Vi prego, la tiritera no.

Leggo sul blog di Maurizio e incuriosito vado su Il legno storto (giornale on-line regolarmente registrato) per capirci qualcosa di più. Dell’accusa di diffamazione mi interessava poco (il confine tra cosa lo sia e cosa no è veramente labile) e dunque non ho letto gli articoli chiamati in causa dalle querele di Davigo e Carai, ma solo quello per il quale Palamara li ha citati per minacce.

La prima cosa che ho pensato leggendo l’articolo è che di minacce non ve n’è traccia (e secondo me non si andrà a giudizio) e che Palamara non ha compreso l’artificio retorico dell’ultima parte dell’articolo. La riprendo per i più pigri dei miei venticinque lettori:

Se per difenderci, per difendere la casta dagli intrusi, si devono oltraggiare le Istituzioni, pazienza, non è la prima volta né sarà l’ultima. Ne vale la pena. A qualche babbeo, lasciamogli intendere che quando all’Aquila parlerà il ministro Alfano noi lo ascolteremo in religioso silenzio «per rispetto dell’istituzione». Chi vuoi che vada a pensare che se lasciamo le sedie vuote in tutte le altre città, manchiamo di rispetto alle Istituzioni. Quei rappresentanti del ministero della giustizia, sono mezze cartucce.  Che cosa credono di essere? Giù tanta boria. Chi li conosce? I cittadini hanno da pensare ad altro. Del resto, noi dell’Anm abbiamo di meglio: Luca Palamara.

In particolare l’incipit “Se per difenderci, per difendere la casta dagli intrusi, si devono oltraggiare le Istituzioni, pazienza, non è la prima volta né sarà l’ultima” se fosse riferita a Palamara e alla ANM potrebbe forse (e sottolineo forse) sembrare minacciosa, ma in realtà – come si comprende dalla chiosa “noi dell’ANM abbiamo di meglio” – l’articolista sta “traducendo” a modo suo il pensiero dell’Associazione. Al più – anche qui – potremmo parlare di calunnia o diffamazione, ma come ho detto il confine è labile e i processi si fanno proprio per stabilire se è stato varcato oppure no.

La seconda cosa che ho pensato è: speriamo non parta la solita tiritera autoreferenziale della blogosfera in difesa del diritto a non essere querelati: quello non è un blog, ma un giornale e in quanto tale chiunque si sente chiamato in causa ingiustamente ha il diritto di chiedere di essere tutelato; anche in un’Aula di Tribunale, se crede.

Spero che ad impedire la reazione pavloviana basti questo post di Phastidio.net. E mi unisco all’invito lì contenuto a ritirare le querele in cambio di una rettifica anche se tardiva. Se non altro per evitarci la tiritera di cui sopra.

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3 comments

  1. Non capisco il senso del post di phastidio.
    Quel sito è una testata giornalistica.
    Quelle sono diffamazioni.
    Però imploriamo Davigo & co di recedere dalle loro intenzioni sennò fanno la parte della casta prevaricatrice etc etc (sposando quindi la “linea difensiva” del legno storto, che solo qualche riga prima si criticava).
    Mah

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