Le Primarie di Milano, i picconatori e la rassegnata indignazione

Gli elettori delle Primarie a Milano hanno scelto Pisapia e Pisapia è il mio candidato. Congratulazioni a lui e a chi si è impegnato con lui per farlo prevalere. Ribadisco quanto già detto in questa e altre sedi, ovvero che se vorrà la mia minima competenza sul tema scuola è a sua disposizione.

Non farò un’analisi puntuale del voto. Non ne sarei capace e le analisi a caldo non sono mai le più oggettive. Una cosa però la voglio dire e riguarda il numero dei votanti. Il dato dell’affluenza secondo me è stato troppo basso. Bassissimo in generale (e questo è di per sè un dato che mi preoccupa e dovrebbe preoccupare tutto il centrosinistra in prospettiva 2011), ma soprattutto differenziato tra centro e periferia. Più alto di 5 anni fa in centro (dove è finita, dato spannometrico, 60-40 per Pisapia) e molto più basso in periferia, dove c’è stata una leggera prevalenza di Boeri. Si sono dunque sommati due fattori. Uno riguarda chi non ha votato e uno chi ha votato.

Il primo: chi non ha votato. Credo abbiano influito elementi diversi. Uno riguarda il fatto che la gran parte della campagna elettorale si è svolta discutendo non dei progetti per Milano, ma prima della legittimità o meno per il Pd di scegliere, poi del rispetto delle regole. Tutto questo ha portato da un lato a considerare quelle di ieri “le primarie del Pd” (e dunque ad allontanare chi non ha un livello di appartenenza molto alto) e dall’altro a schifare (e dunque ancora ad allontanare) parte dell’elettorato meno ideologizzato. Di quest’ultima cosa credo che chi ha picconato il Pd per due mesi dovrebbe per lo meno chiedere scusa: non si è infatti reso conto che a essere picconate sarebbero state in realtà le Primarie stesse. Il secondo elemento ad aver influito in negativo sull’affluenza credo sia rappresentato dalla scarsa capacità di mobilitazione non tanto del Pd quanto di tutto il sistema politico nel suo complesso. Quando piove, piove per tutti dice spesso Bersani. E ieri evidentemente pioveva non solo sulle strade milanesi.

Il secondo fattore di cui tenere conto attiene invece a chi ha effettivamente votato. Il dato che ricordavo all’inizio (forte affluenza e prevalenza per Pisapia nel centro della città) ci dice che sono stati in particolare i ceti medio alti (ovviamente quelli che votano per noi) a condurre Pisapia alla vittoria. Ammesso che li abbia mai abbandonati (ricordate i girotondi, il ceto medio riflessivo e compagnia cantando?), in quei ceti è tornata a prevalere una voglia di “sinistra-sinistra” grazie ad un sentimento che non va sottovalutato (sono anche loro nostri elettori e i loro sentimenti ci riguardano) e che Boeri stesso ha definito di “rassegnata indignazione”. Nulla contro l’indignazione, ovviamente: è un sentimento sano (se controllato e veicolato verso il cambiamento). Ma il fatto che sia rassegnata mi preoccupa – e parecchio – per il futuro. Perché la trasforma in un sentimento, seppur appagante, sterile e quindi inutile.

A Pisapia, il candidato di tutti noi, un compito in più: cambiare la cifra dell’indignazione di chi lo ha votato.

Preciso a scanso di equivoci che se scrivo questo non è per cercare alibi o giustificazioni (quando perdi, hai perso e basta). Ma per provare ad abbozzare elementi per un’analisi che credo possa servirci per impostare nel migliore dei modi la campagna per la partita vera: quella per portare Giuliano Pisapia e tutto il centrosinistra al governo di questa città.

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15 comments

  1. non voglio avventurarmi in sentieri che non conosco (l’esperienza milanese), perciò ti chiedo: c’è stata pure una qualche forma di sopravalutazione della capacità di un partito di dare un’indicazione di voto che poi verrà seguita?
    mi spiego meglio. un tempo il pci (ma anche la dc, almeno dalle mie parti) diceva “votate tizio” e la gente votava tizio. oggi non è più così, se non per quei partiti fortemente personalizzati (l’idv e, oggi, con il fenomeno vendola, pure sel). può darsi che tanti elettori pd abbiano votato onida (per i motivi più vari e non necessariamente motivi picconatòri) anziché boeri? e, in tal caso, non è stato per caso un errore che il partito abbia deciso di sostenere un suo candidato?
    sono domande che non hanno retropensieri, tengo a precisarlo: è che non conoscendo la situazione sono curioso di saperne di più.

