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Articoli taggati ‘Valentina Aprea’

Immagini dal disastro sfuggite alla censura

Domenica 20 Settembre 2009 25 commenti

Il Coordinamento 3 Ottobre (i precari della scuola, per chi non lo sapesse) ha messo su YouTube alcuni video della loro contestazione a Valentina Aprea di cui ho fatto la cronaca ieri. Si sono limitati a documentare i momenti nei quali i protagonisti erano loro con i fischi o le domande: ulteriore prova che non interessa questi signori discutere di scuola (ognuno forte delle proprie convinzioni), ma solo parlare di se stessi. Legittimo, ovviamente. Un po’ berlusconiano come approccio, ma leggittimo. Continua a leggere…

Cronaca di un disastro. Annunciato?

Sabato 19 Settembre 2009 27 commenti

Ieri si sarebbe dovuto svolgere questo dibattito e tutto era pronto (con Marilena Adamo a “sostituire” l’On. Ghizzoni, bloccata dall’influenza). Ho scritto “si sarebbe”, ma sono stato impreciso. In realtà si è svolto. Ma non come avremmo voluto noi del Partito Democratico e nemmeno come avrebbe voluto la maggior parte dei presenti. In compenso però si è svolto come volevano i venti precari presenti e come sperava Valentina Aprea. Continua a leggere…

Festa Democratica: Aprea vs. Champ’s Version

Giovedì 17 Settembre 2009 3 commenti

Scherzo, ovviamente. Però i milanesi tra i miei 25 lettori non possono mancare.

Vi aspetto DOMANI 18 SETTEMBRE alle ore 18:30 presso SPAZIO COOP della Festa Democratica (Area Palasharp, MM1 Lampugnano).

Merito, autonomia, valutazione: per una scuola di qualità, capace di futuro
Partecipano: Valentina Aprea, Marco Campione, Manuela Ghizzoni
Coordina: Sara Valmaggi

L’ennesima occasione sprecata per la scuola italiana?

Martedì 28 Luglio 2009 1 commento

Era allo studio della Commissione Cultura della Camera una nuova versione del Ddl Aprea. Una versione più snella della precedente e che conteneva molte proposte condivisibili, pur mantenendone alcune discutibili. Un Ddl perfettibile, dunque, come tutte le cose umane. E non a caso gli umani preposti (i parlamentari della Commissione Cultura della Camera) si stavano dedicando al suo perfezionamento.

Progressione di carriera per gli insegnanti, reclutamento, valutazione, valorizzazione delle scuole autonome a partire dal riconoscimento delle loro associazioni e della professionalità dei loro Dirigenti: questi alcuni dei punti più significativi del provvedimento. Continua a leggere…

Scuola: cosa bolle in pentola?

Martedì 10 Marzo 2009 Lascia un commento

Il 16 marzo alle ore 16, presso l’Auditorium San Carlo in Corso Matteotti 14 a Milano si terrà un’importante iniziativa di approfondimento sui temi dello stato giuridico degli insegnanti, del reclutamento e degli organi collegiali. In Parlamento sono infatti in una fase avanzata di discussione provvedimenti (quali il Pdl Aprea e il Pdl De Pasquale) che – se approvati – introdurranno modifiche significative al sistema pubblico di istruzione e formazione.

Il volantino dell’iniziativa è qui. Vi aspetto!

Il 5 in condotta, la stampa italiana e Lao Tzu

Martedì 3 Marzo 2009 Lascia un commento

Nei giorni scorsi sono stati resi pubblici i dati sul 5 in condotta nel primo quadrimestre e ad essi si sono accompagnati molti editoriali e commenti. Quasi tutti di un solo tenore: “finalmente!” hanno urlato gli opinion makers dello Stivale, isole comprese. Ognuno è libero di pensarla come crede, ovviamente, ma è triste constatare come la pubblicistica italiana si ostini a commentare le cose di scuola con superficialità e scarsa conoscenza dei fatti.

