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Articoli taggati ‘Ricambio Generazionale’

Il congresso del Pd, i Mille ed io

Mercoledì 1 Luglio 2009 Lascia un commento

Ci sono cose che non ho mai scritto sul gruppo che i giornali oggi chiamano “I piombini” (il gruppo di trenta-quarantenni che ha organizzato l’incontro di sabato scorso al Lingotto). Riguardano il rapporto del sottoscritto con quello che può essere considerato il suo nucleo originario: il movimento d’opinione chiamato “iMille”. Credo sia arrivato il momento di farlo.

In vista del congresso del Pd, anche – spero – per aiutare i miei venticinque lettori a comprendere la ratio delle scelte che mi accingo a compiere.

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Lingotti da asporto

Lunedì 29 Giugno 2009 Lascia un commento

Sabato ero al Lingotto. Se dovessi scriverne per un giornale – nel modo più asettico possibile – cercherei di coglierne i punti di forza e quelli di debolezza.

E probabilmente non avrei dubbi: la forza del Lingotto è stata costringere Bersani e Franceschini ad andarci, trasformando così quell’incontro in un anticipo di congresso; la debolezza è invece nel non avere (ancora?) una candidatura terza da opporre a Franceschini e Bersani.

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Con Ivan e con Lazzaro: si può fare

Mercoledì 1 Aprile 2009 Lascia un commento

Il botta e risposta tra Ivan e me, nato da un suo commento alle primarie di Pavia è troppo importante (almeno per me) per lasciarlo confinato nei commenti. Ecco quindi il mio ultimo scritto.

Ovviamente le forze che sostenevano Ricci e quelle che sestenevano Albergati non sono “equivalenti”, ma definire le prime (quelle del Segretario cittadino del partito) estranee all’establishment è quanto meno improprio. Sono (siamo?) sulla carta più deboli, come lo era Matteo Renzi a Firenze, ma non sono corpi estranei o – peggio – don Chisciotte che combattono contro i mulini a vento.

La mia obiezione nasce – lo ammetto – da una certa idiosincrasia che ho sviluppato per un certo nuovismo fine a se stesso, ma ti prego di credere che se la faccio in modo così esplicito (a te, poi, persona che stimo moltissimo per aver avuto la voglia di metterci la faccia e non aspettare cooptazioni) è soprattutto perchè non è così che si vincono certe battaglie. E anche perchè se per caso le si vincono (l’attuale classe dirigente è così debole che potrebbe anche capitare) si fanno tali e tante macerie che poi governi sul nulla.

Vorrei che quella battaglia fosse condotta da dirigenti politici (chi è in una direzione o è il primo dei non eletti alle politiche o fa l’amministratore, è un dirigente) consapevoli che vogliono assumersi maggiori responsabilità di direzione. Non da persone che si dipingono come eterni outsider.

Ripeto, non credo che tu (uso il tu anche se la “polemica” non ha nulla di personale ovviamente) ti senta così, ma certi atteggiamenti e modi di porre la questione pubblicamente ci fanno apparire così.

Ti faccio un esempio per aiutarmi a spiegarti meglio cosa intendo: una persona come Lazzaro (homoeuropeus: il primo commento al mio post) così caustica verso di te e i “contemporanei” (a proposito, Lazzaro, a me il termine piace molto anzi farò causa a Ivan per violazione del copyright avendolo – con altri quattro pazzi –  inventato due anni fa), una persona come lui io la voglio con noi.

E sono sicuro che se cambieremo atteggiamento l’avremo con noi.

Un intero establishment: il suo

Martedì 31 Marzo 2009 4 commenti

Sul cosiddetto “ricambio generazionale” ho detto la mia in tempi non sospetti e successivamente ci sono tornato a più riprese. In particolare penso che il problema sia che troppi stanno aspettando educatamente il proprio turno in coda e che questo non va affatto bene: squalifica una battaglia giusta.

Anche sulle primarie ho le idee abbastanza chiare: magari non servono per selezionare il migliore, ma sono condizione necessaria (non sufficiente) alla salvezza del Pd: tolgono alibi a chi – non solo nel Pd – campa sulle vecchie logiche.

