Io, la mosca bianca

Bersani, è distante dalle intenzioni politiche e di metodo dei piombini e del loro mondo di italiani spazientiti, in quasi tutto quello che dice, nel gruppo e nella storia che rappresenta, e nella sua esibita percezione del mondo. E tra questo mondo di persone che erano al Lingotto o ne hanno seguito le discussioni, chi lo tiene in considerazione è quindi una mosca bianca ascoltata con curiosità e meraviglia dagli altri. Massima stima e niente di personale, ma un altro mondo.

Luca Sofri, sul suo blog

La lettura di questa considerazione di Luca Sofri (in un post molto articolato sul Lingotto, che consiglio di leggere integralmente) mi ha colpito.

Infatti se fossi costretto a scegliere tra i due candidati in campo o se il terzo alla fine non mi convincesse del tutto, io Bersani lo terrei in considerazione eccome.

Ebbene sì: sono una mosca bianca!

Mentre pensavo alle ragioni (sono abituato a riflettere sulle ragioni delle cose), mi sono imbattuto in un altro post post-Lingotto, quello di Francesco Costa. Francesco chiede giustamente alla “base” (a noi tutti) maggiore rigore e severità verso se stessa per contribuire ad alzare il livello del confronto pubblico. E fa un esempio.

Durante tutta la giornata sono state applaudite più volte, e a ragione, le persone che hanno speso qualche parola criticando l’assurdità del mercato del lavoro italiano, in cui si confrontano una maggioranza di lavoratori ipergarantiti, come in nessun altro paese d’Europa, e una minoranza di lavoratori privi di qualsiasi diritto, come in nessun altro paese d’Europa. A un certo punto prende la parola Giovanna Melandri e si limita a declinare questo concetto ideale in termini di proposta concreta, dicendo una cosa ovvia e per niente rivoluzionaria: «dovremmo iniziare a dirci che l’articolo 18 è un vecchio arnese». Bùm. Silenzio, qualche applauso, qualche fischio.

Questo passaggio mi ha fatto comprendere una ragione – forse la principale – per  la quale io sarei una mosca bianca. E mi ha anche dato un argomento in più per auspicare il terzo incomodo.

Il “non applauso” alla definizione dell’art.18 come “vecchio arnese”, infatti, è la dimostrazione che quella platea (parlo della platea, non degli organizzatori) è molto meno “innovativa” di quanto non si autorappresenti. L’unico tema sul quale è significativamente più avanti dei suoi dirigenti è quello della laicità, ma è troppo poco per farne una piattaforma, per giustificare una candidatura (fosse anche quella di un chirurgo di fama internazionale).

Sui temi del mercato del lavoro la sinistra italiana ha fatto passi da gigante in questi anni e oggi Melandri può permettersi di “bestemmiare in chiesa” solo perchè gente come Bersani, Ichino e tanti altri hanno lavorato per colmare il ritardo di elaborazione e di comprensione della realtà. Ed ecco perchè servirebbe un terzo candidato: per dare sostanza, forza e nuova linfa alle elaborazioni di questi anni, che – se rappresentate da Bersani – rischiano di non “evolvere”, restando ancorate alle sole “lenzuolate”: benemerite, ma non sufficienti a definire il profilo di un soggetto riformista del XXI Secolo.

Tornando alla considerazione di Sofri Jr. sul fatto che quella platea propenda (in assenza di terzi candidati) per Franceschini, vi confesso che la cosa un po’ mi preoccupa. Se infatti dovessimo stare ai contenuti e all’approccio alla politica, così come li abbiamo conosciuti in questi anni, ai miei occhi Bersani è molto più vicino a iMille di quanto non lo sia Franceschini. Sicuramente sui temi economici, ma non solo.

Certo, Sofri ha ragione da vendere sul fatto che Bersani parla una lingua diversa, anzi distante anni luce dalla “nostra”, ma possibile che basti il linguaggio a far propendere per uno a discapito dell’altro? Basta il linguaggio per stendere un velo pietoso su come Franceschini predichi bene e razzoli male su quasi tutto quello che ha detto al Lingotto?

Temo che le ragioni di questa propensione per Franceschini siano altre.

In alcuni prevale un certo “antidalemismo”. Ma questo è un altro sintomo di quello scadimento del dibattito pubblico denunciato anche da Costa, nonché prova evidente che anche alcuni “giovani” soffrano di quella che ho definito in un vecchio post la sindrome “D’Alema-Veltroni”, quella che ti porta a prendere decisioni in negativo rispetto a quelle di chi non sopporti.

In altri invece prevale l’ostilità (conscia o inconscia) per ciò che Bersani rappresenta: la volontà (non sembri una provocazione) di superare i paradigmi della socialdemocrazia classica. E così torniamo al “non applauso” dal quale siamo partiti. Innovare il proprio pensiero costa fatica: meglio rifugiarsi nella bambagia tranquillizzante di un sempre verde cattolicesimo democratico (lo dico senza alcuna accezione negativa) così ben rappresentato da Fioroni, Marini e Franceschini.

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4 pensieri riguardo “Io, la mosca bianca

  1. Ciao Champ

    Ma senti, perché bisogna partire sempre dal togliere diritti a qualcuno?
    L’articolo 18 serve ad evitare discriminazioni, a proteggere i sindacalisti scomodi, i responsabili della sicurezza, chi denuncia il mobbing, le donne che decidono di fare figli, chi non fa lo yesmen, non certo a tutelare chi non lavora, che può essere licenziato per giusta causa; o no?

    1. Io quel “vecchio arnese” lo interpreto alla lettera: uno strumento un tempo utile che pero’ il tempo ha reso inservibile.

      Va sostituito

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