Non sono tra i detrattori del 5 in condotta: semplicemente trovo sproporzionato il peso che gli si vuol dare. Non mi riferisco al Governo: cavalca lo “spirito del tempo” e fa propaganda, in altre parole fa il suo mestiere. Ai vari cantori dei bei tempi andati (Citati, Mastrocola, Pirani…) neppure: non parrà loro vero di trovare il secondo Ministro consecutivo che fa proprie le teorie passatiste sulla scuola italiana da loro propugnate. Non mi preoccuperebbero neppure le posizioni dei giornali se la fase politica fosse caratterizzata da un’opposizione riformista che si assume l’onere di andare contro il suddetto “spirito del tempo” per proporre soluzioni utili alla modernizzazione del Paese.

Purtroppo così non è e dunque assume ancor più importanza la stampa. Prendiamo un editoriale a caso ma paradigmatico: quello del Riformista del 3 marzo, intitolato significativamente “Valore morale del 5 in condotta”. Vi si legge che la scuola ha bisogno di maggior rigore e condivido, che il voto in condotta è uno degli strumenti in mano al consiglio di classe e condivido.

Il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli e in questo caso i dettagli sono almeno tre: 1) il voto in condotta non è dato dal singolo docente, ma dal consiglio (e su questo torneremo); 2) non è vero che il voto di condotta è stato ripristinato perché non è mai stato abolito; 3) siamo nel primo quadrimestre e sono curioso di verificare nei giudizi finali quanti saranno gli studenti con un solo 5, quello in condotta, ovvero i bocciati per quella unica insufficienza.

Infatti ciò che cambia rispetto al passato è che con il 5 si può bocciare: l’arma in più non è il voto, ma la bocciatura a causa di quel voto. Il docente prima di questo provvedimento aveva altri modi per bocciare? Altri deterrenti? Si, il voto di merito, ad esempio. Quindi i docenti avevano questa possibilità, ma non la sfruttavano se hanno deciso di ricorrere in modo così massiccio a questo “nuovo” strumento. Perché? Ci sono tante spiegazioni possibili, io ne propongo due e nessuna delle due purtroppo ha un alto “valore morale”: perché il voto in condotta in quanto “collettivo” deresponsabilizza (uno dei limiti maggiori – la irresponsabilità – degli insegnanti poco motivati e poco professionali) oppure perché mette al riparo da possibili ricorsi (vera ossessione, mai abbastanza indagata, di docenti e dirigenti).

Dunque, il provvedimento in sè non è risolutivo e poco ha cambiato nella scuola italiana. Serve a sancire un principio? Bene, sancito! Ma non lo si faccia passare per un qualcosa di utile. Ma se la cosa è così poco importante, perché scriverne? Proprio per quanto dicevo all’inizio sul ruolo dei giornali. Compito di una stampa libera dovrebbe essere indirizzare l’opinione pubblica verso la pretesa di un Governo che della scuola si occupi veramente. Un Governo che vari la riforma delle Superiori troppe volte rimandata (anche da questa maggioranza), un Governo che valorizzi il merito e valuti gli insegnanti e le autonomie scolastiche.

Per spiegarmi meglio faccio un esempio: è in discussione alla Commissione competente il Pdl Aprea. Contiene alcuni provvedimenti positivi e altri negativi, ma indubbiamente ha un pregio: quello di mettere le mani là dove stanno i principali problemi della scuola italiana. Non tutte le soluzioni proposte mi convincono e alcune sono probabilmente impossibili di applicare, ma sarebbe bello che un decimo dell’enfasi data da maggioranza, opposizione e stampa al 5 in condotta e al grembiulino fosse dedicata al merito di quel provvedimento.

Solo così – sentendo la pressione dell’opinione pubblica – il Pd si asterrà dal fare barricate o proporre referendum sul nulla, concentrandosi sulla valorizzazione delle proprie proposte migliorative a un Pdl che rappresenta la prima vera riforma della scuola dai tempi di Luigi Berlinguer. Solo così – sentendo la pressione dell’opinione pubblica – un Ministro abituato a prendere decisioni solo sulla base di numeri (siano quelli dei sondaggi o quelli dei tagli imposti da Tremonti) non depotenzierà la portata riformatrice del Pdl Aprea e non ne ostacolerà il percorso per paura di farsi fare ombra dalla Collega. Solo così – sentendo la pressione dell’opinione pubblica – maggioranza e opposizione potrebbero raggiungere un obiettivo di portata storica: scrivere la prima riforma condivisa capace di resistere non tanto ai cambi di maggioranza (non ne vedo all’orizzonte), ma alle corporazioni sindacalizzate, ai centralisti di ogni colore, alle resistenze di Viale Trastevere.