Per questi motivi ho accolto bene la notizia che Antonio Ricci abbia deciso di candidarsi per le primarie per il candidato Sindaco a Pavia. Probabilmente avrei votato per Albergati, ma questo non conta: la notizia era buona in sè e se avesse vinto lui avrei pensato le stesse cose che ho pensato di Renzi.

Con queste idee ho letto il commento che ha fatto Ivan della vicenda pavese. Sostiene Ivan che il 35% è un buon risultato perchè Ricci ha avuto il coraggio “di sfidare l’intero establishment del partito contando solo su di uno straordinario manipolo di entusiasti”.

Ora, a parte il fatto che, veltronianamente, Ivan arrotonda per eccesso il risultato (Ricci ha preso il 34,2%), forse dovrebbe andarci un po’ più cauto con quel “sfidare l’intero establishment“. Il bravo Ricci infatti non è esattamente uno venuto dal nulla, visto che ricopre una carica nel Pd. Voi direte “e vabbè, ma non sarà mica il Segretario del partito…”

E invece sì. Antonio Ricci, segretario cittadino del Pd, ha sfidato un intero establishment: il suo.

Tre rondini non fanno primavera

Mercoledì 4 Marzo 2009 Lascia un commento

Sofri Jr. torna oggi su un tema sul quale “polemizzammo” qui e questo mi dà lo spunto per ribadire un particolare a mio avviso rilevante, ma anche per aggiornare il mio pensiero. Dice Luca (il grassetto è mio):

Diventa interessante a questo punto segnalare che quando due anni fa cominciammo a chiedere attraverso una modesta proposta che si facesse il PD con una generazione nuova, in una lista di nomi a titolo di esempio c’erano già molti di quelli di cui si parla adesso – Pippo Civati, Marta Meo, Matteo Renzi -, a ulteriore conferma che la domanda “dove sarebbero questi giovani?” è sempre stata strumentale e poco informata.

Quella domanda lì certamente lo è sempre stata, ma trovo assai più rilevante ragionare del perchè una generazione nuova non si sia mai fatta carico dell’onere di provare a prenderselo il “potere”. Il tema è rilevante soprattutto se si vogliono indagare le cause alla base dell’immobilismo italiano e della inamovibilità della sua classe dirigente, non solo politica.

Oggi alcune cose sono cambiate. In meglio. Ad esempio uno dei tre “giovani” citati (virgolette d’obbligo, visto che parliamo di gente con più di trent’anni) il salto ha provato a farlo e gli è pure riuscito bene. E anche gli altri due sembrano intenzionati a dare battaglia (almeno a giudicare dalla lettura dei loro blog).

Ma questa considerazione positiva non può far velo ad una seconda: la prassi resta un’altra.

[Romano] – La Sinistra è nel Paese

Venerdì 20 Febbraio 2009 Lascia un commento

L’otto settembre della sinistra italiana? Non confonderei il tramonto di una piccola e stanca oligarchia con la scomparsa di un pezzo d’Italia che continuerà a chiedere rappresentanza e governo fuori dal berlusconismo. D’accordo, dentro quelle stanze la situazione è pessima. D’altra parte se la sono cercata, e non da ieri. Ma se si mette anche solo la punta del naso fuori dalla porta la situazione appare tutt’altro che disperata. Perché nel nostro paese un Partito democratico esiste ben da prima che gruppi dirigenti già sconfitti si inventassero un’ultima ancora di salvezza. Ed è destinato a sopravvivere all’implosione forse definitiva degli equilibri che quei gruppi si erano dati. [continua]

Andrea Romano su Il Riformista di oggi

La salute del Pd

Martedì 17 Febbraio 2009 1 commento

Mi è stato chiesto nei commenti al post precedente un commento sullo stato di salute del Pd. Rispondo suggerendo la lettura di quanto ha scritto Francesco Costa . La trovo un’analisi puntuale.

In particolare concordo con lui con tutta la prima parte del suo pezzo e sul giudizio che dà delle primarie quando fa notare che sono spesso, ancora oggi e nonostante tutto, un grosso successo. Ultimo esempio Firenze, dove ha votato più gente che in quelle del 14 ottobre. Non basta per dire che il progetto del Pd è in salute, ma sminuire questo aspetto come fa qualcuno è un errore di valutazione enorme.

Sono più critico con una parte della sua analisi che riguarda il BVZW.

