La Moratti e le Materne

Una premessa a scanso di equivoci: non ho votato Letizia Moratti, ma questo non mi ha impedito di approvare anche pubblicamente (anche avanzando critiche costruttive) alcuni suoi provvedimenti. Non sono quindi vittima di pregiudizio ideologico se affermo che la decisione di non ammettere alla scuola materna i figli degli immigrati senza permesso di soggiorno è sbagliata e che il Sindaco ne sottovaluta le conseguenze. Il Comune sbaglia per tre motivi: perché è un provvedimento ingiusto e dannoso, perché colloca il Comune di Milano fuori dal sistema paritario e perché con questo comportamento si mina una buona legge, com’è appunto quella sulla parità.

Andiamo con ordine. Il provvedimento è ingiusto perché fa ricadere sui figli eventuali colpe dei padri e non tiene conto del principio dell’universalità dell’istruzione. L’articolo 34 della Costituzione recita “la scuola è aperta a tutti”; oggi la scuola dell’obbligo ha il dovere di accogliere il figlio di chi non ha il permesso di soggiorno in base alle “linee guida per l’integrazione degli alunni stranieri” scritte da un ex dirigente del Ministero di nome Mariolina Moioli. Pare aver cambiato idea e argomenta con affermazioni come “non voglio che i figli dei clandestini tolgano il posto ai figli dei milanesi”. Se il punto fosse veramente questo, la cosa sarebbe facilmente risolvibile con meccanismi organizzativi (per esempio accettando con riserva chi è in quella condizione). Altro argomento altrettanto debole è che le linee guida valgono solo per la scuola dell’obbligo, come se il problema fosse solo normativo e non molto più profondo e che attiene al rispetto di diritti fondamentali. Fioroni bene ha fatto dunque a contestare il provvedimento e minacciare la sospensione della parità per le materne comunali.

La legge che norma la parità (quella legge che certa sinistra non manca mai di criticare, probabilmente perché non la conosce) prevede vincoli per chi gestisce le scuole paritarie e, tra questi, il principale è la non discriminazione. Le reazioni dell’Assessore rattristano sul piano generale (come si fa a sostenere con tanta leggerezza che il figlio di quattro anni di un clandestino ha meno diritti di un suo fratello che ne ha sei?) e dimostrano come a Palazzo Marino sembrano non comprendere la portata dell’errore commesso. Si replica esclusivamente sull’aspetto economico (“lo Stato ci dà solo 8 milioni di Euro, ne faremo a meno”) senza rendersi conto che perdere lo status di scuola paritaria è un fatto inaudito e -per un Ente Pubblico- senza precedenti significativi.

E veniamo così all’ultima considerazione, quella sulle implicazioni sulla legge di parità. Ho letto una dichiarazione che dice “Fioroni rinnega il suo sostegno alla parità tra scuole pubbliche e private”. Ora, a parte che la legge prevede parità tra scuole statali e non statali (sono tutte “pubbliche”), sta avvenendo esattamente il contrario: il Ministro col suo atto difende proprio quella parità. Infatti il cardine della legge sta in una sorta di “scambio” con le scuole non statali: il riconoscimento da parte dello Stato e (limitati) finanziamenti, in cambio del loro vincolarsi agli ordinamenti del Sistema Nazionale di Istruzione ad esempio per il reclutamento e retribuzione degli insegnanti, programmi svolti e modalità di iscrizione degli alunni. La Moratti forse non se ne rende conto, ma col suo gesto unilaterale mette proprio in discussione la parità perché dà ragione a chi sostiene che solo lo Stato che si fa gestore in prima persona è in grado di far rispettare quei principi.

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