Ovviamente un obiettivo così non può gravare solo sulle spalle di un giornale, ma ciascun giornale può dare un contributo. E se convincerà anche un solo italiano che non è il caso di rimpiangere la scuola di sessanta anni fa, ma casomai di pretendere dalla classe politica la capacità di disegnare quella dei prossimi trenta, avremo fatto un primo passo avanti. E Lao Tzu ci ha insegnato che “un viaggio di mille miglia comincia con un solo passo”.

Rapporto sulla Scuola 2009

Giovedì 12 Febbraio 2009 Lascia un commento

La Fondazione Agnelli, ha presentato ieri il Rapporto sulla Scuola in Italia 2009. Di tutte le recensioni che ho letto, la più interessante mi sembra quella di Giovanni Cominelli su Il Sussidiario.

Ne riporto due passaggi significativi, ma ne consiglio la lettura integrale. Il primo passaggio è quello che ho commentato anche sul sito dove è comparso.

Per l’essenziale sono confermati e aggiornati i risultati di ricerche che negli ultimi vent’anni sono stati proposti da enti pubblici, università, soggetti privati [...]. Così come sono ribadite le proposte politiche che il variegato mondo riformista della scuola ha avanzato lungo gli anni in merito alle modalità di assunzione, di carriera, di retribuzione. [...] L’altra novità del rapporto della Fondazione sono le proposte relative al reclutamento. La chiamata diretta, l’Albo professionale, una nuova dinamica della carriera e della retribuzione, eliminando la procedura antiquata e ormai inefficace delle graduatorie nazionali, implicano l’abbandono della figura del docente quale funzionario statale e lo consegnano ad una forma di professionalità riconosciuta, premiata, valutata. Con ciò il Rapporto fa da sponda al PdL 953, primo firmatario on. Valentina Aprea, oggetto di audizioni e consultazioni in questi giorni alla Camera.

Questo il mio commento.

Sentendomi parte del “variegato mondo riformista [che] ha avanzato [proposte] in merito alle modalità di assunzione, di carriera, di retribuzione”, mi sento di esternare un po’ di pessimismo in più sulle sorti del Pdl Aprea.

Dopo aver ricevuto dal Ministro l’importante titolo di Pdl di tutto il Pdl, anzi di tutta la maggioranza, rischia di fare una brutta fine.

La parte sulle fondazioni si dice verrà stralciata per diventare legge delega, la parte sulle risorse dovrà essere stralciata perchè cozza col federalismo fiscale, la parte sul reclutamento verrà stralciata perchè verranno emanati regolamenti a partire dalle conclusioni della Commissione Israel, la parte sugli organi di governo è stata in parte sconfessata dallo stesso Ministro (la differenza tra consiglio di indirizzo e consiglio di amministrazione non è solo nominalistica).

Cosa resta? La parte sulla progressione di carriera (che trovo troppo simile alla carriera universitaria che funziona assai male), la valutazione (ottima cosa, a patto di finanziare l’Invalsi adeguatamente) e poi? Lo dico con sincera preoccupazione: mi sembra il proverbiale elefante che partorisce il topolino.

Ed è un peccato. Non che non abbia dubbi sul Pdl Aprea, ma è indubbiamente un Pdl che ha alla base una concezione della scuola imperniata sull’autonomia, ovvero l’unica concezione in grado di farla uscire dalla crisi in cui versa. Come può questa impostazione convivere con un governo che, in particolare in questo ambito, la sconfessa ogni giorno?

Il secondo passaggio, che sono poi le conclusioni di Cominelli, è invece una constatazione che avete letto molte volte anche su Champ’s Version, ma soprattutto “documenta una speranza” che mi sento di fare mia.

