Mi piace perdere facile

Dirò qualcosa di impopolare: il limite dei tre mandati – fino a quando resterà nel nostro Statuto – dovrà essere rispettato (con al massimo il 10% di eccezioni come prevede lo stesso Statuto), ma dipendesse da me abrogherei quella norma.

Infatti, secondo me è una contraddizione in termini rispetto ad un’altra norma (che infatti nello Statuto non c’è e che invece a mio avviso andrebbe richiesta a gran voce) che preveda le primarie per decidere la presenza in lista e soprattutto (soprattutto!) l’ordine nel quale si compare in quella lista, che – lo ricordo ai più distratti – fino a quando non cambierà la legge elettorale significa essere o non essere eletti.

Questa idea dei tre mandati, oltre che cozzare con il concetto di meritocrazia, è in antitesi con quello di accountability, che a mio avviso è uno dei problemi maggiori in cui versa il Pd (e non vale solo per gli eletti: quanti membri di esecutivo o di segreteria a tutti i livelli si occupano effettivamente delle cose per le quali hanno ricevuto il mandato di occuparsi? E tra quelliche lo fanno, quanti raggiungono risultati verificabili? E tra i pochi che lo fanno, quali procedure sono previste per valutare questi risultati?).

Le primarie consentirebbero di far dare questo giudizio al “popolo democratico”. Certo, gli uscenti avrebbebbero un vantaggio, una rendita, ma questo avviene in qualsiasi democrazia evoluta e soprattutto: nel caso di primarie userebbero la loro rendita di posizione per assicurarsi una riconferma, mentre oggi la stanno usando per bloccare il sistema.

Chissà come mai i “rottamatori” tra le due opzioni (Pippo in passato si era più volte espresso a favore delle primarie per decidere i candidati) hanno deciso di porrè l’accento in particolare sulla prima. Qualcuno mi ha detto: per mettere il gruppo dirigente di fronte alle proprie contraddizioni, dato che la norma è nel nostro Statuto. E io rispondo che, rivendicando le primarie per la composizione delle liste, lo avresti messo di fronte a contraddizioni ancora maggiori, dato che – in caso di rifiuto – avresti messo Bersani in contraddizione con se stesso.

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5 comments

  1. Imho invece servono entrambe le cose, e si bilanciano. Le primarie sono un ottimo strumento per scegliere un candidato, ma una volta che uno viene eletto servono dei paletti per evitare rendite di posizione, formarsi di blocchi di potere o anche semplicemente che ci possa essere mancanza di coraggio nel perseguire scelte meno popolari. Poi ovvio, si può ragionare sul limite, sulla necessità di esperienza e sulla breve durata di molti mandati parlamentari, ma in generale come per legge non si può esser sindaci, presidenti di regione e presidenti degli USA (del nostro paese sulla carta sì, ma è buona creanza non farlo) per più di un tot di tempo, sarebbe bene pensare a una cosa del genere anche per altri ruoli.

    PS: Renzi ha posto sì l’accento sulla rottamazione, ma perché è il problema più evidente. Non mi sembra però che ogni volta che viene intervistato non ripeta anche sempre la stessa storiella delle primarie fiorentine…

    1. Davide, perché le primarie sono un ottimo strumento per scegliere i candidati? perché pensiamo che una platea più ampia possa scegliere meglio. se pensassimo scelga “peggio” non dovremmo proporlo come metodo, non trovi? Se mi fido della platea, devo anche confidare nel fatto che sappia distinguere tra Ted Kennedy e Ciriaco De Mita.

      L’alternativa è che – come ho scritto – quelle rendite di posizione vengano usate per bloccare tutto il sistema

      1. La questione è uguale alle quote rosa. In un paese civile non ce ne sarebbe bisogno, e in america non c’è bisogno di “quote massime” per evitare che i Ciriaco De Mita mettano radici nelle rispettive poltrone. Come però, dove son state istituite, le quote rosa hanno dato risultati, credo che il limite di mandati (oltre anche a regole per garantire la parità m/f) sia, qui da noi, necessario. Le primarie sono una cosa introdotta di recente e, a differenza degli USA, i gruppi di potere (con soldi e fuoco mediatico dalla loro parte) sono preesistenti. Per garantire armi pari (o differenze basate sulla capacità di far lobby esterna ai partiti senza scontentare il grosso dell’elettorato) serve prima di tutto scardinare – scusami l’espressione – certi culi da certe poltrone. Una regola che miri a creare una situazione in cui la regola stessa possa essere abrogata. Oppure ci ritroveremo sempre a far delle primarie che si riducono a uno scontro fra partititi della coalizione o fra capibastone delle correnti del partito, senza che un outsider possa competere veramente (tranne rari casi, in cui non so se sia peggio… in quanto poi mette in ridicolo il partito stesso con cui poi si candiderà alle elezioni).

        1. PS: Scrivi

          L’alternativa è che quelle rendite di posizione vengano usate per bloccare tutto il sistema

          No, non è l’alternativa. Non vedo perché devi proporre le due questioni in antitesi fra loro, se non in modo strumentale che sicuramente non ti si addice.

          Primarie si/no (opzione A)
          Limite mandati si/no (opzione B)

          Sostituisci con altre proposizioni.
          Vuoi cenare al ristorante o in pizzeria?
          Vuoi il dolce o il gelato?

          Io ti dico che voglio ristorante e dolce, tu che se voglio il dolce questo mi costringe ad andare in pizzeria. Perché?

  2. Condivido. Negli Usa, che è difficile definire antimeritocratici, Ted Kennedy è stato senatore per una cinquantina d’anni. Da valutare un limite per le cariche di governo (come attualmente per i sindaci), in considerazione del maggior potere che comportano; ma non sono molto convinto neppure di questo.

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