L’ennesima occasione sprecata per la scuola italiana?

Era allo studio della Commissione Cultura della Camera una nuova versione del Pdl Aprea. Una versione più snella della precedente e che conteneva molte proposte condivisibili, pur mantenendone alcune discutibili. Un Pdl perfettibile, dunque, come tutte le cose umane. E non a caso gli umani preposti (i parlamentari della Commissione Cultura della Camera) si stavano dedicando al suo perfezionamento.

Progressione di carriera per gli insegnanti, reclutamento, valutazione, valorizzazione delle scuole autonome a partire dal riconoscimento delle loro associazioni e della professionalità dei loro Dirigenti: questi alcuni dei punti più significativi del provvedimento.

Con un buon lavoro del Parlamento, agevolato dalla disponibilità dell’On. Aprea e dal senso di responsabilità del Pd, il provvedimento poteva essere migliorato ulteriormente e diventare un punto di partenza per modernizzare la scuola italiana. Fino ad oggi ci stava lavorando un comitato ristretto, che sembrava sul punto di produrre un testo condiviso. Fino ad oggi. Perché oggi l’On. Aprea deve soccombere alle deliranti richieste della Lega Nord, che pretende l’esame di dialetto per poter insegnare.

A questo punto non resta che augurarci un sussulto d’orgoglio da parte del Parlamento che ha il dovere di dare l’unica risposta possibile di fronte a tanta abiezione: la conferenza dei Capigruppo accolga la richiesta del Presidente della Commissione Cultura di portare in Aula prima possibile il provvedimento. Lo faccia con il voto contrario della Lega, se necessario. Il Ministro Gelmini non si opponga, oppure avremo conferma del timore che tutto quel suo pontificare su merito autonomia e valutazione sia solo propaganda.

Non nutro molte speranze che vada così, visto che deputati importanti del Pdl come Cicchitto dichiarano: “Prioritari per noi sono i progetti di riforma portati avanti dal ministro Gelmini sulla riforma dell’università e quella sui licei”; provvedimenti che nulla hanno a che fare con il Ddl Aprea e dunque devo pensare non siano “priorità”.

Comunque vada, resta la tristezza di dover constatare che una volta di più la speranza di modificare lo status quo deve cedere il passo di fronte ai piccoli interessi di bottega; sia essa – la bottega – la sede di un sindacato o Via Bellerio. Una volta di più la scuola italiana viene sacrificata sull’altare delle beghe interne di una maggioranza (film già visto con i governi di tutti i colori); una volta di più la maggioranza che ci governa si dimostra incapace di riformare il paese.

Viviamo, in Italia, un paradosso tragico: il centrodestra, la parte politica più in sintonia con il paese – forse proprio per questo – si dimostra incapace di cambiarlo; quella che più ci ha provato, a cambiarlo, invece quasi se ne vergogna e – forse proprio per paura di non essere compresa – non è capace di comunicare il senso più profondo di quei cambiamenti e ottenerne in cambio il consenso necessario per andare avanti.

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3 comments

  1. Sono molto d’accordo, soprattutto sull’ultima frase. E ritengo che ci sia del buono anche nel dare finanziamenti differenziati alle università. I soldi pubblici devono produrre servizi e non stipendi. Forse c’è troppo da rivedere in questo paese. Ma non vai in vacanza? ciao

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