Terrorismo

biagi

Più che stronzi, coglioni

Proprio ieri, ascoltando l’intervista di Fazio ad Elsa Fornero, ho pensato “certo che i brigatisti, oltre che stronzi e criminali, sono stati proprio dei coglioni”. Perché oggi – a dieci anni dalla sua morte – abbiamo finalmente un Ministro che può mettere in pratica le idee originali di Biagi (e non una loro caricatura ideologica come ha fatto Sacconi), quindi il suo contributo sarebbe stato ancor più prezioso. Prezioso per il Paese; prezioso in particolare per i giovani e le donne discriminati o esclusi dal mondo del lavoro.

E io ringrazio lei, Signor Presidente.

Ringrazio il CSM e il suo Vice Presidente per l’opera composta in segno di omaggio alla memoria di Vittorio Bachelet e di tutti i magistrati uccisi dal terrorismo e dalle mafie. Si sfoglino quelle pagine, ci si soffermi su quei nomi, quei volti, quelle storie, per poter parlare responsabilmente della magistratura e alla magistratura, nella consapevolezza dell’onore che ad essa deve esser reso come premessa di ogni produttivo appello alla collaborazione necessaria per le riforme necessarie. E sia in noi tutti chiara e serena la certezza che le pagine di quest’opera, i profili e i fatti che presenta, le parole che raccoglie sono come pietre, restano più forti di qualsiasi dissennato manifesto venga affisso sui muri della Milano di Emilio Alessandrini e Guido Galli, e di qualsiasi polemica politica indiscriminata.

il discorso integrale è qui

Tanto rumore per nulla? Ancora su Sofri e Calabresi

E così aveva ragione chi sosteneva che Sofri stesse scrivendo un libro su Pinelli quando diede vita ad una recente polemica con il figlio di Calabresi. Il libro si intitola La notte che Pinelli e uscirà il 15 gennaio per i tipi di Marsilio.

Non vedo l’ora di leggerlo. Stimo Sofri, adoro come scrive (un’anticipazione la trovate qui) e sicuramente ha una conoscenza dei fatti più approfondita di molti altri. Spero solo si limiti alla notte del titolo e non si soffermi sulla mattina del 17 maggio 1972. Come ho già detto altrove, sarò retrò, ma secondo me di Calabresi, o più precisamente del suo omicidio, Adriano Sofri dovrebbe parlare il meno possibile.

Aspetando il libro, torno per un attimo a quella polemica del settembre scorso. Ricordate? Il senso era: l’omicidio Calabresi non fu un atto di terrorismo e dunque sbaglia il figlio a considerarsi un parente di una vittima del terrorismo.

Ci torno perchè se sono vere le anticipazioni dell’Espresso, Adriano Sofri sembra aver cambiato opinione, visto che scrive:

Di nessun atto terroristico degli anni ’70 mi sento corresponsabile. Dell’omicidio Calabresi sì, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse, ‘Calabresi sarai suicidato’.

Magari è solo una frase estrapolata dal contesto e non vuol dire niente. Ma fino all’uscita del libro lasciatemi sperare che non sia così…

Il vento dell’odio

Appaiono meno felici i passaggi in cui l’autore usa gli intrecci generazionali per sgomitolare il filo rosso che dal fascismo porta agli Anni 70. Si rischia così di tagliare la storia con l’accetta dell’ideologia, un destino forse inevitabile quando di questa disciplina si fa un uso pubblico: e così la violenza diventa metastorica e quindi inspiegabile, il «vento dell’odio» una forma di tragico sentimento ineluttabile, la «guerra civile», che alla lettera puntellava i comunicati delle Br e le dichiarazioni di intenti di Potere operaio, un balsamo assolutorio per i reduci di oggi e gli sconfitti di ieri. In realtà, gli studiosi di storia sanno bene che gli uomini sono figli più dei loro tempi che dei loro padri, e storia e memoria sono due binari paralleli che corrono nella stessa direzione, ma sono destinati a non incontrarsi mai.

Miguel Gotor su La Stampa del 23 settembre 2008 ha scritto una bella recensione dell’ultimo libro di Roberto Cotroneo.

Ne riporto un brano perchè credo possa essere utile come contributo alla discussione su cosa sia “terrorismo”, che inevitabilmente viene fatta ogni volta che scrivo qualcosa sulle ultime uscite di Sofri.