    1. la scelta di sostenere un tuo candidato è giusta a prescindere secondo me. ho scritto il perché nel post linkato e non mi ripeto.

      quanto alla sopravvalutazione, col senno di poi è evidente. Ma questo non cambia nulla. Il riferimento ai picconatori è relativo alla scarsa affluenza.

  2. “Uno riguarda il fatto che la gran parte della campagna elettorale si è svolta discutendo non dei progetti per Milano, ma prima della legittimità o meno per il Pd di scegliere, poi del rispetto delle regole.
    […]
    Di quest’ultima cosa credo che chi ha picconato il Pd per due mesi dovrebbe per lo meno chiedere scusa”

    Trovo incredibile che chi ha scelto l’ennesimo candidato perdente esiga delle scuse da altri. Boeri non era il candidato adatto a rappresentare e vitalizzare la sinistra.
    Era evidente a chiunque parlasse con la gente.
    Con la forza della macchina organizzativa del PD è arrivato al 40%. Ma se fosse stato il candidato giusto avrebbe dovuto superare il 70% (almeno il peso del PD nel centrosinistra).
    Chissà se un giorno il PD avrà il coraggio di candidare uno del PD e provare a vincere.

    1. Sinceramente, o sei in mala fede oppure non hai capito quel passaggio. La frase non puoi tagliarla a tuo piacimento. Essa continuava con “non si è infatti reso conto che a essere picconate sarebbero state in realtà le Primarie stesse”. Puoi contestare l’affermazione ma non “trovarla incredibile”. E se (ragionando per assurdo) tu la trovassi corretta nel merito, essa lo sarebbe a prescindere dal risultato finale. Mi spiego meglio: se picconi le primarie non fai cosa buona e giusta a prescindere da chi le vince.

      Se poi il post lo leggi tutto, troverai questa frase: “Preciso a scanso di equivoci che se scrivo questo non è per cercare alibi o giustificazioni (quando perdi, hai perso e basta). Ma per provare ad abbozzare elementi per un’analisi che credo possa servirci eccetra”.

  3. La mia tesi, discutibile e soggettiva, è che le Primarie le ha picconate chi ha preteso di decidere a nome di un partito che, evidentemente, ha deciso diversamente. Snatura le Primarie avere i candidati dei partiti (naturalmente vale anche per Pisapia e Sel). Snatura le Primarie che tutta la struttura di un partito sia a disposizione di un candidato. La gente poi pensa “ma se avete già deciso voi io che vengo a votare a fare?”.
    Mica dico che la mia tesi è giusta per forza. Però almeno concediamoci tutti il beneficio del dubbio invece di decidere che il colpevole è chi non ha accettato questa logica.

    Aggiungo una cosa: io non credo i dirigenti debbano dimettersi.

    1. “La mia tesi, discutibile e soggettiva, è che le Primarie le ha picconate chi ha preteso di decidere a nome di un partito che, evidentemente, ha deciso diversamente.”

      il partito sono i suoi iscritti e i supoi organismi dirigenti. entrambi, interrogati hanno deciso democraticamente di sostenere Boeri. Poi ci sono gli elettori, che sono consultabili solo attraverso le primarie.
      Questi sono fatti incontestabili e accusare il gruppo dirigente di aver picconato le primarie perché si sono assunti l’onere di una scelta politica è una contraddizione in termini.

      Poi ci sono le opinioni. E io penso che abbiamo fatto bene a scegliere e tu pensi di no (legittimo). La discussione su questo specifico argomento però ti pregherei di farla nell’altro post, non in questo.
      La seconda opinione mia è che Onida abbia sbagliato (in buona fede forse) a picconare il Pd perché così facendo ha picconato le primarie. Tesi confutabile, ma nel merito non buttando la palla in tribuna :-)

  4. Sul fatto che il partito sono gli iscritti e i dirigenti ho delle perplessità. Ho l’impressione non sia più così.
    Nel caso del Conggresso le votazioni tra iscritti e tra iscritti e non hanno dato percentuali simili, quindi gli iscritti hanno rappresentato bene l’elettorato. In altri casi è andata diversamente. Non ho una soluzione, però credo dovremo porci il problema.
    Su Onida in realtà ti do ragione. Lo dissi prima a lui quando propose di spostare le Primarie. Era una follia.

