No alle classi ghetto?

21 alunni iscritti e frequentanti, dei quali: 4 hanno nome e cognome italiano, 17 non hanno nome e cognome italiano (di questi uno ha mamma italiana e papà straniero); di questi 17, 8 hanno nome e cognome straniero ma sono nati in Italia, 9 non sono nati in Italia; di questi 9: 5 ha frequentato almeno la scuola primaria in Italia, 1 è di seconda alfabetizzazione (quindi ha già fatto in Italia almeno un intero anno scolastico), 3 sono di prima alfabetizzazione (di questi 2 sono arrivati quest’estate per il ricongiungimento famigliare e hanno le mamme in Italia, che lavorano, in regola, già da 5 anni). Riassumendo: su 21 alunni di cui l’81% con nome e cognome non italiano solo 3 sono di prima alfabetizzazione, quindi il 14%.

Gabriele Boccaccini sul blog de I Mille si è chiesto se il provvedimento governativo sia davvero un’idea sbagliata. Premesso che concordo sulle sue riflessioni generali, per rispondergli e dire cosa a mio avviso c’è di sbagliato in quel provvedimento, mi sembrava giusto ripartire da qui, da una classe milanese, dalla realtà. E non mi si dica che quella è Milano, non l’Italia, perché per l’Italia i numeri sono questi:

Gli alunni figli di genitori stranieri, nell’anno scolastico 2008/2009, sono saliti a 628.937 su un totale di 8.943.796 iscritti, per un’incidenza del 7%. L’aumento annuale è stato di 54.800 unità, pari a circa il 10%. L’incidenza più elevata si registra nelle scuole elementari (8,3%) e, a livello regionale, in Emilia Romagna e in Umbria, dove viene superato il 12%,mentre si scende al 2% al Sud e nelle Isole. […] Si tratta di alunni “stranieri” per modo di dire, perché quasi 4 su 10 (37%) sono nati in Italia e di questo Paese si considerano cittadini; e il rapporto sale a ben 7 su 10 tra gli iscritti alla scuola dell’infanzia.

[Fonte: Caritas - Migrantes]

Gelmini ha motivato il provvedimento con la più classica delle frasi a effetto (daltronde questo è il suo “stile”): impediremo la sopravvivenza delle classi ghetto. Peccato che che queste “classi ghetto” quando esistono, esistono non per volontà dei genitori che li iscrivono (salvo rari casi, risolvibili – proprio in quanto rari – con provvedimenti ad hoc), ma per cause che non potranno essere nemmeno sfiorate da questo provvedimento amministrativo.

Le “classi ghetto” esistono là dove una scuola incide esclusivamente su un territorio ad alta densità di cittadini immigrati, ma qui parliamo di scuola dell’obbligo, spesso di scuola primaria, e dunque vale quanto detto nelle citazioni iniziali: sono per lo più bambini nati in Italia e dunque il problema non è la conoscenza della lingua, ma di maggiore integrazione e dunque – se si fanno politiche voltie a favorirla – parliamo di un problema transitorio. Sul breve periodo servono provvedimenti di tuttaltra natura, come questi.

La “classi ghetto” esistono (ed esisteranno sempre di più) in quegli ordini di scuola dove vanno per lo più cittadini figli di immigrati; mi riferisco in particolare all’istruzione e formazione professionale. Qui si torna a questioni più generali a me assai care, come sapete, che attengono a quanto la scuola italiana sia oggi classista e di come sia da stravolgere l’impianto complessivo per evitare che esistano scuole ghetto. Se non per la nazionalità, per la classe sociale di appartenenza di chi le frequenta. Da questo punto di vista, oggi il Liceo Classico è un perfetto esempio di scuola ghetto. Un ghetto per “ricchi”, ma sempre ghetto.

Se poi vogliamo discutere del provvedimento in sè, le ragioni per cui non va bene sono diverse. La più generale è che non si può affrontare un tema così importante per via amministrativa; la più assurda sta nel pretendere di risolvere la questione mettendo un tetto predeterminato (senza peraltro aver giustificato in nessun modo quel numero: se il problema è la non conoscenza della lingua, il 30% di alunni che non parlano l’Italiano è perfino troppo); la più grave dal punto di vista culturale, etico, politico, sociale è comprendere in quel 30% anche i cittadini di seconda e terza generazione (ma questo fa il pari con la “nuova” legge sulla cittadinanza in discussione alla Camera); la meno inaspettata è che siamo di fronte ad un ennesimo provvedimento centralista, che offende l’autonomia scolastica, visto che mette in capo agli Uffici Scolastici Regionali (e dunque al Ministero) e non alle singole scuole la decisione di eventuali deroghe.