Il PdL ha suscitato finora una violenta opposizione preventiva da parte dei sindacati, che, in alleanza stretta con l’Amministrazione, hanno in questi decenni pervicacemente bloccato ogni innovazione, sottoproducendo per imperizia e per calcolo una vasta area di sottoproletariato docente, i precari appunto. Il Rapporto viceversa documenta una speranza: che cambiare sia possibile e che il cambiamento può arrivare, se cammina sulle gambe dei docenti.

Intervento al Seminario del Pd sulla Scuola

Lunedì 2 Febbraio 2009 Lascia un commento

Venerdì a Roma il Pd ha organizzato un seminario sull’Autonomia scolastica e la riforma del Titolo V. Nel mio intervento ho detto quanto segue.

Porto il punto di vista di chi svolge la propria attività politica in una realtà particolare, Milano, e – non potrebbe essere diversamente – le cose che dirò “risentono” probabilmente di questo punto di vista, ma credo sia un punto di vista che in parte manca a questo dibattito.

Innanzi tutto ringrazio gli organizzatori per questa giornata di lavoro, della quale se ne sentiva veramente il bisogno. Lo dico senza retorica.

L’On. De Torre nel suo intervento ha citato il “fardello” – così lo ha chiamato – che ancora ci portiamo appresso per l’allontanamento dell’allora Ministro Luigi Berlinguer. A mio avviso c’è una conseguenza di quella scelta che non è stata sufficientemente analizzata: l’aver interrotto il dialogo con un certo mondo della scuola. Spesso lamentiamo poco dialogo del Pd con il mondo della scuola, ma a mio avviso il nostro problema principale è il dialogo con certo mondo della scuola. Con altri dialoghiamo benissimo.

Abbiamo invece difficoltà a fare da sponda agli insegnanti più motivati e che vorrebbero essere valutati e valorizzati; al mondo imprenditoriale più attento, che vorrebbe non una scuola adatta alle proprie esigenze di oggi, ma capace di preparare al mondo di domani; agli studenti e alle famiglie preoccupate sì per le scelte di un Governo che invece che progettare con l’associazionismo professionale e studentesco le necessarie riforme si limita a fare cassa e tagliare indiscriminatamente, ma anche (soprattutto, in alcuni casi) per una scuola ancora classista, che sta in parte mancando alla sua missione (non vi ricordo qui dati che conoscete benissimo e che ci ha ricordato Barbieri nella sua relazione).

Ho questa preoccupazione perché questi discorsi li facciamo tutti nei periodi di “calma”, ma basta un piccolo o grande stormir di foglie che subito abbiamo come un riflesso condizionato che ci ricaccia indietro di anni: “no alla privatizzazione della scuola”, “niente tagli”… tutte cose anche giuste, ma che recitiamo solo per e che ci impediranno domani quando torneremo al governo di riformare la scuola italiana. Per questa ragione a mio avviso il referendum è un errore. Un tempo avrei detto cose molto più pesanti, ma qui ho sentito proporre il referendum a persone che stimo profondamente e dunque mi limito a dire che è un errore.

Dimostriamo, infatti, di non aver imparato dagli errori del passato in tema referendario, ma soprattutto ci caratterizziamo esclusivamente in negativo, peraltro dando ragione – e con estremo ritardo – a coloro i quali (Rete Scuole, un pezzo importante del sindacato, la cosiddetta sinistra radicale) hanno criticato da posizioni conservatrici qualunque tentativo di riforma, anche i nostri. Accodandoci a chi vuole dare un’impronta tutta in negativo alla mobilitazione.

Se il fine è far pronunciare la Corte sugli aspetti di illegittimità (che anche secondo me ci sono), si proceda con ricorsi, come hanno cominciato a fare Cidi, Cgd e altri; se il fine è mobilitare, meglio sarebbe farlo con una proposta di legge di iniziativa popolare o con altre azioni che ci caratterizzino come coloro che propongono una scuola diversa.