    In realtà il mio primo intervento su questo post non era volto ad attaccare i dirigenti locali. Credo abbiano commesso un errore, ma pace. Non credo debbano dimettersi. Si sono presi l’onere di una scelta e hanno perso. Pace. Il mio intervento era per dire che non credo vada aperta una caccia al picconatore, perché ognuno ha agito in buona fede e ognuno vede nell’altro l’errore che ha fatto fallire le Primarie. Più che cercare le scuse di qualcuno facciamo come dici anche tu “impostare nel migliore dei modi la campagna per la partita vera: quella per portare Giuliano Pisapia e tutto il centrosinistra al governo di questa città.”

    1. Sul primo punto, il mio commento si è poi perso in altri lidi, ma avrei voluto aggiungere che il partito sono iscritti dirigenti ed elettori e non a caso agli elettori demandiamo le scelte principali.

      Sul secondo punto solo una precisazione: io non volevo addosare tutte le colpe ai picconatori, ma solo una parte. Era un tentativo di analisi e nelle analisi si mette dentro tutto. A prescindere dalle intenzioni (che non conosco) il risultato delle picconate è stato duplice: picconare anche le primarie favorendo la disaffezione, trasformare le primarie in un referendum sul pd. Onida l’ho attaccato solo per la prima cosa perché la seconda ci sta tutta: si chiama strategia elettorale.

  5. ma siete proprio sicuri che il problema sia Boeri o Onida? e non piuttosto i vari Maiorino o Penati? Io ho frequentato la Aniasi (Togliatti) per anni, sono stata iscritta, ricevo la mailing list, ma non vi ho votato alle ultime amministrative ed europee- non ho proprio votato per la prima volta in vita mia.
    Alle primarie avrei votato Boeri, perché è una persona gradevole e intelligente. Ma alla fine non l’avrei fatto, non per lui ma per cosa c’è dietro: almeno per quel che mi riguarda persone che non riconosco possano rappresentarmi nella mia precarietà, nella mia fatica per ottenere un lavoro, nel mio avere girato l’Europa, nella mia ricerca di risposte non scontate e di sfide intellettuali rispetto a quelli che sono i “nostri” schemi di comprensione del mondo, nel mio chiedere per mia figlia un’istruzione diversa, degli asili diversi, un’università diversa, degli spazi di discussione e aggregazione diversi che le permettano di competere per ottenere il lavoro e la vita che vuole, nel totale rifiuto di clientele e network perché non ce le ho. Avrei voluto vedere dibattiti politici fatti con marginali, persone che non sono integrate nell’inner circle milanese, esperti diversi, non sempre gli stessi che dicono quello che continuiamo a dirci da anni o peggio politici di professione- che io mi dispiace ma non sento legittimati a rappresentarmi neanche se pubblicano un libro di poesie. Persone che mettano in discussione la linea davvero in una prospettiva diversa- esterna. Questo sforzo manca, questo coraggio dov’è? Il fatto che si attribuisca agli elettori la scelta di Penati o Boeri è una gradevole presa per i fondelli, considerate gli elettori gli iscritti al partito, ma gli elettori di cui avete bisogno sono gli altri- quelli che non lo sono mai stati o che non lo sono più, quelli che non hanno votato Penati o meglio non l’hanno votato la seconda volta, quelli ai quali in fondo in fondo non importa nulla se Onida o Boeri ! Guardate alla periferia (della città, del partito) smettete di guardare al centro! Il monologo di Bersani mi ha commossa ma poi penso a Milano e dietro le belle parole c’è tanta, troppa strategia almeno a livello locale. Come se gli elettori si potessero davvero manipolare o meglio convincere razionalmente, a tavolino. Basta. io voglio essere rappresentata o almeno entusiasmata! Non voglio più cercare giustificazioni per avervi votato. Datemi una ragione (anzi una speranza) per tornare a Milano e soprattutto per tornare a votarvi – l’azzeramento dei vertici è un ottimo punto di partenza!

    1. dici cose molto giuste e altre che non condivido. hai ragione a dire che il pd dovrebbe cambiare registro, innovare veramente la proposta politica, entusiasmare il proprio elettorato ecc. Non mi dilungo su questo: lo hai già scritto tu.

