su quella base definiamo il profilo della mobilitazione.

Infine il tema dell’Autonomia. Vorrei un partito che faccia della difesa dell’Autonomia scolastica una bandiera. La si difenda da un governo accentratore che pretende di stabilire in Viale Trastevere non quante risorse assegnare alle scuole (cosa sacrosanta), ma come quelle risorse devono essere impiegate. Se con le risorse date un dirigente è in grado di garantire le compresenze, nessuno può impedirgli di utilizzare le compresenze. È l’Autonomia è ciò che ha tenuto in piedi la scuola in questi anni ed è sull’Autonomia che si potrà costruire la scuola di domani

Esternalità positive

Giovedì 11 Dicembre 2008 Lascia un commento

Se le anticipazioni del Corriere sono corrette anche il Pd può esultare: ha la scusa per non fare più il referendum.