Il Ddl Aprea è stato messo in discussione come testo base e presto si entrerà nel merito di una discussione complessa. Questo Ddl – una volta approvato – modificherebbe radicalmente il sistema scolastico del Paese. Noi che atteggiamento vogliamo tenere? Io sono per entrare pesantemente in quella discussione e riassumo qui alcune preoccupazioni di merito su quel testo.

Dell’art. 11 e della sua probabile incostituzionalità ha già detto Roman, ma ce ne sono altri. Poiché sono favorevole all’introduzione di elementi di discrezionalità dei dirigenti nella selezione e nel reclutamento degli insegnanti, non è per una preclusione ideologica se dico che trovo di difficile realizzazione (uso un eufemismo) pensare a concorsi fatti in ogni singola scuola, come proposto dal Ddl: come può una singola scuola gestire la mole di domande che la investirebbero?

Poi mi spaventa l’idea che possa nascere una sorta di Ordine degli Insegnanti (il Ddl lo chiama Organismo Tecnico Rappresentativo) o che il meccanismo degli Albi regionali ipotizzato dall’On. Aprea possa nei fatti riaprire le graduatorie permanenti, zeppe di precari abilitati in cerca di cattedra, che Fioroni e Bastico avevano meritoriamente chiuso.

E infine il punto che mi convince meno di tutti, ovvero il metodo scelto per introdurre la sacrosanta progressione di carriera: si introdurrebbero tre livelli compartimentati, peraltro senza sovraordinazione gerarchica, mantenendo gli scatti per anzianità all’interno di ogni livello, con un passaggio al livello “superiore” subordinato alla disponibilità di posti, decisa dall’Amministrazione e con meccanismi che rischiano di essere del tutto indipendenti dal merito. In definitiva un’organizzazione del tutto simile a quella in vigore per i docenti universitari, che non mi sembra stia dando ottimi risultati (per usare un altro eufemismo).

Se il terreno dello scontro dei prossimi mesi con la maggioranza sarà su temi di questa portata e rilevanza la proposta di referendum è – lo ripeto – inadeguata. Si pensi piuttosto a cercare di migliorare in Commissione il testo Aprea a partire dalle proposte del Pd sui temi del reclutamento, della valutazione e della valorizzazione del merito; comunichiamo al Paese una proposta organica di riforma e su quella base definiamo il profilo della mobilitazione.

Infine il tema dell’Autonomia. Vorrei un partito che faccia della difesa dell’Autonomia scolastica una bandiera. La si difenda da un governo accentratore che pretende di stabilire in Viale Trastevere non quante risorse assegnare alle scuole (cosa sacrosanta), ma come quelle risorse devono essere impiegate. Se con le risorse date un dirigente è in grado di garantire le compresenze, nessuno può impedirgli di utilizzare le compresenze. È l’Autonomia è ciò che ha tenuto in piedi la scuola in questi anni ed è sull’Autonomia che si potrà costruire la scuola di domani

Il Pdl di tutto il Pdl

Giovedì 29 Gennaio 2009 1 commento

Secondo quanto riportato da Il Sussidiario, il Ministro Gemini avrebbe dichiarato ad un convegno della Associazione Treelle che il Pdl Aprea “non sarà solo definibile come legge Aprea, ma sarà la legge di tutta la maggioranza”. Vale allora la pena di cominciare a discuterne pubblicamente di questo “Pdl di tutto il Pdl”, che -una volta approvato- modificherebbe radicalmente il sistema scolastico del Paese, come si capisce già dal titolo: “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti”.

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Quale battaglia abbiamo vinto?

Martedì 16 Dicembre 2008 6 commenti

Cosa distingue la destra dalla sinistra nel rapporto con l’opinione pubblica? Mi sono formato una precisa opinione su questo: quando ottiene una mezza vittoria, la prima fa di tutto per far credere che è stata una vittoria intera (doppia, tripla…), mentre la seconda fa di tutto per farla sembrare una sconfitta. Ultimo esempio lampante di questa teoria è la reazione a quanto sta accadendo nella scuola con questa bislacca discussione sul quesito: sulla scuola primaria abbiamo vinto una battaglia si o no? Mi cimento anche io perchè può servire per andare oltre la discussione bislacca e trarne qualche insegnamento per il futuro.

