Non capita quasi mai quindi lo dico qui e non nei commenti da lui. Credo che la posizione di Ciccio Cundari espressa qui sia imprecisa. Ma è una di quelle imprecisioni che rendono il concetto espresso non condivisibile. Vado a spiegare perchè.
Anche io penso che non si possano metere le braghe al mondo (e non per paura del boomerang da lui invocato, ma perchè se uno è laico lo è sempre non solo quando parla il Papa), ma secondo me i casi che vengono citati (Binetti, Bassanini, Villari e Latorre) sono molto diversi tra loro e dunque meriterebbero opinioni diverse: accomunarle rischia di far pensare che si vogliano assumere posizioni pilatesche. Chi li mette insieme è piuttosto chi li vede tutti parte di uno stesso disegno “inciucista”, chi li mette insieme è chi pensa che queste persone abbiano in realtà commesso tutti lo stesso crimine: intelligenza col nemico.
Personalmente ho il difetto che preferisco discernere e dunque mi sono fatto opinioni diverse. E (a scanso di equivoci meglio precisarlo subito) nessuna di queste mi porta ad invocare epurazioni.
Binetti ha espresso opinioni incompatibili con la “linea” del partito che l’ha eletta in Parlamento, lo ha detto (non smentito da alcuno) il segretario di quel partito. Una persona coerente uscirebbe da quel partito, ma evidentemente se si preferisce fare una battaglia dall’interno nessuno può impedirglielo. Fu assai più grave l’atto di votare contro la fiducia al Governo Prodi e questo non impedì al Pd di nominarla in Parlamento.
Bassanini ha ricevuto un incarico dal Governo. Bassanini non è eletto per il Pd da nessuna parte, non ha incarichi di partito. Parliamo di un professore di sinistra, professionista serio ed affermato che riceve un incarico dal Governo. Dal Governo del paese, mica da Forza Italia. Non vedo il problema.
Su Villari già ho detto.
E veniamo così a Latorre. Il problema del comportamento di Latorre non è l’intelligenza col nemico, non è il fatto che pensi che sulla vicenda Vigilanza RAI il Pd abbia inanellato una serie di bischerate che lo hanno portato in un vicolo cieco, non è il fatto che il Pd (il Pd, mica Latorre) ha prima portato in Parlamento e poi messo in Vigilanza uno che prima dice una cosa (“mi dimetto quando ci sarà una soluzione condivisa”) e poi -ammesso che lo faccia- ci mette tre giorni per farlo.
Il problema di Latorre non è nulla di tutto questo nella misura in cui intuisco che ha fatto quello che ha fatto perchè sta conducendo una battaglia politica. Una battaglia politica legittima, condivisibile (almeno da me condivisa) per il superamento di certi riflessi pavloviani (“nessun nemico a sinistra”), per il superamento dell’abbraccio mortale con Di Pietro, per un partito meno antiberlusconiano. Il problema del comportamento di Latorre, per quanto mi riguarda, sta in quel verbo “intuisco”, sta nel fatto che lui pensa che sia “utile alla causa” passare un bigliettino a Bocchino, sta nel fatto che non ha dato battaglia (pubblica battaglia!) perchè prevalesse il buon senso in tutta questa vicenda.
Latorre non è un Senatore qualsiasi, ma un dirigente del partito e del Gruppo: la prossima volta non passi bigliettini, ma abbia il coraggio di provare a mettere in minoranza chi sostiene una candidatura come quella di Orlando a qualunque costo. Chieda al Gruppo di votare e vinca (o perda) la sua battaglia alla luce del sole. Che è meglio di quella dei riflettori di uno studio di La7.
Ultimi commenti