Spingendo il pregiudizio più in là

Sto leggendo “Spingendo la notte più in là” di Mario Calabresi e da quando l’ho comprato ho provato (fino ad ora senza riuscirci) a scrivere perchè per me l’omicidio Calabresi ha rappresentato la più importante svolta della mia vita.

Non allora (avevo pochi mesi), ma 18 anni dopo quando un mio compagno di classe una sera come le altre si è presentato con un amico e… “Marco, ti presento Luigi Calabresi” mi ha detto a bruciapelo.  Non ho capito subito, ma poi ci sono arrivato. Il figlio del “commissarioassassino” – lo pronunciavamo così, tutto d’un fiato, me lo ricordo bene – era davanti a me. Il figlio che non ha mai conosciuto suo padre per colpa della campagna d’odio che Lotta Continua aveva costruito contro il Commissario.

Ma questo lo so ora, allora vedermelo davanti in un contesto non politico mi ha costretto a fare i conti con i miei pregiudizi. Luigi Calabresi non lo sa, ma quell’incontro per me è stato l’inizio della fine. La fine delle Verità precostituite, la fine delle Certezze che non ammettevano dubbi di sorta. Probabilmente ho iniziato a pensare “politicamente” con la mia testa e in modo un po’ più libero da pregiudizi da quella sera lì.

Ed è tutto merito di Luigi Calabresi, il ragazzo che non ha conosciuto suo padre.

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