Avesse avuto il coraggio di chiamare per nome chi remava contro e picconava di notte quello che lui tentava precipitosamente di costruire il giorno, avesse avuto il coraggio di mettere sul piatto la propria leadership, anche a costo di spaccare il partito, oggi forse conosceremmo una realtà diversa

L’errore non è stato tanto quello di non aver fatto “nomi e cognomi”, ma più profondo. Non aver capito che anche lui era parte di quella classe dirigente che avrebbe dovuto farsi da parte tempo fa. Dunque quanto gli si chiedeva era traghettare il partito oltre la probabile sconfitta, riducendo i danni (cosa fatta egregiamente) e poi favorire il ricambio.

E proprio sul favorire il ricambio ha fallito: che sia successo perchè ha scelto collaboratori poco validi, perchè ha avuto paura di perdere pezzi o perchè si è affezionato alla poltrona poco importa. Il punto è che ha fallito e a pagarne le conseguenze sarà il progetto del Pd e chi in quel progetto ha creduto.

A proposito di chi ha creduto nel progetto: quanti ce ne sono nelle segreterie nazionali regionali e provinciali? Il fatto che si contino sulle dita di una mano avrà qualcosa a che fare con la crisi nella quale è precipitato il progetto stesso?

Il Godot del Pd

Lunedì 8 Dicembre 2008 1 commento

Io stimo Gianni Cuperlo. Credo sia uno dei dirigenti più validi e ricchi di idee di cui disponga il Partito Democratico. Scrissi tempo fa che, forse, era uno che ci stava provando a cambiare le cose. Mi corressi poco dopo, deluso dalla proposta di “caminetto” che lo caratterizzava una volta di più come quello del “vorrei, ma non posso”.

Ora Cuperlo è il promotore di un documento sottoscritto da una cinquantina di parlamentari del Pd che si conclude con parole sacrosante, che sottoscrivo (anzi che ho scritto più volte).

Perché un equivoco va superato. L’idea che la costruzione paziente dell’unità derivi dall’accantonamento della discussione sulle scelte. Scelte chiare e comprensibili a tutti. La realtà è che il Partito Democratico se vuole riacquistare quella credibilità delle “sue” parole, che oggi pare aver smarrito, deve puntare sulla limpidezza delle sue posizioni. E quella limpidezza non può essere il frutto di rimozioni o unanimismi di facciata ma il prodotto di una discussione franca e appassionata. Noi vogliamo contribuire a farlo, nelle sedi e nei luoghi dove ciò sarà concretamente possibile e nella stessa Conferenza Programmatica.

Eppure io non sono ancora disposto a dire “eppur si muovono“. Ci sono già cascato troppe volte e quindi sono diventato particolarmente attento ai dettagli. Qui in particolare c’è una cosa che non mi torna e che me lo fa sembrare un film già visto. Perché l’appuntamento nel quale “dare battaglia” non è mai quello più vicino, ma sempre il successivo? C’è una Direzione il 19 dicembre, perché dire che si daranno le risposte alle domande poste in quel documento nella Conferenza Programmatica fissata per la fine di febbraio?

E dire che le domande poste, i temi elencati, sono tanti. Si legge nel documento:

Non è solo un elenco di temi. Il punto è che la risposta a questi e altri snodi fisserà la cornice culturale del Partito Democratico. Quel Partito che è la risorsa sulla quale abbiamo investito. E che rappresenta per ciascuno di noi la vera speranza di avvenire per il Paese.

Purtroppo per gli estensori (e per chi si ostina a credere nel progetto del Pd) non è la prima volta che si scrivono documenti che elencano temi dicendo “non è un elenco di temi”, documenti che pongono le domande giuste.

È la risposta che non arriva mai. È il Godot del Pd.

Reichlin batte Soliti Noti tanti a pochi

Lunedì 1 Dicembre 2008 3 commenti

Tanto per cambiare la “blogosfera de sinistra” è nuovamente arrotolata attorno ad una polemica sul “ricambio generazionale” portata avanti dai soliti noti. Ho scritto più volte su Champ’s Version come il problema non sia affatto anagrafico, ma culturale. E quando mi chiedevano un esempio spesso rispondevo: “Alfredo Reichlin -che certo non è un ragazzino- è il più moderno degli intellettuali di sinistra, il più coraggioso e onesto”.