Stiamo ai fatti. Cosa è successo? Semplice: il Governo, dopo aver presentato in settembre un piano programmatico nel quale la dicitura “tempo pieno” non compariva mai (e nemmeno l’opzione 40 ore), ha siglato un accordo con i sindacati che non solo lo mette tra le opzioni possibili, ma dice esplicitamente che le classi a tempo pieno avranno il doppio organico. Ovviamente fanno in tempo a rimangiarsi tutto, ma fino a quando le cose stanno così è di questo che dobbiamo discutere, non dei processi alle intenzioni. Bene, questa sul tempo pieno è innegabilmente una vittoria: il doppio organico nei regolamenti! Se non è una vittoria questa? Una vittoria per il movimento e per l’opposizione politica e parlamentare (Pd in testa). Se si hanno a cuore il raggiungimento degli obiettivi e non la propaganda bisognerebbe rivendicare la vittoria, dare i propri meriti a chi nella maggioranza ha provato a evitare il disastro (Valentina Aprea in testa) e lavorare perché il Ministro continui nella sua presa di coscienza che a fare la passacarte di Tremonti lei ha solo da perdere.

Invece sono arrivati subito gli allarmi: attenzione, non è vero che sono tornati indietro su tutta la linea… attenzione le quaranta ore non sono il tempo pieno… tempo pieno si, ma di cosa?… attenzione il modulo (tre insegnanti per due classi) è morto e sepolto…

Cose in parte vere, in particolare che il modulo (che riguarda il 75% delle classi!) è morto e sepolto. Però… Personalmente non ho mai accettato (e l’ho scritto in tempi non sospetti) che l’opposizione alla Legge Gelmini Tremonti si basasse quasi esclusivamente sull’assunto che non mandare i figli a scuola per 40 ore fosse un danno fatto alle famiglie. Ovviamente mi è chiaro il motivo di questa scelta: la si è fatta per indurre le famiglie alla mobilitazione e perché il movimento è stato egemonizzato da Retescuole, una realtà radicata dove il tempo pieno raggiunge un gran numero di classi (a Milano più del 90%). Si badi bene, tutto questo non è avvenuto per “colpa” di Retescuole o del movimento in genere, ma di chi ha preferito accodarsi per averne un ritorno in termini di consenso sul breve periodo, abdicando alla propria funzione politica. Si badi ancora meglio, non ce l’ho con i gruppi parlamentari, che anzi hanno lavorato benissimo, ma con il partito. E qui si potrebbe aprire una parentesi sui danni che possono derivare dall’egemonia dei gruppi sulla struttura dei partiti politici, ma ci porterebbe troppo lontano.

Per questi e per altri motivi, in pochissimi abbiamo approfittato dell’occasione che ci era fornita da un dibattito pubblico sulla scuola (quante volte lo abbiamo invocato? e quando ce lo abbiamo lo usiamo per fare propaganda? suvvia!), mentre la maggioranza di chi ha partecipato alle numerose assemblee e la quasi totalità di chi è intervenuto sui media si è limitata alla propaganda spicciola. In pochissimi abbiamo approfittato di questa occasione per precisare che il modulo è un modello educativo validissimo, che il modulo in molti casi funziona meglio del tempo pieno, optato solo per venire incontro alle legittime esigenze delle famiglie, che sprechi ce ne sono tantissimi ad esempio là dove ci sono gli organici per le 30 ore, ma si sta a scuola per 24. Tutti argomenti ora utilizzati (in alcuni casi in buona fede, ad esempio da chi forse si è reso conto che ha combattuto la battaglia di altri) per dire che non è vero che “abbiamo vinto”.

E così torniamo alla domanda iniziale: è vero che abbiamo vinto una battaglia o no? Si, l’abbiamo vinta. Abbiamo vinto la battaglia che abbiamo deciso di combattere.

Se non era la battaglia giusta bisognava pensarci prima.

[pubblicato su libertaeguale.com]