In conclusione, se stiamo ai proclami del ministro e della Lega il provvedimento è profondamente ingiusto e crudele in particolare verso gli immigrati di seconda generazione. Se stiamo alle prime osservazioni di chi conosce bene il problema (i dirigenti, ma anche persone non certo antipatizzanti verso il Governo come il Direttore regionale lombardo Colosio e l’Assessore della Giunta Moratti Moioli) si nota un approccio meno “aritmetico”. Ci si augura che prevalga il secondo approccio, altrimenti ad esempio sarà impossibile formare le classi in molti professionali di Milano e si sarà una volta di più sacrificato alla demagogia facile la soluzione di un problema reale, ma complesso, che quindi non può essere affidato a provvedimenti amministrativi. Si escludano i nati in Italia dalle “quote”, si coinvolgano le autonomie scolastiche e gli enti locali piuttosto che diramare circolari che accentrano negli USR scelte che dovrebbero essere gestite localmente. A proposito: e questi sarebbero i federalisti? Che fine ha fatto la tanto decantata sussidiarietà?

Share

Annunci

5 pensieri riguardo “No alle classi ghetto?

  1. Ottimo,come sempre. Ormai ti cito spesso…

    A proposito di Gelmini e cittadinanza, hai letto della novità di non includere nel 30% i nati in Italia? Ed io ho preso la palla al balzo…

    Apc-Scuola/ Sarubbi (Pd): Su immigrati Gelmini si converte a ius soli
    Posizioni,per coerenza,si riflettano in dibattito su cittadinanza

    Roma, 10 gen. (Apcom) – “Accolgo con vero piacere la conversione allo ius soli del ministro Gelmini. Escludere dal tetto del 30% gli studenti stranieri nati in Italia significa riconoscere di fatto che chi è nato da noi e frequenta le nostre scuole deve essere considerato italiano al pari dei propri compagni di classe, a prescindere dal colore della pelle o del suono esotico del proprio cognome”. Così in una nota il deputato del Pd, Andrea Sarubbi, primo firmatario della proposta di legge bipartisan sulla riforma della cittadinanza, commenta le parole rilasciate dal ministro dell`Istruzione durante una trasmissione televisiva.

    “Non possiamo non pensare – prosegue Sarubbi – che queste posizioni, per coerenza, si rifletteranno nel dibattito sulla riforma della cittadinanza che avrà luogo alla riapertura dei lavori parlamentari. Come sosteniamo da tempo, e come dimostra anche la nota del ministero, lo ius soli esiste già di fatto nelle nostre scuole. Il parlamento non può non prenderne atto”.

    AS

    1. non sapevo che uno dei parlamentari che stimo di più fosse uno dei miei lurker… sono onorato.

      quando ho saputo della “correzione” ho pensato la tua stessa cosa

  2. La nota sul tetto al 30% di stranieri in una singola classe del Ministro Gelmini, nei fatti è firmata da uno dei suoi primi dirigenti il dott. Mario G. Dutto, già direttore scolastico della regione Lombardia. La nota è ben articolata per l’applicazione del tetto e ci sono anche margini di flessibilità per la sua applicazione. Era necessaria una assunzione di responsabilità del ministero su questo problema e c’è stata. In settembre 2009 si rilevavano in alcune scuole di Roma e di Milano esistevano situazioni di questo tipo: alla Lombardo Radice di Milano 93 iscritti stranieri su 96 (solo tre italiani), alla Carlo Pisacane di Roma 178 iscritti stranieri su 184 (solo sei italiani). Un fenomeno di questo genere non si può considerare un buon fenomeno di integrazione. Il problema sono invece i corsi di alfabetizzazione: si fa riferimento alla cosiddetta quota di flessibilità dell’autonomia scolastica del 20%, ai progetti mirati, ai moduli, a iniziative pomeridiane, ed anche a corsi propedeutici nei periodi giugno/luglio/settembre. Nei fatti tutta l’esperienza del dott. Dutto è stata messa in campo per dire che bastano le sole risorse che la scuola ha in questo momento e che non ci saranno altre risorse finanziarie aggiuntive. A questo punto non si capisce come si può fare il miracolo. Alla fine pare che il carico se lo debbono assumere gli insegnanti. Ma gli insegnanti il carico se lo erano già assunto e non potranno fare nuovi miracoli.
    francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com

    1. Ho provato a spiegarmi meglio nel post successivo. La circolare è scritta su indicazione del ministro e risponde alle esigenze del ministro. Lo so che è scritta bene (dutto è probabilmente il miglior dirigente del miur), ma se non c’è volontà politica di affrontare la questione, la competenza dei migliori tecnici non basta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...