Di privacy, primarie, elenchi e candidati

Di cosa discutiamo in questi giorni a Milano? Del fatto che il Presidente del Consiglio Comunale eletto nel Pdl è passato con Fini e questo ha spappolato ulteriormente una maggioranza incapace? No, discutiamo di regole e regolamenti. Questo perché Valerio Onida, uno dei candidati alle Primarie, ha chiesto di poter usare per la propria propaganda l’elenco degli elettori delle primarie del Pd dello scorso anno.

Io sono tra quei cittadini che hanno votato lo scorso anno e ho autorizzato il Pd ad usare il mio indirizzo cartaceo e di posta, nonché il mio cellulare per comunicare con me. Perché non dovrei incavolarmi se quei dati fossero ceduti a Onida? E perché Onida andrebbe bene e la casa produttrice di splendidi aspirapolveri no? Chi decide a chi il Pd può cedere i miei dati? Solo io posso deciderlo. Basterebbe questa semplice considerazione per troncarla qui, ma non voglio trincerarmi dietro la privacy.

Facciamo un riassunto per chi ha perso il filo. Occhio alle date. Nel 2006 ci sono state le Primarie dell’Unione che hanno incoronato Ferrante. Nel 2009 ci sono state le Primarie del Pd per scegliere il Segretario nazionale. Il prossimo 14 novembre si voterà per Primarie di coalizione per scegliere chi sfiderà la Moratti.

Il Pd ha deciso di sostenere il progetto di Stefano Boeri: ha fatto bene? ha fatto male? secondo me ha fatto bene, ma non è di questo che si discute oggi. Oggi si discute di alcune prese di posizione di uno dei candidati (casualmente quello non sostenuto da nessun partito) che accusa il Pd (casualmente solo il Pd, non altri partiti che hanno deciso di sostenere uno dei candidati: non i Verdi, non Rifondazione, non Sel, non altri… solo il Pd!) di giocare sporco perché non mette a disposizione di tutti i candidati gli elenchi del 2009. Vi avevo detto di stare attenti alle date: gli elenchi del 2009. Due-mila-nove, non 2006 (elenchi indisponibili perché di proprietà dell’Unione che non esiste più). Due-mila-nove, cioè nomi e indirizzi di chi ha partecipato all’elezione del Segretario del Pd.

Ora, a parte tutte le considerazioni sulla privacy, ce n’è una di carattere generale: sarebbe – chessò – come chiedere all’AVIS di dare all’ARCI i nominativi dei propri tesserati e alla stessa ARCI di fare altrettanto con la CDO Opere Sociali perché si deve eleggere il Portavoce del Forum del Terzo Settore al quale tutte queste associazioni (più altre ottanta) aderiscono. A chi salterebbe in mente di pretendere una cosa del genere? Provate a rifletterci con un minimo di onestà intellettuale: vi sembra una polemica sensata?

Voi direte, ma chi ha dato quel nominativo (parlo degli elettori alle Primarie, non dei tesserati) lo ha fatto per scegliere tra Bersani, Franceschini e Marino, non tra Boeri, Pisapia, Onida e Sacerdoti. Vero. E infatti il Pd non ha dato quei nominativi a Boeri. La mia parola contro quella di chi sostiene il contrario? Vero. Ma un precedente c’è. E ce lo ha ricordato Ferrante, che in una intervista nella quale peraltro dà ragione ad Onida rivela:

Ricordo che anche come candidato sindaco dopo le primarie non ho mai ricevuto dai partiti gli elenchi degli elettori.

Come si vede involontariamente Ferrante conferma: nemmeno al “loro” candidato i Ds e la Margherita (il Pd all’epoca non c’era) diedero quegli elenchi. Che non lo abbiano fatto perché – come dice Ferrante – li considerano cosa loro o perché – come dice oggi il Pd – la Legge sulla Privacy lo impedisce, ai fine di questa discussione è un dettaglio: resta il fatto che non vengono messi a disposizione di nessuno.

Infine un ultimo elenco: gli iscritti al Pd. Su questo tutti i partiti hanno raggiunto un accordo e deciso di metterli a disposizione della coalizione per comunicazioni “istituzionali”: quando si vota, dove si vota, chi sono i candidati in campo. Nessuno li obbligava a farlo, ma è stata una scelta di buon senso: la buona riuscita del 14 novembre è interesse di tutti. O meglio: di tutti quelli che vogliono che il centrosinistra torni a governare questa città.

Dimenticavo: il Pd (e solo il Pd, quello settario, chiuso e che starebbe falsando la competizione) sta anche ospitando nei suoi Circoli incontri aperti a tutti i candidati e autorevoli esponenti del Pd si sono schierati apertamente per candidati diversi da quello indicato dalla Direzione provinciale del partito.

Una cosa però mi consola: tutto ‘sto interesse dimostra che Palazzo Marino è – dopo anni – effettivamente contendibile. Se questo è il prezzo da pagare per un risultato così insperato, lo paghiamo volentieri.

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4 comments

  1. Ragionamento molto convincente. Però a quanto leggo a Milano succede di tutto e di più lo stesso.
    Fatti un giro sul blog di Caravita (http://www.caravita.biz).
    E che ne pensi del manifesto per Milano dei finiani firmato da numerosi liberal e personaggi di sinistra (?) di Milano, tipo Fiorello Cortiana?

  2. Alla fine il PD metterà a disposizione gli indirizzi mail. Ecco come è andata: LeOnida (liberamente tratto da Erodoto, Le Storie, libro 7)
    Corre rapida la voce: LeOnida ha vinto. Le armate dell’Impero di Serse sono in ritirata con ingenti perdite. Come sia accaduto che per stupidi indirizzi mail i Satrapi dell’Impero abbiano perso la lucidità e siano caduti nella trappola delle Termopili lo chiariranno i posteri. Tant’è: LeOnida ha vinto. Le truppe dell’Impero, disperse, vagano tentando di capire come 300 hanno sconfitto 10.000. Invano i Satrapi mandano loro schiavi avanti a spiegare ai giornali. Serse è furioso. Per giorni la scena l’ha tenuta LeOnida, i preziosi indirizzari sono persi e gli indirizzari imperiali (quelli nazionali) in pericolo. LeOnida ha vinto e i 300 giovani si sono divertiti un sacco. Le regole della battaglia sono cambiate. L’impero con il suo vecchiume è più debole. Serse ha sperato che LeOnida gettasse le armi. Ma giornalisti racconteranno domani che la risposta di LeOnida fu: “Μολὼν λαβέ – molon labè”, venite a prenderle.

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