Il fatto che Reichlin abbia aperto un blog ne è solo l’ennesima conferma. Una conferma della sua modernità e apertura al confronto, del suo coraggio di esporsi e di cimentarsi con un mezzo così aperto.

Non ci credete? Eccovi uno stralcio del suo ultimo intervento.

Ecco perché io ritengo che la difesa del ruolo del Partito Democratico è un dovere politico, e perfino morale e culturale. Ma è un dovere collettivo. Barak Obama è passato attraverso lo scontro diretto con Hillary Clinton, che non era poco perché la signora rappresentava l’anima e gli interessi tradizionali del partito democratico americano. Ma lo ha fatto con argomenti forti, e soprattutto mobilitando su questa base un popolo fino allora tenuto ai margini: gli ispanici, gli operai, i ghetti. E tanto poco questo corrispondeva a un calcolo di parte che subito dopo la vittoria ha offerto alla Clinton il secondo posto di governo. [il resto è qui]

A me sembra molto meglio di una più “classica” discussione sulle cose dette da Massimo D’Alema da Crozza.

A voi no?

Leggerli in fila è istruttivo assai

Lunedì 24 Novembre 2008 2 commenti

I giornali della domenica io li leggo il lunedì: la domenica di solito è dedicata ad attività più salutari, come portare i figli qui. Questa mattina quindi mi sono letto il Rifo di ieri, cominciando da un editoriale di Andrea Romano, che si conclude con queste parole (leggetelo tutto però, che -al solito- merita).

Una leadership, una politica. È questa la legge che tiene in piedi i partiti democratici nell’era della personalizzazione. Nel PD sequestrato dalle tribù uguali e contrarie di veltroniani e dalemiani la leadership è scomparsa da tempo e la politica viene nascosta con cura sotto il tappeto, anche mentre le pareti di casa stanno crollando. Facciano pure: in fondo è il metodo che hanno seguito nell’ultimo decennio. Ma almeno chi ha intenzione di rimettersi a costruire si liberi dall’abbraccio dei serafici distruttori.

Andrea Romano su Il Riformista del 23 novembre

Poi sono passato a Repubblica (di oggi) e ho dedicato il viaggio in metropolitana all’intervento di Giuseppe D’Avanzo, che coglie nel segno.

Se prendere atto delle metamorfosi non significa condividerle, si può dire e non è una provocazione che la declinazione della politica di Obama ha più a che fare con la giovane classe dirigente della Lega che noti con i giovani leoni senza denti del Partito Democratico. Converrà allora che quei giovani si diano da fare, Riscoprano il conflitto [...]. Diano battaglia. Soltanto con un conflitto aperto di ideali, progetti, analisi, competenze, soltanto con un conflitto leale nella raccolta del consenso, quindi nella misura di un concreto radicamento sociale, si potrà coltivare la speranza di un nuovo riformismo, la convinzione di potercela fare a cambiare l’Italia, a fermarne il declino e la deriva autoritaria. Altra ambizione non può esserci e, se c’è non è soltanto mediocre. E perdente e, peggio, noiosa come un’impotente lagna.

Giuseppe D'Avanzo su la Repubblica di oggi

Coglie nel segno, dicevo. Non per la polemichetta inutile(*) con Sofri Jr. (se vi interessa la sua replica, è qui) o con Adinolfi (se vi interessa la replica, cercatela e ditemi dov’è perché io non l’ho trovata è qui). Sarà che li ho letti uno in fila all’altro, ma concordo con D’Avanzo proprio nella misura in cui il suo articolo è “connesso” a quello di Andrea. Nella misura in cui sprona una generazione -scusate se insisto- a non aspettare il numeretto e a dare battaglia, a riscoprire il conflitto. Nella misura in cui si sposta l’attenzione dal ricambio generazionale fine a se stesso ad altre due questioni se vogliamo affini, ma assai più essenziali: l’accountability di chi governa un partito e la effettiva contendibilità della leadership.

(*) A proposito di polemichette inutili: anche io ho polemizzato con Luca Sofri (tra l’altro proprio sul concetto di “conflitto“, che io non vedo e lui si), ma non ho mai dubitato della sua buona fede come invece sembra fare D’Avanzo. Sul perchè D’Avanzo mette insieme come esempio negativo di “ggiovane” persone così diverse, non vorrei avesse ragione Ciccio.