      Non condivido invece la parte nella quale fai di tutta l’erba un fascio. non voglio parlare dei singoli, ma accomunare penati e majorino ha poco senso a prescindere di cosa si pensa di loro. Non condivido la richiesta di fare dibattiti con i “marginali”. Non perché non sia giusto, ma perché lo abbiamo fatto. Io ho lavorato nel comitato di boeri per il programma sulla scuola, le civiche e l’infanzia. Abbiamo coinvolto persone che non avevo mai visto prima, abbiamo fatto parlare chi non aveva parlato mai. L’iniziativa in Via Padova con le comunità non italiane, cosa aveva a che fare con l’inner circle? E sono solo due esempi. La responsabilità nostra è semmai quella che tu queste cose non le sappia… E non fraintendermi: è una responsabilità enorme, ma diversa da quella che ci imputi

      Poi c’è una parte che trovo ingenerosa. La candidatura Boeri infatti era proprio il tentativo di fare affermare un profilo innovativo che avesse le caratteristiche che sottolinei tu. E questa scommessa l’ha fatta proprio il gruppo dirigente che tu accusi di essere “vecchio” (non ne faccio una questione anagrafica, ovviamente). Sono stati fatti errori, certo. Ad esempio non aver detto esplicitamente che la sfida era anche quella dell’innovazione. Ma la posta in gioco oggi è questa: si deve tornare ad una proposta politica più tradizionale o continuare sulla scelta dell’innovazione? Questa discussione prescinde dai singoli e mi interessa molto di più. Bada bene, scelta la strada a noi singoli ci potete anche sostituire, ma a patto – come ha scritto ivan qui – che ci sostituiate con “un gruppo ancora più coraggioso e aperto”.

      1. Marco, non accuso il gruppo dirigente di essere “vecchio”, nè penso che ve ne dobbiate tutti andare. Sarebbe francamente idiota anche perché ci sono persone di valore e soprattutto persone che lavorano da anni con dedizione e alle quali sono grata. Non starei a scrivere qui. Da un anno e mezzo non vivo più a Milano, vivo in Finlandia, e quindi ammetto di avere perso completamente la campagna per le primarie; sono contenta di sentire che ci siano stati questi passi, che però fino alla scorsa campagna per le amministrative- europee non ricordo di avere visto. Accosto Maiorino a Penati non su questioni politiche e non come individui, ma piuttosto per il fatto di avere scelto la carriera politica locale come principale professione e purtroppo temo che in realtà non basti un candidato fuori dall’establishment, o un professionista serio come può essere Boeri o altri candidati della sinistra, a sfondare il muro ma che ci voglia un cambiamento più radicale che faccia sentire il partito “aperto” meno gerarchico e professionale, meno mirato e al tempo stesso burocraticamente frammentato nelle sue politiche. C’è un altro blog di economia che seguo, e c’è sempre uno del PD che interviene sulle politiche europee per l’università. E’ attaccato come una cozza alle parole, alle procedure, non riesce a abbandonarle per forma mentis o forse perché per ricoprire il suo incarico deve rimanerci attaccato, dice cose abbastanza giuste ma non riesce a farsi capire dagli altri- persone per bene ma spesso più vicine al cd. Riconosco che ci sia stato un grande tentativo da parte del pd di coinvolgere persone nuove ma questo è il punto perché non funziona? Si tratta, temo, di lavorare dietro, sacrificare diritti acquisiti, di posizione, di ideologie, di strategia anche solo di linguaggio. Cosa vuole dire proposta politica “tradizionale” o innovativa? gd vecchio o nuovo? questa espressione ha senso per me, per te, ma non ha più senso per la maggior parte delle persone di centro sinistra e sinistra. Anzi ha senso, ma è sempre più sgradita. Ribadire che si fa innovazione non è rilevante, l’innovazione è il rompere gli schemi e se si rompono gli schemi non c’è bisogno di dirlo, si vede, si sente, si cavalca l’onda e la si incanala nella direzione giusta ma il problema è intercettarla o addirittura lasciarle spazio per crescere. E’ questo che volevo dire. Comunque se mai sono un po’ delusa non ingrata!

        1. ho detto ingenerosa, non ingrata (non per attaccarmi come una cozza alle parole, ma sono due cose diverse). concordo su tutto tranne che sul “professionismo politico”, ma qui andremmo lontani (e fuori tema).
          sul fatto che l’innovazione vada praticata e non enunciata, concordo e aggiungo che mi interessa più quella della “ciccia” che quella della forma (se vuoi è un’altra faccia della critica che faccio anche io ai “rottamatori”). anche le forme sono importanti, ma vengono dopo.

          e aggiungo che se non riusciamo a praticarla è meglio se lasciamo spazio a chi magari può riuscirci (e torniamo così alle parole di ivan)

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